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IL CAVALIERE HA SCOPERTO IL BUONISMO

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MAI fidarsi delle promesse di Berlusconi. "E' finita, ci rivediamo all' estero" aveva annunciato nella notte degli ulivi. E invece, rieccolo. "Uno splendido risultato". In tv, naturalmente, all' ora dei telegiornali. Risorto in video a tre giorni dal duello con Prodi. Riemerso dal silenzio di Arcore, lungo, blindato e sorvegliato dai vigilantes. A prima vista, ventidue ore non sono bastate a Mity Simonetto, la maga del cerone, e alle truccatrici per restaurare appieno la facciata del Cavaliere. Il terremoto elettorale ha aperto crepe forse irreparabili sul lato sinistro del volto più noto d' Italia, ha oscurato il celebre sorriso, scompigliato scrivania e libreria, smottato la foto della spergiurata prole e soprattutto reso più agili i servizi dei telegiornali e più incalzanti le domande dei giornalisti addetti al pellegrinaggio in villa. Il Tg2 dello sfrontato Mimun, che pure tanto gli deve, se la cava in un tempo q…
MAI fidarsi delle promesse di Berlusconi. "E' finita, ci rivediamo all' estero" aveva annunciato nella notte degli ulivi. E invece, rieccolo. "Uno splendido risultato". In tv, naturalmente, all' ora dei telegiornali. Risorto in video a tre giorni dal duello con Prodi. Riemerso dal silenzio di Arcore, lungo, blindato e sorvegliato dai vigilantes. A prima vista, ventidue ore non sono bastate a Mity Simonetto, la maga del cerone, e alle truccatrici per restaurare appieno la facciata del Cavaliere. Il terremoto elettorale ha aperto crepe forse irreparabili sul lato sinistro del volto più noto d' Italia, ha oscurato il celebre sorriso, scompigliato scrivania e libreria, smottato la foto della spergiurata prole e soprattutto reso più agili i servizi dei telegiornali e più incalzanti le domande dei giornalisti addetti al pellegrinaggio in villa. Il Tg2 dello sfrontato Mimun, che pure tanto gli deve, se la cava in un tempo quasi record. Neppure un minuto, per passare subito dopo a un estatico servizio su Massimo D' Alema, new entry che ha l' aria di chi apprezza l' arte dell' inchino. AL CAVALIERE impegnato nel rito della diretta da Arcore rimane soltanto il conforto morale del fido Fede. Riecco pure lui. Non aveva detto anche Fede "se vincono le sinistre io abbandonerò questo Paese"? Possibile che non li accolga nessun altro? La coppia di mancati emigranti e/o rifugiati politici si consola a vicenda in un duetto da consegnare direttamente a Blob. Berlusconi conferma al fido che, avendo perso le elezioni, farà un' "opposizione seria". La coraggiosa decisione, del tutto inconsueta in un paese democratico, inorgoglisce Emilio Fede. Il direttore-sandwich, con aria solenne, ribadisce: "Con grande senso di responsabilità sia Berlusconi che Fini hanno annunciato, come avete visto e sentito, che faranno un' opposizione seria". Scartate insomma le altre possibilità: organizzare un' opposizione faceta, ricorrere alla Cee, ritirare la squadra come a Marsiglia (e schierare in Parlamento la formazione Primavera), il succitato espatrio, il golpe. E comunque, ecco già trovato lo slogan del dopo voto: "l' opposizione seria". Berlusconi e Fini, Fede e Liguori, Tajani e lo sconvolto Gasparri lo ripetono con tanta insistenza da suscitare l' ovvia e, diciamolo, collaudata reazione di incredulità. Chissà perche nessuno si immagina il Cavaliere e il suo movimento "vincente" nei panni di oppositori anglosassoni. Con chi? Con Previti che "in caso di vittoria non faremo prigionieri"? Con quelli che "il maggioritario funziona che chi vince prende tutto, a cominciare dai presidenti delle Camere e delle commissioni"? Con quelli saltati su e giù da tutti i carri politici negli ultimi venti o trent' anni? Con i mezzibusti Rainvest già proni al tandem olivastro Prodi-Veltroni? PAROLE, parole. Ma parlano di più le immagini. Quella del Napoleone dell' etere, due anni fa, luccicoso e "vincente" a reti unificate, il miliardario in elicottero e divisa da Presidente. E il Cavaliere dimezzato di oggi, con un petto solo sulla giacca, un occhio semi chiuso, il sorriso a metà. A video spento, davanti ai giornalisti, Berlusconi intonerà un' altra canzone, uno slow moderato, fatto di "disponibilità alle riforme" se non addirittura di "ampia collaborazione a D' Alema nel caso confermi di essere diventato davvero liberista". Casini e Buttiglione intanto vagliano le prime e neanche tanto timide avances di Lamberto Dini. Il grande sport nazionale, il cambio di casacca. E la paura dei comunisti? Acqua passata. Il rischio di un governo illiberale delle sinistre? Balle elettorali. Le requisizioni di case e aziende, la distruzione della Fininvest? Lasciamo perdere, mettiamoci una pietra sopra. Ora che ha perso, il Polo scopre il buonismo. Alla fine, siamo tutti fratelli d' Italia. Sulle insegne tricolori di tanti berluscones la scritta "Forza Italia" evapora di ora in ora come inchiostro simpatico. Ancora un po' di pazienza e vedremo riaffiorare il motto di sempre "Tengo Famiglia".