BERLUSCONI RICOMINCIA DAL NORD
<em class="author">VITTORIO TESTA</em>
VERONA - Ripartire dal Nord senza Bossi. Ecco il nuovo slogan berlusconiano lanciato ieri, non a caso da Verona, proprio mentre Bossi discende il Po verso Venezia, verso la proclamazione dell' indipendenza padana. E ripartire insieme ai leghisti, all' elettorato leghista ma anche ai dirigenti della Lega. Spiega Berlusconi: "Che cosa succederà lunedì? Niente. Nemmeno Bossi saprà dove andare e cosa fare. E allora il nostro compito è convincere chi ha votato la Lega che Bossi e la secessione sono una follia senza sbocco. Io credo che sia possibile recuperare questi elettori traditi da Bossi". E il Cavaliere ha pronta una strategia politica precisa: "In alcune zone Forza Italia è al governo locale con la Lega. Queste alleanze non vanno affatto interrotte, anzi bisogna lavorare per moltiplicarle alle elezioni amministrative. Noi dobbiamo rivolgerci agli elettori e anche ai quadri leghisti". A Verona Forza It…
VERONA - Ripartire dal Nord senza Bossi. Ecco il nuovo slogan berlusconiano lanciato ieri, non a caso da Verona, proprio mentre Bossi discende il Po verso Venezia, verso la proclamazione dell' indipendenza padana. E ripartire insieme ai leghisti, all' elettorato leghista ma anche ai dirigenti della Lega. Spiega Berlusconi: "Che cosa succederà lunedì? Niente. Nemmeno Bossi saprà dove andare e cosa fare. E allora il nostro compito è convincere chi ha votato la Lega che Bossi e la secessione sono una follia senza sbocco. Io credo che sia possibile recuperare questi elettori traditi da Bossi". E il Cavaliere ha pronta una strategia politica precisa: "In alcune zone Forza Italia è al governo locale con la Lega. Queste alleanze non vanno affatto interrotte, anzi bisogna lavorare per moltiplicarle alle elezioni amministrative. Noi dobbiamo rivolgerci agli elettori e anche ai quadri leghisti". A Verona Forza Italia governa la città, con il sindaco affiancato da un vice leghista; e con An in maggioranza. E il presidente della Regione, il forzista Galan, sta cercando di convincere la Liga veneta a entrare in maggioranza. Dice Beppe Pisanu, presidente del gruppo alla Camera: "Consumate le parole, Bossi dovrà passare ai fatti. Se saranno eversivi gli saremo nemici; se invce vorrà un federalismo avanzato, potremmo anche essergli alleati...". Dunque, la strategia berlusconiana è chiara: isolare il pericolo Bossi ("attenzione, Bossi e la secessione stanno affascinando l' 8,6 per cento degli italiani; e il 20 per cento degli italiani del Nord"); sottrargli l' elettorato dubbioso e moderato; e poi lanciare nel Paese una serie di iniziative forziste per dare visibilità al movimento: "In tutte le città organizzeremo le marce della libertà: dal fisco, dalla burocrazia e dalla giustizia ingiusta", dice il Cavaliere. "E raccoglieremo le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare basata su un solo articolo: ' Tutto è permesso, tranne ciò che è vietato' . Sarà una rivoluzione liberale". Davanti a mille dirigenti forzisti radunati ieri a Verona Silvio Berlusconi ha indicato obiettivi tutt' altro che facili: sottrarre voti alla Lega, condurre un' opposizione netta e dura ma in un dosaggio che piaccia sia agli intransigenti, agli aggressivi, sia alle anime soffici, ai moderati. Nell' intento di azzeccare la formula, il Cavaliere ha dovuto procedere con esercizi d' alto equilibrismo, a corrente alternata: aggressivamente moderato in certi passaggi, moderatamente aggressivo in altri. Ha bocciato il governo Prodi: ma gli ha fissato un ultimatum a scadenza lunga, al 1999: "Un governo che mancasse il traguardo della moneta unica avrebbe l' obbligo di dimettersi". Ha strapazzato Bossi, il "traditore", ma elogiato i leghisti "portatori di istanze giuste, di istanze nostre". Ha accennato a un' autocritica sull' eccesso di moderazione e invitato i forzisti ad azioni marcate, visibili: "Dovremo essere presenti sui muri d' Italia. E' una cosa che ho sempre aborrito ma questo è il momento della storia d' Italia in cui si deve uscire a fare le scritte sui muri"; un invito che a molti non è piaciuto, per esempio all' ex ministro Filippo Mancuso ("i muri, diceva Victor Hugo, sono la carta della canaglia: noi dobbiamo scrivere nell' animo della gente") e a Marco Pannella che via agenzia di stampa da Roma ha tuonato un "denunceremo Berlusconi". E il Cavaliere si è affrettato a precisare, a ridurne la portata: "Era un' affermazione chiaramente paradossale: intendevo dire che dobbiamo scrivere sui muri, ma sui manifesti autorizzati". Berlusconi ha parlato per mezz' ora buona; poi ha introdotto e presentato gli oratori a uno a uno (Baget Bozzo, Martino, Pelanda, Tremonti, Frattini, Rotelli, Ruffolo, Urbani, Bindi, Maiolo, Mancuso, Parenti, Saponara; e i presidenti di associazioni imprenditoriali invitati: Emma Marcegaglia, Giovani industriali; Sergio Billè, Confcommercio; Augusto Bocchini, Confagricoltura; e Ivano Spalanzani della Confartigianato). Critiche dure al governo sono piovute da Marcegaglia e Billè; altrettante, e condite di battute anche assai pesanti dai relatori forzisti. Mancuso è tornato, puntuale, ad attaccare Scalfaro "orditore di arbitrio dentro lo Stato". "Siamo nelle mani di una giustizia selvaggia" ha tuonato l' ex ministro "sotto l' alta compiacenza del presidente della Repubblica che ha issato al seggio l' avvocato di famiglia, il ministro Flipper...". Spalanzani ha definito Prodi "un pazzo". Tremonti ha sventagliato boutades, veleni e un insulto: "Dissi che fare Visco ministro delle Finanze era come mettere Dracula all' Avis. Dopo cento giorni, confermo quel giudizio, con una differenza: non mi risulta che Dracula fosse un cretino". Divertito, Berlusconi ha commentato: "Di' la verità, hai fatto le vacanze con la Gialappa' s Band".