POLITICA VIOLATA PAESE MALATO
<em class="author">EZIO MAURO</em>
E' MOLTO più che un fatto incivile, come ha detto il presidente del Consiglio, lo spionaggio di Silvio Berlusconi attraverso una cimice nascosta nel suo ufficio di leader politico. E' la conferma del precipizio italiano, un Paese dove la qualità della democrazia reale sta scadendo giorno dopo giorno, mentre ogni sospetto è possibile, tutte le regole sono nei fatti sospese e qualsiasi macchinazione - purché occulta - è plausibile. Un Paese, soprattutto, dove le garanzie del cittadino sembrano diventate inesistenti. Non c' è un potere da cui guardarsi, come accade là dove qualcuno sfida la democrazia. Qui c' è ormai, con tutta evidenza, uno scontro tra poteri, che il cittadino subisce e patisce. Uno scontro che apre spazi ad abusi gravissimi e a veleni senza fine, con interessi occulti, esiti oscuri e un unico risultato certo: il deperimento della nostra democrazia. Berlusconi ha presentato una denuncia …
E' MOLTO più che un fatto incivile, come ha detto il presidente del Consiglio, lo spionaggio di Silvio Berlusconi attraverso una cimice nascosta nel suo ufficio di leader politico. E' la conferma del precipizio italiano, un Paese dove la qualità della democrazia reale sta scadendo giorno dopo giorno, mentre ogni sospetto è possibile, tutte le regole sono nei fatti sospese e qualsiasi macchinazione - purché occulta - è plausibile. Un Paese, soprattutto, dove le garanzie del cittadino sembrano diventate inesistenti. Non c' è un potere da cui guardarsi, come accade là dove qualcuno sfida la democrazia. Qui c' è ormai, con tutta evidenza, uno scontro tra poteri, che il cittadino subisce e patisce. Uno scontro che apre spazi ad abusi gravissimi e a veleni senza fine, con interessi occulti, esiti oscuri e un unico risultato certo: il deperimento della nostra democrazia. Berlusconi ha presentato una denuncia all' autorità giudiziaria, ma anche sollevato un caso politico, rivolgendosi direttamente all' opinione pubblica. Diciamo subito che la gravità di quanto è avvenuto deve suonare come un allarme per tutti, al di là di qualsiasi distinzione politica. La cimice di via del Plebiscito, infatti, è il segno di un tentativo occulto di subordinazione, di condizionamento e di minaccia per la politica, tenuta sotto controllo da qualche centrale di potere nascosto, sconosciuto ai cittadini e irresponsabile, e tuttavia illegalmente forte al punto da sentirsi certo della sua impunità. Ecco perché tutta la politica italiana deve sentirsi violata per lo spionaggio al leader di Forza Italia. In più, c' è la lesione politica, personale e particolare del leader dell' opposizione, che vede violata la libertà della sua azione come capo di un partito, come primo esponente della minoranza, come deputato della Repubblica e come semplice cittadino. E' intollerabile, e addirittura umiliante per l' intero sistema democratico di un Paese civile, pensare che negli ultimi due mesi un ex presidente del Consiglio che oggi capeggia l' opposizione sia stato tenuto sotto controllo da un potere occulto che lo spiava nel suo ufficio, durante riunioni, telefonate, vertici e incontri riservati. C' E' DA chiedersi se esistono oggi in questo Paese le condizioni perché la politica dispieghi davvero e pienamente il suo libero gioco come deve avvenire in una democrazia, dove nessun potere può mettere la politica (nella sua articolazione di maggioranza e opposizione) sotto tutela. Questo allarme può sembrare sproporzionato pensando al peso di un piccolo aggeggio elettronico nascosto nell' ufficio di un leader, in rapporto alla complessità dell' intreccio politico del nostro Paese, troppo sofisticato per qualsiasi cimice. Ma in realtà, ciò che è accaduto ieri è la prova provata del grande sospetto italiano, ed è la conferma di un passo in più verso il degrado democratico: è la politica spiata. La scoperta della cimice nel quartier generale di un leader condensa infatti in un' immagine intollerabile - la politica violata - il clima di insicurezza generale, di sospetto diffuso, di assenza di garanzia che pesa oggi su questo Paese e condiziona il comportamento dell' intera classe dirigente, fino a cambiare il suo costume. Noi viviamo oggi in una grande intercettazione, che è la vera emergenza italiana. Siamo un Paese di verbali e dunque di allusioni, di conversazioni cifrate, riservatezze violate, intimidazioni sospese. Su questo devono riflettere gli stessi magistrati che usano le intercettazioni per svelare il malaffare. Occorre che ogni abuso di questo sistema venga abolito, perché lo spionaggio deve restare un fatto eccezionale per casi particolari, mentre il diritto alla riservatezza deve tornare a far parte di un costume civile da ripristinare: l' Italia va ricondotta a una regola, alla sicurezza della normalità. Ma nel caso di Berlusconi, siamo davanti a qualcosa di più misterioso e inquietante, che fa parte del grande torbido italiano. L' avvocato del Cavaliere, infatti, ha subito annunciato che non sono stati i magistrati a disporre lo spionaggio di via del Plebiscito. D' altra parte, se lo avessero fatto, saremmo in presenza di una aperta violazione della Costituzione. Silvio Berlusconi è infatti un parlamentare della Repubblica e l' articolo 68 della Carta costituzionale (modificato nel ' 93 dalla legge sull' immunità) prevede che senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a intercettazioni "in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazione". L' intercettazione legale, nel caso di deputati e senatori, è dunque regolata dalla Costituzione e nessun magistrato può disporla se non riceve il nullaosta del Parlamento dopo gli esami necessari. In questo caso nessuna richiesta da parte della magistratura è stata presentata alla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera. La cimice nell' ufficio di Berlusconi, quindi, non viene dai magistrati, ma dall' occulto. Siamo non solo nell' illegalità: ma nel torbido. Il Watergate italiano è infatti meno decifrabile del grande scandalo americano che portò alle dimissioni del presidente Nixon, accusato di aver spiato il Partito democratico, suo avversario. Noi non crediamo che lo spionaggio nasca nel campo della politica ufficiale, quella che contrappone nelle istituzioni e nel paese maggioranza e opposizione: non si vedono i segni di questo degrado politico e, francamente, non si vede nemmeno l' utilità da parte degli avversari di spiare Silvio Berlusconi. Ma c' è una politica invisibile, attiva e pericolosa, che circonda tutto ciò che il cittadino vede e controlla. E' il mondo del potere occulto che come dimostra l' inchiesta della Spezia resta una costante italiana - dalla P2 a oggi -, forse addirittura una dominante. E' questo mondo parallelo che vuole "controllare" la nostra democrazia, perché può condizionarla o almeno usarla, inserendosi nel gioco e trasformandolo in potere. Se il caso Berlusconi va sentito come una violazione della libertà politica per tutti, attraverso la lesione dei diritti del capo dell' opposizione, così il Cavaliere sbaglierebbe a trasformare questa vicenda in una battaglia di parte. Deve pretendere che il governo disponga accertamenti rapidi senza riserve di alcun genere e che i colpevoli vengano individuati. Ma deve usare l' attentato ai suoi diritti di cittadino, parlamentare e oppositore per una battaglia di libertà: una battaglia davvero liberale, che il Polo ha finalmente l' occasione di condurre. Per i poteri dello Stato, come abbiamo detto, la microspia berlusconiana deve invece essere l' occasione per una riflessione. A partire dall' uso che fin qui è stato fatto dei verbali delle intercettazioni. Ieri il comando generale della Guardia di Finanza - sul cui operato naturalmente non abbiamo mai avuto riserve - ha attaccato ' Repubblica' perché ha raccolto le "perplessità" dei sostituti procuratori di Milano sul dosaggio e sull' uso dei verbali. Pochi giorni prima, gli investigatori fiorentini della Finanza sollevavano dubbi opposti su "favori" della magistratura alla lobby di Pacini. Sempre ieri, il grande timoniere dell' ultimo scandalo, Pacini Battaglia, ha addirittura negato di aver mai pronunciato quella frase contro Di Pietro ("Mi ha sbancato") che qualcuno gli ha attribuito in qualche verbale. Chi è stato? Perché? A quale fine? Questo giornale si domanda: che cosa sta succedendo? Le istituzioni che si sentono vilipese da chi raccoglie e testimonia le "perplessità" che accompagnano l' uso dei verbali possono rispondere? Forse così capiremo, noi e i magistrati che se lo chiedono, chi "predistilla" i veleni italiani.