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LA RIVOLUZIONE DEI CENTO CANALI

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ROMA - Italia, maggio 1998. Siete a casa. Un tecnico vi ha appena montato sul tetto l' antenna parabolica per il satellite (400 mila lire). Un secondo tecnico vi ha 'allacciato' alla rete a fibre ottiche della Telecom (120 mila lire). Un terzo tecnico vi ha messo sopra il televisore un computer per decodificare il segnale digitale consegnandovi una carta di credito per i servizi della tv a pagamento (un milione e mezzo). E' fatta. Siete un Telespettatore digitale, finalmente. Prima eravate uno dei tre milioni di italiani che avevano smesso di guardarla, la Vecchia tv. La Nuova era arrivata in un baleno, col suo misterioso carico di tecnologia. Ma sarebbe stata davvero diversa? Facciamo zapping fra le tv del futuro. Certo fra un anno le tre reti di Rai e Mediaset saranno le stesse (per quella data non ci sarà verso di mandare Rete 4 sul satellite). Ma Tmc e Tmc2 finalmente si vedranno in tutta Italia. Merito del nuovo Piano delle frequenze del ministro Maccanico che farà uscire dalla semiclandestinità anche Rete A, al cui posto ci sarà Mtv coi suoi video musicali; e Retemia, opzionata dalla Disney attraverso la società scandinava Sbs. E poi? Il telecomando di oggi finisce praticamente qui, ma domani, grazie al cavo e al satellite, la tv sarà come un' edicola dove accanto ai quotidiani, si comprano riviste, video, cd-rom e dispense. Sarà questa la rivoluzione dei Cento canali. "Finora era la tv che sceglieva i suoi telespettatori, ma presto saranno i telespettatori a scegliere la loro tv". Seduto nel suo ufficio di Cinecittà, Angelo Guglielmi, l' inventore di Raitre, maschera bene la nostalgia per l' epoca in cui fare tv era molto di più che impacchettare ricchi bouquet di film e partite di calcio. "Il passaggio di frontiera è già in corso", spiega Guglielmi, "l' avvento delle tv tematiche è inevitabile e sa perché? Prima le frequenze erano limitate e ciò spingeva a fare una tv rivolta alla massa. Una tv generalista. Con il digitale, invece, i canali saranno centinaia coprendo tutte le nicchie di mercato". Per esempio, la Rai a settembre lancerà tre canali tematici, uno dedicato ai bambini, uno alla scuola e un terzo alla cultura. Saranno 'in chiaro' e quindi il Telespettatore digitale potrà vederli gratis. "Ma anche noi vogliamo poter fare tv a pagamento", avverte Carlo Sartori - responsabile delle Nuove offerte Rai - che sogna di allestire un "botteghino elettronico mondiale" in occasione dei grandi eventi culturali (tipo la 'prima' della Scala). Con l' ingresso del servizio pubblico nel business della pay tv, la Rai entrerà in settore finora presidiato da Telepiù che - dopo l' arrivo di Canal Plus - è in pieno rilancio e punta a varare 50 tv tematiche per settembre. La prima è partita un mese fa, un canale all news - tipo Cnn - fatto da Bloomberg e dall' agenzia Ansa; a metà giugno sarà la volta di 'Snaisat' , un canale di sola ippica; e sono imminenti una tv cattolica curata dai vescovi, il Disney channell, e Cine-classic, una rete fatta attingendo al magazzino di classici del cinema dell' Istituto Luce di Guglielmi. E non è che l' inizio, perché appena saranno pronti i servizi interattivi, con la tv si potranno fare acquisti, prenotare viaggi e imparare le lingue (sul modello del Tv language via cavo che Stream sperimenta con Giunti multimedia). "E a quel punto, quando tutti i film e le partite e i documentari saranno stati trasmessi, la differenza la faranno i contenuti, vincerà chi saprà produrre nuovi programmi", spiega Mauro Miccio, ex cda Rai, nel libro La tv del futuro, dove predice allettanti opportunità per autori e registi. E la Vecchia tv? Le resteranno la grande informazione in diretta e le partite della Nazionale. "Comunque - scommette Guglielmi - è spacciata, come certi tramonti che nonostante squarci di splendore, hanno i colori del crepuscolo". I tempi di questo passaggio non sono in realtà brevissimi. L' ultimo rapporto Carat (un istituto di ricerca che guida gli investimenti pubblicitari) sostiene che per i prossimi anni la tv generalista la farà ancora da padrona. Il motivo è semplice: perché la gente adotti una nuova tecnologia occorrono tre condizioni, spiega Giuliano Berretta in La Tv via satellite. "La nuova deve costare meno della precedente, avere una migliore qualità e dare servizi che la vecchia non offre". Col digitale - per ora - si verifica solo la condizione-qualità. Infatti la leggenda dei servizi interattivi - come il video on demand, chiedi un programma e questo appare - che la gente sarebbe ansiosa di provare è tutta da verificare se ha ragione il patron della Cnn, Ted Turner, quando afferma: "La maggior parte della gente vuole sedersi in poltrona e guardare, interagire è una cosa faticosa". Ma sono i costi il vero ostacolo ad una larga diffusione del digitale. Il decodificatore è ancora troppo caro. Il fatto è che mentre sul sistema di traduzione del segnale si è trovato uno standard internazionale (DVB-Mpeg2), sul cosiddetto 'accesso condizionato' per i servizi a pagamento, è in corso una guerra dai contorni incertissimi: in Europa da una parte ci sono gli olandesi-sudafricani di Nethold che hanno creato 'Irdeto' , dall' altra i francesi di Canal Plus con il loro 'Secà' . E in Italia? Chi costruirà i 10 milioni di decoder che si prevede di vendere per il 2005? La recentissima fusione di Nethold e Canal Plus - che ha dato a questi ultimi il controllo di Telepiù - ha complicato molto le cose. Infatti i francesi, per favorire nuovi abbonamenti, hanno annunciato di voler dare i decoder in prestito: ovvio che pensino al loro 'Secà' , ma i 70-80 mila attuali abbonati italiani già hanno un decoder, ed è 'Irdeto' . Tra l' altro l' unico decoder prodotto in Italia - dalla joint venture fra Italtel e Seleco - è basato proprio sulla tecnologia 'Irdeto' . Come finirà? La partita è tutt' altro che chiusa come dimostra l' accordo Rai-Stet del mese scorso "per una piattaforma digitale che valorizzi l' industria nazionale". Le strade sono due: o Canal Plus accetta di cedere la maggioranza di Telepiù a Rai, Stet e Mediaset ("la pay tv deve essere a guida italiana" avverte il direttore generale della Rai Iseppi); oppure Rai e Stet si faranno un proprio decoder ("ma sarebbe un lusso e uno spreco avere due piattaforme" sempre Iseppi). In ogni caso servirà un drastico calo dei prezzi, altrimenti non ci sarà nessuna rivoluzione digitale. Come racconta una vignetta di Altan del periodo natalizio. C' è una casalinga col mattarello che guarda Cipputi davanti ad un computer. "Che fai?", chiede la moglie scettica, "ordini il cenone telematico?". E il marito: "Sì, mezz' etto di stracchino e un quarto di vino".
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