✕

L'INCIUCIO NEL PIATTO

2 minuti di lettura
LA CASA di Gianni Letta, in via della Camilluccia, ricca, algida e molto pettinata come il padrone, è, come si dice nelle terrazze romane, "una delle meglio frequentate" della capitale. Qui, non lontano dal centro studi della Dc, all' epoca d' oro del Caf e seguenti, era tutto un frusciare di sue eminenze e diplomatici, un tramestio di portaborse e onorevoli, uno sciamare di palazzinari e boiardi, finanzieri d' assalto e piduisti, mediatori, televisionari e generone. Eppure, se la Bicamerale avrà buon esito, questa classica dimora da inciucio diventerà monumento nazionale. Perché qui, in una notte sciroccata, fra un vitel tonné e una spigola, tre grandi leader come D' Alema, Berlusconi e Fini, più il volenteroso Marini, hanno posto le basi per riscrivere la Costituzione italiana.
CERTO, nel '46 le cose erano andate un po' diversamente. Ma i tempi cambiano. E così gli uomini e i luoghi. A quelli, us…
LA CASA di Gianni Letta, in via della Camilluccia, ricca, algida e molto pettinata come il padrone, è, come si dice nelle terrazze romane, "una delle meglio frequentate" della capitale. Qui, non lontano dal centro studi della Dc, all' epoca d' oro del Caf e seguenti, era tutto un frusciare di sue eminenze e diplomatici, un tramestio di portaborse e onorevoli, uno sciamare di palazzinari e boiardi, finanzieri d' assalto e piduisti, mediatori, televisionari e generone. Eppure, se la Bicamerale avrà buon esito, questa classica dimora da inciucio diventerà monumento nazionale. Perché qui, in una notte sciroccata, fra un vitel tonné e una spigola, tre grandi leader come D' Alema, Berlusconi e Fini, più il volenteroso Marini, hanno posto le basi per riscrivere la Costituzione italiana.
CERTO, nel '46 le cose erano andate un po' diversamente. Ma i tempi cambiano. E così gli uomini e i luoghi. A quelli, usciti dalla Resistenza, s' addicevano le istituzioni democratiche, il Parlamento, i partiti. A questi, usciti dal Costanzo Show, s' addice casa Letta sulla Camilluccia. E' stato, concordano le cronache, un incontro decisivo. Dopo mesi e mesi di gran dibattito nelle sedi proprie, ci voleva questo vertice semi clandestino (e semi presidenzialista) in un clima da vedove allegre della Prima Repubblica per salvare la barca delle Grandi Riforme e il suo capitano. Ma per il modo se non per i contenuti del patto, al solito incerti, la notte in villa con inciucio suona più una vittoria di Silvio Berlusconi che non di Massimo D' Alema. E' il Cavaliere che ha ormai in mano la chiave della Bicamerale. E' lui ad aver vinto finora tutte le poste del gioco, su tv e giustizia. Ha salvato le aziende dai debiti e ottenuto la santificazione del suo monopolio dal disegno Maccanico. Temeva i processi e vede la distruzione del pool di Milano. Tutto in cambio della promessa di sostenere l' amico Massimo nello sforzo di riformare lo Stato. Sfumata, come i famosi posti di lavoro, appena s' è trattato di tradurla in voto, sia pure per via d' una "gherminella" di Bossi. D' Alema, sconfitto, avrebbe potuto ammettere l' umano errore e uscire dal gioco. Ha preferito cercare la rivincita. E ha consegnato all' avversario (?) un altro successo. Ed ecco che la partita finale della Bicamerale si gioca in casa di Berlusconi, in tutti i sensi. Si pensava che la politica fatta "in villa" fosse un aspetto pittoresco, anomalo e un po' umiliante legato alla breve stagione del berlusconismo trionfante. Si pensava che il malcostume dei pellegrinaggi a Villa San Martino, le sceneggiate in canottiera di Bossi, i blitz di Previti e le riunioni con ministri, star televisive e direttori mondadoriani, fosse finito per sempre dopo il 21 aprile. Ma allora, che diavolo ci fa il capo di una "sinistra europea" a casa del gran ciambellano del Cavaliere, una specie di dependance romana di Arcore? Pensa che Blair o Jospin lo farebbero? Non bastava la sinistra da terrazza promossa ai vertici Rai, ora abbiamo anche la sinistra prigioniera in villa. E in quale "paese normale" si sono visti due segretari dei partiti di governo incontrare in segreto e in una casa privata i due capi dell' opposizione per discutere di leggi costituzionali? Infine, che razza di regole potranno essere partorite in un luogo consacrato alla pratica dell' inciucio spinto fin dai tempi della legge Mammì, quando Letta era soprannominato "la Befana" dai peones di Montecitorio? Se questi sono i termini dell' accordo "alto e nobile" possiamo stare tranquilli che le riforme della Bicamerale non vedranno la luce. Il patto siglato da Berlusconi, D' Alema, Fini e Marini, davanti alla spigola della signora Letta, potrà servire a salvare la baracca e la faccia di qualcuno fino all' estate. Magari con l' aiuto di altri vertici mistomare e itineranti nelle tante ville di Berlusconi in Sardegna. Così non si scrive la nuova Costituzione. Al massimo, come diceva un vecchio frequentatore della Camilluccia, si tira a campare.