Politica

IL DECLINO DEL CAVALIERE

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SARA' stato un "temporale estivo", ma il litigio fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini ha l' aria di aver cambiato per sempre il clima politico. Al di là dei toni, più da polli in libertà che da Polo delle libertà, e sia pure in clima già vacanziero, dentro l' anomala destra italiana sta accadendo finalmente qualcosa di serio.
E' cominciato il processo al leader sconfitto. Se fossimo quel paese normale cui Massimo D' Alema dice di aspirare, questo processo si sarebbe svolto all' indomani del 21 aprile, com' è prassi nel resto d' Europa e del mondo. Ma è stato proprio lo stratega della Quercia, per motivi sicuramente geniali, a stendere sul Cavaliere e le sue antenne l' ombrello della Bicamerale.
ORA, persa la protezione dell' amico Massimo, Berlusconi si trova da solo ad affrontare l' inevitabile crisi di leadership. E' un processo politico in piena regola. Ovvero, senza nessuna regola. Nel quale, per una sorta di meraviglioso contrappasso, i due protagonisti adoperano l' uno contro l' altro i buoni argomenti di polemica abbandonati dalla sinistra. Così, mentre il governo e il Pds si preoccupano di tutelare l' impero di Segrate dal mercato e l' imperatore dai giudici, Fini e An scoprono d' incanto il conflitto d' interesse. Un Gasparri qualsiasi rimprovera allo sdoganatore una linea politica incapace d' andare oltre il solito catenaccio su tv e giustizia e lo sollecita a prendere posizione anche su temi come il welfare, il lavoro e la scuola, che pure esulano dalle voci di bilancio Mediaset. Non bastasse, An addebita ai noti problemi del Cavaliere con la legge la fuga verso l' Ulivo di Di Pietro e della destra "perbene". Manca soltanto che il Secolo d' Italia tiri fuori la tessera P2 e il lungo sodalizio con Craxi e siamo ai vecchi numeri dell' Espresso. Berlusconi rifiuta il ruolo di imputato. La solita storia. Che si tratti di politica o leggi dello Stato, che l' accusa riguardi il finanziamento illecito o la sconfitta elettorale, l' Unto non accetta di subire processi. Né dai magistrati né tanto meno dai suoi "miracolati". E reagisce con lo stile del padrone rammentando a Fini e camerati che, senza di lui, "il Polo non esisterebbe". Lui ci ha messo i soldi e le tv, li ha tolti dalle fogne, ripuliti e perfino portati al governo. Uno come Tatarella vice presidente del Consiglio! Per soli sette mesi, d' accordo. Ma in fondo è colpa di An se Bossi ha sciolto l' alleanza e aderito al ribaltone. Se la destra ha perso il potere e poi non l' ha saputo riagguantare con il primo inciucio.
Quello progettato da Maccanico per consentire a Silvio e Massimo di governare insieme e in allegria da Palazzo Chigi un' Italia neoconsociativa invece di ridursi alle cene semiclandestine da Letta.
In tal senso va interpretata la fine allusione di Berlusconi al fatto che "senza An ci saremmo già allargati fino ai confini dell' estrema sinistra". Allargarsi, l' imperativo categorico del Cavaliere. Quanto alla linea politica, i berluscones ridono. Meglio per Fini se a destra non si discute troppo di riforma dello stato, pensioni, Sud, scuola e tossicodipendenza. Così l' elettorato "liberista" evita d' accorgersi che, grattando la vernice fresca di Fiuggi, sui temi concreti spunta l' antica camicia nera dell' Msi. E qui siamo agli editoriali del Manifesto. Che dire? Compagno Berlusconi, camerata Fini, avete ragione. Come destra europea, siete entrambi impresentabili. Con il suo statalismo corporativo, l' imperituro nazionalismo, la xenofobia strisciante e Er Pecora spediti ad agitare le borgate, Alleanza nazionale rimane un partito lontano anni luce dai gollisti o dai tories. Quanto a Berlusconi, è inutile ripetersi.
Per quanto i suoi house organ si divertano a mettere in copertina Agnelli senza mutande, è Berlusconi il vero re nudo della scena italiana. E il guaio è che, nonostante la corte di ruffiani dei media, l' hanno capito in troppi. Compreso Fini. Svanito il miraggio dell' inciucio, consolidato il governo Prodi, il giovane leader della destra ha capito che se la destra vuole tornare al potere deve elaborare una strategia per i prossimi anni. Andare oltre il declinante berlusconismo. Ma sa pure che oggi, senza i soldi e le tv del Cavaliere, un Polo senza programmi né idee si scioglierebbe come un gelato al sole d' agosto. E chissà se, visto che il processo politico a Berlusconi è impossibile, non aspetta anche lui l' altro processo. Se una parte di An, dietro i rimpianti per Di Pietro e i rigurgiti giustizialisti di Gasparri e Tremaglia, culla l' ipotesi della soluzione giudiziaria. Un' altra idea rubata alla sinistra.
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