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LA CHIMERA DEL PARTITO MODERATO

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QUALCUNO, prima o poi, dovrà pur scriverla la storia dei moderati italiani. Si moltiplicano infatti da qualche tempo le domande sul perché i moderati non abbiano un' adeguata rappresentanza politica e perché questa rappresentanza virtuale non abbia la guida della nazione. Non sono forse i moderati la grande maggioranza degli elettori? Non è l' Italia un paese moderato per definizione, alieno dai massimalismi e dagli estremismi? Non è la terra del "vogliamoci bene"? Non è un popolo familista, mammone, tutto casa, lavoro e onesti svaghi, tutte virtù che si riassumono nel sostantivo moderazione? E allora perché questa moltitudine di moderati non riesce a dar vita a una grande forza politica che con saggia e tenace moderazione conduca il paese verso l' obiettivo della modernità, dell' innovazione, della libertà condivisa e della solidarietà diffusa? Negli ultimi tempi, dicevo…
QUALCUNO, prima o poi, dovrà pur scriverla la storia dei moderati italiani. Si moltiplicano infatti da qualche tempo le domande sul perché i moderati non abbiano un' adeguata rappresentanza politica e perché questa rappresentanza virtuale non abbia la guida della nazione. Non sono forse i moderati la grande maggioranza degli elettori? Non è l' Italia un paese moderato per definizione, alieno dai massimalismi e dagli estremismi? Non è la terra del "vogliamoci bene"? Non è un popolo familista, mammone, tutto casa, lavoro e onesti svaghi, tutte virtù che si riassumono nel sostantivo moderazione? E allora perché questa moltitudine di moderati non riesce a dar vita a una grande forza politica che con saggia e tenace moderazione conduca il paese verso l' obiettivo della modernità, dell' innovazione, della libertà condivisa e della solidarietà diffusa? Negli ultimi tempi, dicevo, queste domande si sono fatte insistenti da parte di osservatori non privi di acume e di cultura, rimbalzano dai libri alle riviste, dai convegni ai giornali. Hanno addirittura influenzato il dibattito tra le forze politiche, specie all' interno del variegato ventaglio di centro-destra. Si è scatenata una litigiosità rissosa tra le varie famiglie del Polo che si scagliano vicendevoli accuse d' insipienza alla ricerca di una strategia di lunga lena e d' un leader che non sia più un' anitra zoppa come Berlusconi mostra di essere ogni giorno che passa. Ma le domande che ho sopra riportato sono mal poste sicché le risposte che vengono date non riescono a centrare il tema. La vera domanda a mio parere dovrebbe invece esser questa: chi sono i moderati? E subito dopo: ci sono in Italia i moderati e dove sono politicamente collocati? Se il problema viene posto in questi termini arriveremo a formulare risposte abbastanza difformi e per molti aspetti sorprendenti rispetto alla "vulgata" delle lamentazioni che affollano la pubblicistica italiana e che lasciano, ovviamente, il tempo che trovano.
La parola moderato nasce come aggettivo. Si può essere mangiatori moderati, bevitori moderati, amatori moderati; in politica la gamma cui può applicarsi quell' aggettivo è vasta: vi sono infatti liberali moderati, riformisti moderati, socialisti moderati, cattolici moderati. La moderazione è il sostantivo che riassume queste diverse aggettivazioni e ne coglie quel tanto di conformità comportamentale che esse contengono.
SOSTANTIVARE l' aggettivo è invece un' impresa molto ardua: vi possono essere moderati bevitori che sono invece amatori insaziabili.
In politica poi l' impresa è ancor più difficile poiché le varie famiglie moderate sono tutte tenacemente avvinte ai propri sostantivi; per conseguenza la nascita di un partito moderato è una chimera: i moderati in quanto tali non esistono e quando, per comodità lessicale e politica, li si vuol far esistere a tutti i costi si constata in breve tempo l' evanescenza di un attributo che non può diventare sostantivo senza fare violenza alla realtà. I lettori vorranno perdonarmi questa digressione di natura grammaticale, che mi è parsa però indispensabile in un' epoca dominata da una costante confusione nel linguaggio che deriva assai spesso da scarsa chiarezza intellettuale, inducendo ad errori talvolta nefasti del giudizio e dei comportamenti che ne derivano.
Credo che quanti profondono le loro capacità intellettuali nell' evocare un partito moderato e si disperano perché quel vagheggiato fantasma non riesce a materializzarsi intendano in realtà parlare di liberali moderati, cioè, per esser più chiari, di liberali conservatori. Consiglio a questi egregi osservatori delle nostre vicende nazionali di osservare con occhi più limpidi la realtà della nostra breve storia unitaria: diverranno ben presto consapevoli che di liberali conservatori ce ne sono stati assai pochi se non nessuno del tutto. Pochi e con assai scarso peso politico e culturale. La dimostrazione è presto detta ed è la seguente. 1. Era certamente liberale la classe dirigente che si strinse intorno al conte di Cavour subito dopo il breve ministero D' Azeglio e che dette efficace inizio politico alla costruzione graduale dello Stato-unitario.
Liberale per cultura economica e democratico costituzionale nelle istituzioni politiche, ma non certo conservatore. Quella classe dirigente si proponeva nientemeno che di abbattere i vari Stati italiani, ivi compreso quello della Chiesa, e addirittura di scacciare l' Austria dalla Penisola; sapeva che per raggiungere l' obiettivo avrebbe dovuto affrontare conflitti asperrimi e vere e proprie guerre; era pronta ad allearsi anche con i nemici della monarchia pur di realizzare lo Stato-unitario e infatti lo fece.
Definire quella classe dirigente come moderata non è neppure una falsità: è semplicemente una sciocchezza. 2. Quella medesima classe dirigente si accinse, dopo la morte di Cavour e la conquista della Lombardia, del Mezzogiorno e dell' Italia centrale, a costruire le strutture istituzionali e amministrative del nuovo Stato. Non entro nel merito della qualità di quella costruzione; dico soltanto che l' innovazione fu di tali dimensioni e di tale rilievo da potersi definire quasi rivoluzionaria rispetto al precedente assetto della Penisola. L' aggettivo moderato non si attaglia dunque da nessun punto di vista a quella Destra che non a caso fu definita storica. 3.
Se poi si volesse andare a osservare il fondamentale capitolo dei rapporti tra l' autorità civile e quella religiosa, le leggi Siccardi, lo scontro con la Chiesa, l' arresto di molti parroci e vescovi che rifiutavano ai liberali l' amministrazione dei sacramenti, l' esproprio dei beni ecclesiastici e infine l' abbattimento del potere temporale del papa, ebbene si dovrà concludere che la moderazione non fu certo la caratteristica dei Ricasoli, dei Rattazzi, dei Minghetti, dei Sella, dei Lanza, per non parlare del proconsolato garibaldino nel Sud e di ciò che ne seguì.
4. Erano forse dei moderati coloro che si opposero a una rivoluzione di tali proporzioni? Certamente no. Né si attaglia a quegli avversari dello Stato-unitario la definizione di conservatori. I nostalgici dei Borboni e del temporalismo papalino, coloro che alimentarono il brigantaggio e altre forme di resistenza politica e perfino militare vanno correttamente definiti per quel che erano: forze reazionarie che volevano rimettere indietro le lancette dell' orologio. Non ci furono dunque moderati di sorta in questo scontro politico, militare, culturale, né da una parte né dall' altra. 5. Continuo a non veder moderati nel prosieguo del secolo. Vedo, sì, la fase trasformista, vedo il moderato progressismo di Depretis (un centro-sinistra ante-lettera), vedo l' autoritarismo crispino, il primo socialismo, i moti del '98 e la loro repressione. Se ci fu, dopo l' uccisione del re, una fase di liberalismo, questo si identificò con Zanardelli e poi col quindicennio giolittiano. Fu un liberalismo orientato a sinistra e rappresentò la fase politicamente più produttiva dopo il decennio cavourriano. 6. Tralascio la guerra, gli sconvolgimenti che produsse e il ventennio fascista dove ovviamente di moderato non ci fu nulla. Il primo vero periodo moderato fu il quarantennale governo della Dc. Ma in che senso? De Gasperi fu certamente un cattolico liberale; Fanfani fu altra cosa e altra ancora fu Moro. La chiusura netta verso la destra politica di tutti e tre non ebbe eccezioni; l' apertura verso la sinistra si andò col tempo accentuando fino al "connubio" tra Moro e Berlinguer. Gli oppositori di quel connubio usarono, per fermarne il processo, la P38 e le bombe. Ancora una volta non vedo traccia di moderati conservatori né da una parte né dall' altra. Ne deduco che in 130 anni di storia unitaria i liberali moderati o conservatori che dir si voglia non hanno avuto una presenza apprezzabile nella storia italiana né l' hanno oggi. Ma questo dell' oggi è discorso che merita di essere approfondito. Mi premeva però stabilire preliminarmente il perché l' attuale schieramento di centro-destra venga sorpreso dalla nostra pubblicistica in carenza di cultura e di strategia moderata: una cultura e una strategia non s' improvvisano tra Arcore e Fiuggi; si formano invece con un processo di decenni se non di secoli. Qui da noi la cultura conservatrice non è mai esistita perché non c' era niente da conservare. Il che non significa che quanto fu costruito sia stato tutto apprezzabile e forse neppure in gran parte. Ma questo è un altro discorso.
Oggi. Che cosa c' è da conservare oggi? Che meriti di esser conservato? Che gli italiani, comunque, vogliano conservare? Lo Stato così com' è? Su questo punto gli italiani sono pressoché unanimi: così com' è non vogliono conservarlo. Grossomodo si dividono in due campi: c' è chi aspetta e desidera l' Uomo forte e c' è chi vuole più decisionismo ma adeguatamente controllato da contropoteri democratici. Oso pensare che la seconda categoria sia robustamente maggioritaria. Lo Stato sociale così com' è? Neanche Bertinotti si incaponisce in una difesa a tutto campo. Anche qui la grande alternativa sta tra chi ha nell' animo il galoppo dei più forti senza briglie che ne impaccino la corsa e chi si preoccupa di garantire una decente solidarietà che non mortifichi l' efficienza ma non lasci sul terreno morti e feriti. Anche in questo caso credo che la grande maggioranza stia da questa parte. Si potrebbe allungare di molto l' elenco dei temi di ciò che si vuole o non si vuole conservare; provate a farlo da voi cari lettori e arriverete per tutti alla medesima conclusione: nessuno vuole conservare nulla salvo - chi ne ha - grandi o piccoli privilegi. Sono dunque conservatori coloro che fruiscono di privilegi, ma si tratta in questo caso non già di liberali moderati bensì di conservatori corporativi. Tutti gli altri sono orientati verso innovazioni e le vogliono graduali ma efficaci. Quest' atteggiamento è tipicamente liberal-riformista; la sua cultura e la sua naturale collocazione è quella di un centro collegato con la sinistra. Non sono io a dirlo ma i dati e l' osservazione della realtà. Questa è, secondo me, la corrente di fondo. Le correnti di superficie sono più contrastate e più contraddittorie, ma la spinta è questa. Ci si può lamentare allora per l' inesistenza d' un partito moderato? La colpa non è né di Berlusconi né di Fini: ne mancano le condizioni storiche che in Italia sono sempre mancate. Costruite una società e uno Stato moderni, liberi ed equanimi. Solo allora e non prima potrà nascere un partito liberal-conservatore, quando si sia affermata una scala di valori e una struttura operativa che meritino di essere difese. Oggi siamo ancora impegnati tutti - o almeno dovremmo esserlo - a rimuovere vecchie rovine e a far nascere nuove architetture etiche e sociali. Per la nostalgia del bel tempo che fu non c' è posto perché quel bel tempo in realtà non c' è mai stato.