VORREMMO fare una modesta proposta certamente gradita al nostro ceto politico: aboliamo la giustizia, o limitiamola agli omicidi, alle violenze carnali e naturalmente ai ladri di polli. Ci incoraggia a proporlo il 'no' quasi unanime della Camera alla richiesta di arrestare il senatore Previti. E cercheremo di spiegare il perché. Il bipolarismo italiano, come dice il cavalier Berlusconi, non esiste e se lo dice lui che è il leader della opposizione bisognerà credergli.
Esiste una maggioranza risicatissima che per entrare nell' Euro, tagliare le pensioni, rilanciare l' occupazione nel Mezzogiorno deve cercare l' apporto esterno dei moderati. Con il consenso, crediamo, della maggior parte dei cittadini poiché si tratta di obiettivi e di riforme economiche, le sole veramente interessanti in un tempo in cui delle ideologie, delle patrie, delle bandiere la gente non sa, a quanto pare, che farsene. E quale è il prezzo che i moderati, in particolare Forza Italia, chiedono per dare nella Bicamerale e altrove questo appoggio? Lo sanno tutti: la riforma della giustizia.
Sul resto - fisco, secessione, difesa, politica estera - sono anche disposti a cedere, ma sulla giustizia non mollano. Vogliono, per venire al sodo, che la giustizia la smetta di occuparsi del cosiddetto conflitto di interessi. E qui le cose si complicano, perché non è ben chiaro o lo è fin troppo che cosa sia per l' opposizione, in particolare per Forza Italia, il conflitto di interessi. Da quando è in campo Tangentopoli l' opposizione che ci ritroviamo, i grandi poteri economici e buona parte dell' informazione ci hanno spiegato che sarebbe l' ora di adeguare magistratura e codice a una società di liberi scambi, dominata dal turbo-capitalismo e dalla sua necessità vitale, incontenibile di aumentare di continuo i profitti per compensare con il benessere materiale le crescenti alienazioni dei cittadini. Su questo esiste anche un consenso generale spesso mascherato ma consistente. La maggioranza degli italiani ha seguito con simpatia la prima fase di "Mani pulite" perché al cittadino comune di scarso patrimonio e di modesto stipendio fa sempre piacere che si taglino le unghie dei ricchi e dei privilegiati. E particolare soddisfazione, particolare rivalsa, veniva dal fatto che le unghie venissero tagliate anche a politici arroganti e impuniti. I cittadini comuni si toglievano cioè delle soddisfazioni personali, ma il loro giudizio sui reati amministrativi, sui reati lobbistici rimaneva incerto. Credo che nessuno, o pochissimi, in Italia abbia accolto con stupore la notizia che alcuni dirigenti della Fiat o dell' Eni o della Montedison pagavano delle tangenti per ottenere degli appalti, e molti credo abbiano pensato che non occorreva sempre l' ordine preciso della direzione di questi grandi conglomerati, essendo pacifico che ogni direttore di una singola azienda aveva il dovere indiscutibile di aumentare i profitti. Sicché una nuova legislazione sui falsi in bilancio, sull' attività lobbistica e sulle conseguenze penali passate e future potrebbe anche passare in un Parlamento che su queste pratiche ha ritagliato robustissime creste. Tale riforma non recherebbe alcun vantaggio ai cittadini ma ne darebbe di grandi ai potentati economici a cui però ci si potrebbe rassegnare: non è forse questa la regola del capitalismo vincitore in tutto il mondo? Ma sono solo questi i conflitti di interesse? Alcuni scandali contemporanei fra cui quello Previti suggeriscono che al loro seguito dovrebbe passare anche un conflitto diverso, di legalità elementare.
Dovrebbero passare dei furti, delle corruzioni, dei privilegi per così dire precapitalistici, praticati in tutti i tempi e in tutti per quanto era possibile repressi dalla giustizia quali: corruzione di giudici, sparizione di documenti decisivi dalle Corti di Appello o dalla Cassazione, gigantesche evasioni fiscali, falsi, trasferimenti di denaro pubblico nelle tasche dei privati, trasformazione di terreni agricoli in terreni di costruzione eccetera.
QUI STA il nodo della questione che neppure i grandi tattici e politici dell' Ulivo sembrano in grado di risolvere decentemente. Perché si tratterebbe di imporre alla giustizia un limite da cui sarebbe distrutta: ignorare i furti, le corruzioni e reati simili che siano in relazione con i potenti. Non è che una simile imposizione sia sconosciuta alla storia italiana, fino a pochi anni fa tutti gli scandali dell' alta finanza e della grande economia venivano in qualche modo insabbiati, da quando il senatore Giovanni Agnelli, il fondatore, trovò in Valletta uno disposto a tirarlo fuori dai guai. Ma oggi credo che sarebbe molto più difficile farlo digerire alla pubblica opinione. Dopotutto i tempi sono cambiati, dopotutto qualcosa di nuovo si è mosso. Ai politici questo conflitto di interessi, non solo economici ma morali, dà un grande fastidio. Il voto quasi unanime della Camera per respingere la richiesta di arrestare Previti sarà anche giustificato dalle procedure, ma manifesta una voglia grande di accantonare la questione morale e di perseguire gli interessi economici. Non sono quelli che interessano veramente ai cittadini?
Esiste una maggioranza risicatissima che per entrare nell' Euro, tagliare le pensioni, rilanciare l' occupazione nel Mezzogiorno deve cercare l' apporto esterno dei moderati. Con il consenso, crediamo, della maggior parte dei cittadini poiché si tratta di obiettivi e di riforme economiche, le sole veramente interessanti in un tempo in cui delle ideologie, delle patrie, delle bandiere la gente non sa, a quanto pare, che farsene. E quale è il prezzo che i moderati, in particolare Forza Italia, chiedono per dare nella Bicamerale e altrove questo appoggio? Lo sanno tutti: la riforma della giustizia.
Sul resto - fisco, secessione, difesa, politica estera - sono anche disposti a cedere, ma sulla giustizia non mollano. Vogliono, per venire al sodo, che la giustizia la smetta di occuparsi del cosiddetto conflitto di interessi. E qui le cose si complicano, perché non è ben chiaro o lo è fin troppo che cosa sia per l' opposizione, in particolare per Forza Italia, il conflitto di interessi. Da quando è in campo Tangentopoli l' opposizione che ci ritroviamo, i grandi poteri economici e buona parte dell' informazione ci hanno spiegato che sarebbe l' ora di adeguare magistratura e codice a una società di liberi scambi, dominata dal turbo-capitalismo e dalla sua necessità vitale, incontenibile di aumentare di continuo i profitti per compensare con il benessere materiale le crescenti alienazioni dei cittadini. Su questo esiste anche un consenso generale spesso mascherato ma consistente. La maggioranza degli italiani ha seguito con simpatia la prima fase di "Mani pulite" perché al cittadino comune di scarso patrimonio e di modesto stipendio fa sempre piacere che si taglino le unghie dei ricchi e dei privilegiati. E particolare soddisfazione, particolare rivalsa, veniva dal fatto che le unghie venissero tagliate anche a politici arroganti e impuniti. I cittadini comuni si toglievano cioè delle soddisfazioni personali, ma il loro giudizio sui reati amministrativi, sui reati lobbistici rimaneva incerto. Credo che nessuno, o pochissimi, in Italia abbia accolto con stupore la notizia che alcuni dirigenti della Fiat o dell' Eni o della Montedison pagavano delle tangenti per ottenere degli appalti, e molti credo abbiano pensato che non occorreva sempre l' ordine preciso della direzione di questi grandi conglomerati, essendo pacifico che ogni direttore di una singola azienda aveva il dovere indiscutibile di aumentare i profitti. Sicché una nuova legislazione sui falsi in bilancio, sull' attività lobbistica e sulle conseguenze penali passate e future potrebbe anche passare in un Parlamento che su queste pratiche ha ritagliato robustissime creste. Tale riforma non recherebbe alcun vantaggio ai cittadini ma ne darebbe di grandi ai potentati economici a cui però ci si potrebbe rassegnare: non è forse questa la regola del capitalismo vincitore in tutto il mondo? Ma sono solo questi i conflitti di interesse? Alcuni scandali contemporanei fra cui quello Previti suggeriscono che al loro seguito dovrebbe passare anche un conflitto diverso, di legalità elementare.
Dovrebbero passare dei furti, delle corruzioni, dei privilegi per così dire precapitalistici, praticati in tutti i tempi e in tutti per quanto era possibile repressi dalla giustizia quali: corruzione di giudici, sparizione di documenti decisivi dalle Corti di Appello o dalla Cassazione, gigantesche evasioni fiscali, falsi, trasferimenti di denaro pubblico nelle tasche dei privati, trasformazione di terreni agricoli in terreni di costruzione eccetera.
QUI STA il nodo della questione che neppure i grandi tattici e politici dell' Ulivo sembrano in grado di risolvere decentemente. Perché si tratterebbe di imporre alla giustizia un limite da cui sarebbe distrutta: ignorare i furti, le corruzioni e reati simili che siano in relazione con i potenti. Non è che una simile imposizione sia sconosciuta alla storia italiana, fino a pochi anni fa tutti gli scandali dell' alta finanza e della grande economia venivano in qualche modo insabbiati, da quando il senatore Giovanni Agnelli, il fondatore, trovò in Valletta uno disposto a tirarlo fuori dai guai. Ma oggi credo che sarebbe molto più difficile farlo digerire alla pubblica opinione. Dopotutto i tempi sono cambiati, dopotutto qualcosa di nuovo si è mosso. Ai politici questo conflitto di interessi, non solo economici ma morali, dà un grande fastidio. Il voto quasi unanime della Camera per respingere la richiesta di arrestare Previti sarà anche giustificato dalle procedure, ma manifesta una voglia grande di accantonare la questione morale e di perseguire gli interessi economici. Non sono quelli che interessano veramente ai cittadini?
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