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Referendum contro l'orario ridotto

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ROMA - La smorfia sul viso di Silvio Berlusconi è di quelle che non lasciano dubbi: si è appena votato su un articolo chiave delle riforme, la sussidarietà, e il Cavaliere esce dall' aula battuto e seccato, molto seccato. C' è l' ha con la maggioranza e con i popolari. Con la Lega e con An che hanno snobbato il voto. "Questo è un giorno nero", proclama, "è caduta una frana sul percorso della Bicamerale". Un umore molto diverso da quello, aggressivo, con cui era entrato a Montecitorio, annunciando un referendum per l' abrogazione della legge sulle 35 ore. Una sfida unita a quella sulla legge elettorale: attendo una proposta della maggioranza sul doppio turno di coalizione, dice il leader del Polo. Tutto questo va in scena a Montecitorio, attorno alle 16. Sulle 35 ore Berlusconi non usa mezze misure, se la prende con un provvedimento che deprimerebbe "la competitività delle imprese ital…
ROMA - La smorfia sul viso di Silvio Berlusconi è di quelle che non lasciano dubbi: si è appena votato su un articolo chiave delle riforme, la sussidarietà, e il Cavaliere esce dall' aula battuto e seccato, molto seccato. C' è l' ha con la maggioranza e con i popolari. Con la Lega e con An che hanno snobbato il voto. "Questo è un giorno nero", proclama, "è caduta una frana sul percorso della Bicamerale". Un umore molto diverso da quello, aggressivo, con cui era entrato a Montecitorio, annunciando un referendum per l' abrogazione della legge sulle 35 ore. Una sfida unita a quella sulla legge elettorale: attendo una proposta della maggioranza sul doppio turno di coalizione, dice il leader del Polo. Tutto questo va in scena a Montecitorio, attorno alle 16. Sulle 35 ore Berlusconi non usa mezze misure, se la prende con un provvedimento che deprimerebbe "la competitività delle imprese italiane", sarebbe solo "uno dei quattro ricatti che il governo ha accettato da parte di Rifondazione, scegliendo il richiamo della foresta rispetto alla nostra proposta, senza nulla chiedere, di approvare un programma che ci portasse in Europa". E annuncia che di fronte a un' eventuale "legge sulla riduzione dell' orario di lavoro, a parità di salario e di stipendio, Forza Italia presenterà un referendum abrogativo". Poi spiega quali sono, a suo dire, gli altri tre ricatti di Bertinotti: i 100 mila posti di lavoro, il no alla riforma previdenziale e alla privatizzazione di Eni ed Enel. "L' Ulivo - conclude il Cavaliere - pur di restare al potere ha deciso di sottomettersi a questi diktat". Subito dopo il leader del Polo va in aula e segue il dibattito. Ha deciso di non parlare. L' emiciclo non è pienissimo, a destra ci sono vistosi vuoti, mancano anche molti leghisti. Dall' altra parte invece c' è mobilitazione e si vede. Si deve discutere il famoso primo comma dell' articolo 56, quello sulla sussidarietà sociale. Da settimane si cerca un accordo sul legame pubblico-privato, sul rapporto Stato-mercato, ma senza risultati. Forza Italia vorrebbe riconoscere ai privati un ruolo preminente nell' esercizio dei servizi pubblici. Rifondazione si oppone, teme scuole e asili in mano ai privati. In mezzo Pds e Ppi. An sta con Berlusconi, ma non è un mistero che alla destra sociale i timori di Rifondazione non sembrano infondati. Il dibattito ha preso così una piega ideologica, da ultima spiaggia. Anche perché Forza Italia ha annunciato che questo è uno dei cinque punti su cui si giocano le riforme. Le speranze dei forzisti sono riposte nell' emendamento presentato dal popolare Andrea Guarino che riscrive in senso più liberista il primo comma del 56. Sono pronti a votarlo insieme al resto del Polo e sperano che Ppi e Rinnovamento italiano si spacchino, non votino insieme a Rifondazione. Ma le dichiarazioni di voto gelano questa aspettativa. A poco serve la richiesta di Guarino di una votazione per parti separate, un tentativo di salvare capre e cavoli. "Se i popolari vogliono fare marcia indietro lo dicano e non si nascondano dietro mezzucci", taglia corto Domenico Nania di An. Si alza anche Massimo D' Alema che invita ognuno ad assumersi le responsabilità politiche e votare sull' emendamento intero per evitare confusioni. Applausi dai banchi di An. Risolve il problema Sergio Mattarella: votiamo tutto l' emendamento, noi popolari siamo contrari, dice il capogruppo. Si vota e l' emendamento Guarino viene bocciato: 261 no, 165 sì, due astenuti. Alla fine, bocciati gli altri emendamenti, resterà il testo approvato in Bicamerale. A questo punto va in onda il Cavaliere furioso: "Oggi - dice - è una giornata nera per l' ammodernamento dello Stato, dell' intero sistema costituzionale", il voto e il dibattito "gettano una luce drammatica sulla nuova legge fondamentale dello Stato e, per quel che mi riguarda, sul futuro del Paese". è un crescendo: "è una giornata nera che quasi mi fa disperare sulla possibilità di riscrivere i fondamenti di uno Stato di diritto e liberale con questa maggioranza". E poi la critica per i vuoti nei banchi di Polo e Lega: "Sono stupito dalle assenze nell' opposizione ed anche nella Lega che ha nell' autogoverno la base della sua filosofia", sbotta. Mancava anche Fini, gli fanno notare. "Insomma", risponde amareggiato, e rompe l' assedio.