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Fermate i pm giacobini come le Br

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MILANO - Il Cavaliere attacca "certi giudici giacobini" e si augura che "la sinistra sappia distinguere le sue responsabilità come fece con le Br che volevano abbattere lo Stato borghese con la violenza". Appioppa a Scalfaro la responsabilità d' aver "distrutto la prima e la seconda Repubblica". E subordina l' appoggio del Polo a un candidato che "si impegni a sciogliere le Camere in caso di vittoria del referendum, in caso che dalle elezioni Europee esca un quadro politico mutato; e inoltre che si impegni a dimettersi se venisse approvata l' elezione diretta del capo dello Stato". Villa Belvedere, Macherio. Il martedì di Silvio Berlusconi inizia con thé, fette biscottate, marmellata e uragano radiofonico: "Quella di D' Alema è stata una gran scivolata. Vuole impartirci lezioni di democrazia, proprio lui che occupa abusivamente Palazzo Chigi in seguito a un' operazione antidemoc…
MILANO - Il Cavaliere attacca "certi giudici giacobini" e si augura che "la sinistra sappia distinguere le sue responsabilità come fece con le Br che volevano abbattere lo Stato borghese con la violenza". Appioppa a Scalfaro la responsabilità d' aver "distrutto la prima e la seconda Repubblica". E subordina l' appoggio del Polo a un candidato che "si impegni a sciogliere le Camere in caso di vittoria del referendum, in caso che dalle elezioni Europee esca un quadro politico mutato; e inoltre che si impegni a dimettersi se venisse approvata l' elezione diretta del capo dello Stato". Villa Belvedere, Macherio. Il martedì di Silvio Berlusconi inizia con thé, fette biscottate, marmellata e uragano radiofonico: "Quella di D' Alema è stata una gran scivolata. Vuole impartirci lezioni di democrazia, proprio lui che occupa abusivamente Palazzo Chigi in seguito a un' operazione antidemocratica e immorale compiuta con il consenso di Scalfaro". Su Scalfaro: "Ha sempre parteggiato per la sinistra, ha distrutto la prima Repubblica assistendo inerte allo smantellamento dei partiti democratici. Ha distrutto anche la seconda Repubblica dopo la crisi del governo del Polo, si è opposto alle elezioni dopo la crisi del governo Prodi e ha consentito che nascesse il governo D' Alema con il passaggio di parlamentari dall' opposizione alla maggioranza". Un' ora mattutina alla radio, a menare fendenti e dettare condizioni (l' unica parentesi dolce è per Giuliano Amato: "Sarebbe un eccezionale presidente d' Europa"). è un Silvio Berlusconi dal risveglio non certo afflitto da ipovitaminosi, quello che ieri, ospite di "Radio anch' io", delinea la sua strategia politica in vista del referendum, dell' elezione presidenziale e, soprattutto, delle successive Europee, alle quali il leader di Forza Italia sembra voler arrivare in clima di contrapposizione totale alla sinistra - quindi nessuna intesa sospettabile di "inciucio" sul candidato al Colle, ma piuttosto il tentativo di imporre, in Parlamento, il "placet" su un nome gradito - e di ben marcata sottolineatura dell' identità di FI, "che occupa il centro liberaldemocratico e in Europa fa parte della famiglia Popolare", rispetto ad An e al progetto-Elefante al quale lavorano Mario Segni e Gianfranco Fini: "Cosa che riguarda la destra", rimarca il Cavaliere, riecheggiando poi l' analisi degli opposti estremismi: "Sono tutti ex. La mia parte politica invece non ha nulla da rimproverarsi sul passato". In aggiunta, Berlusconi non lesina scetticismo sulle virtù del Bestiario politico: "Non mi sembra che questi simboli facciano migliorare la politica. Vale anche per l' Asinello: se proprio dovevano andare a pescare nella Walt Disney, allora meglio la Banda Bassotti". Insomma, il Cavaliere già vede il simbolo di Forza Italia premiato dal voto - proporzionale - alle Europee come "di gran lunga il primo partito italiano". Quindi una campagna da condurre distinto da An e distante un largo baratro dalla sinistra "postcomunista e giustizialista". In tema di sinistra e giudici, Berlusconi, soffermandosi sull' anniversario di via Fani, torna a parlare di Brigate rosse e Pci. "Fu una pagina drammatica. C' era la volontà di abbattere lo Stato borghese con la violenza", dice il Cavaliere: "Allora la sinistra seppe distinguere le sue responsabilità da quelle delle Br. Speriamo che oggi avvenga lo stesso nei confronti di quei giudici giacobini, quasi organici alla sinistra, perché rinuncino a usare la giustizia per far fuori gli avversari politici". Oggi come due mesi fa, il parallelo berlusconiano suscita immediate, indignate proteste. Antonio Di Pietro: "Basta, è troppo. Se Berlusconi sa i nomi dei giudici li tiri fuori. Altrimenti la smetta. Sono gravissime affermazioni dirette anche a chi ha pagato con il sangue il proprio impegno". Replica del Cavaliere: "La battuta di Di Pietro è grottesca". Segue grandinata sondaggistica: "Che la magistratura condiziona la vita politica lo pensano e lo dicono l' 81,8 per cento degli italiani, il 94,9 degli elettori di FI, il 97,9 degli elettori di An". Altro sondaggio: "Che ci sia un atteggiamento persecutorio nei confronti di Berlusconi lo pensano e lo dicono il 51,6 per cento degli italiani, l' 85,4 degli elettori di FI, l' 89,5 degli elettori di An. è, strano ma vero", fa sapere il leader del Polo indicando la fonte (Datamedia, 10 marzo ' 99), "il 42,1 per cento degli elettori dei Democratici di Prodi e Di Pietro. Quanto ai nomi di chi ha usato e usa la giustizia con pregiudizi politici", conclude il Cavaliere, "ne faccio, a caso, uno preciso: Antonio Di Pietro. Non lo dico io, lo ha affermato il Tribunale di Brescia in una sentenza già passata in giudicato". Altrettanto dura è la linea sul Quirinale. Liquidati due nomi graditi al Polo, Emma Bonino ("Mi lasciai sfuggire un "magari"; ma realisticamente è un' ipotesi impossibile") e Mino Martinazzoli ("Frattini dice che sarei d' accordo? è una sua opinione personale"), il Cavaliere detta le condizioni da trattativa assai ardua. Al centrosinistra: "La maggioranza ci sottoponga una rosa di nomi o un solo nome che però dovrà essere cambiato se non otterrà la nostra approvazione". E al candidato dal quale esige preventivi impegni di scioglimento delle Camere e di dimissioni.