ROMA - Votate per me, o votate per D' Alema: scegliere chi rappresenta in Italia i popolari e i socialisti è l' unico modo per far contare il nostro paese Europa. Seduto al sole di Porto Rotondo, immerso negli effluvi del ciclamino e del mirto, Silvio Berlusconi detta testualmente (in una intervista a "La Stampa") questo consiglio agli elettori. E scatena nel Polo una tempesta. Le parole del Cavaliere rivelano "una tentazione di egemonizzare la coalizione speculare a quella dei Ds nel centrosinistra, e per An inaccettabile", replica subito un Gianfranco Fini così arrabbiato da respingere, più tardi, anche un tentativo di messa a punto di Berlusconi: "Invece di cadere dalle nuvole, come dice lui, smentisca quello che gli viene attribuito", manda a dire il leader della destra mentre in macchina va a far comizi in Friuli. "Me lo sono letto tre volte, prima di reagire, non ho avuto un' alzata di ingegno. E quel che ho letto merita esattamente la reazione che ha suscitato. Ha parlato non da leader del Polo, ma di Forza Italia: adesso basta!". La competizione innescata dal metodo proporzionale fa esplodere insomma nel Polo una santabarbara di diffidenze accumulate da mesi, e solo faticosamente messa al riparo dall' elezione di Ciampi: con Berlusconi convinto che Fini lavori contro la sua leadership politica "trescando" con Segni e con gli ex radicali transfughi di Forza Italia, e con il presidente di An che da mesi si dedica a sgonfiare le gomme ai disegni neocentristi attribuiti al Cavaliere. Un fare e disfare che Pierferdinando Casini chiede con scarso successo di mettere da parte: "La sfida da vincere - ricorda il leader del Ccd - è con il centrosinistra, che si sta dilaniando. Non dobbiamo offrire lo stesso spettacolo: io faccio appello ad un voto finalizzato a far crescere congiuntamente Forza Italia, An e Ccd...". è una implicita correzione di Berlusconi. Ma non basta a sedare la sfida tra le due maggiori forze del Polo, che l' avvicinarsi del 13 giugno mette sul terreno crudo dei numeri. Il Cavaliere vuole confermarsi come primo partito italiano a Strasburgo, e cerca di superare quota 20 per cento: "è importante - dichiara nell' intervista - non dare il voto alle liste che non fanno parte dei due grandi schieramenti europei, eleggendo parlamentari che non sono né zuppa né pan bagnato". Poi, di fronte alla mezza insurrezione di An e dei pattisti (Mario Segni parla di "roba da prima repubblica", e Marco Taradash gli imputa "proprio un bel modo di fare il leader del Polo") il leader di Forza Italia si corregge, definendo "prive di fondamento" le accuse di Fini: "Parlavo del rischio della dispersione del voto su liste e listarelle, e tra loro non c' è né ho mai pensato che potesse esserci An", si spiega. Ma Fini non ci sta, e rilancia: "L' intervista è molto, molto chiara, e non riporta le cose che Berlusconi sostiene nella sua replica: dice cose che certamente riguardano An, che non fa parte e non vuole fare parte né del gruppo socialista europeo, né del gruppo popolare europeo". In questo clima, la violenza dello scontro nel Polo fa finire in secondo piano la polemica tra i ds e i Popolari. Anche perché con grande sincronia si spendono per placarla i vertici di entrambi i partiti, e soprattutto gli uomini di Palazzo Chigi. Walter Veltroni insiste a chiarire che "il nostro avversario è la destra". E Franco Marini assicura che il Ppi vuole "discutere con gli alleati dell' alleanza, della sua prospettiva, di come arrivare alla fine della legislatura, cosa che noi popolari vogliamo con molta determinazione". Ma è Massimo D' Alema a fare i gesti più distensivi: "Il governo è a disposizione della maggioranza", fa sapere. "Dopo le elezioni il governo è pronto ai chiarimenti, alla verifiche, a ciò che ognuno esprime con una parola: è legittimo che la maggioranza discuta, dopo le europee si aprirà un periodo abbastanza lungo, di circa due anni e mezzo, di sereno lavoro, di stabilità". è un' apertura in piena regola, condita da riconoscimenti per il Ppi: "Marini ha problemi con me? Se lo dite voi..." ironizza il premier con i giornalisti. "Per me, questo è un governo D' Alema- Mattarella, in cui il Ppi è forza fondamentale. E io rispetto la richiesta di una verifica che può essere la base per una più ampia rinegoziazione, per arrivare a fine legislatura con una maggioranza unita e coesa. Marini non ha posto in alcun modo questioni drammatiche, per cui non vedo il problema". Su questa verità mette il sigillo anche Sergio Mattarella: "Non siamo di fronte a contrasti ma a semplici incomprensioni che noi abbiamo chiesto di registrare per rilanciare la coalizione: è una richiesta da leggere in chiave positiva - giura il vicepresidente del Consiglio - una proposta collaborativa".
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