ROMA - "Faremo un' opposizione dura alla Camera e se necessario mobiliteremo il paese". Silvio Berlusconi la legge sulla par condicio appena approvata dal Senato la considera "inaccettabile, illiberale, antidemocratica". Quel testo è un "atto grave e insensato che mette a rischio il dialogo fra maggioranza e opposizione" e il principio che le regole del gioco si cambiano insieme. Il Cavaliere annuncia una reazione durissima, iniziative clamorose, a partire dall' "Information day" di cui parlano i suoi colonnelli al Senato. Intanto annuncia che martedì alla Camera si aprirà un primo fronte: guerra senza quartiere contro il disegno di legge sulla rappresentanza sindacale, in particolare contro la norma che introduce la presenza delle Rsu nelle imprese sotto i 15 addetti. è un fiume in piena Berlusconi. Ne dice di tutti i colori: accusa la sinistra di essere arretrata, con quell' idea che gli spot devono essere proibiti, "paragonati ad un pannolino". Spiega con foga che comunisti e alleati hanno poco rispetto per i cittadini, dimostrano "il disprezzo antico nei confronti della gente che deve essere guidata da qualche capo illuminato". Parla di regime autoritario, racconta con dovizia di particolari, è un esperto, che le tv quella legge non potranno mai applicarla, perché nessuno vedrà mai i programmi dove finirebbe confinata la comunicazione politica. E senza audience non c' è tv commerciale, a meno di fare della beneficenza. Allora, dice, visto e considerato che la Rai è "occupata militarmente" e le tv private "sono sotto schiaffo perché dipendono da una concessione governativa", la par condicio è solo un "marchingegno diabolico", ben "congegnato" per tappare la bocca al Polo. Berlusconi, per spiegare quanto sia grave ai suoi occhi la par condicio, tira fuori pure la metafora calcistica. "è come se in un partita di calcio - dice - le regole le fissasse una delle due squadre e si scegliesse l' arbitro". Gianfranco Fini, seduto alla sua destra, annuisce e aggiunge che quel provvedimento "è una minaccia per libertà", che i regimi nascono proprio dall' attacco alla possibilità di comunicazione. Pierferdinando Casini, alla sinistra del Cavaliere, annuisce e se la prende con i vecchi amici dc del centro, quelli che hanno consegnato all' ex comunista D' Alema "il timone del governo". Li ammonisce a tornare indietro, li invita a "salvare la loro diginità e la prospettiva del pluralismo del paese". Ecco il succo della conferenza stampa del Polo, frutto del vertice di mercoledì sera. Uniti come un sol uomo contro la par condicio, l' odiato provvedimento che, secondo i leader del centrodestra, mira a tarpare le ali ad un Polo che sta veleggiando ben sopra il 50 per cento dei consensi. Molta par condicio e poca crisi di governo. Quasi tirato per i capelli il Cavaliere si lascia andare all' affermazione che il Polo le elezioni anticipate le vuole, che D' Alema, una volta che avrà finito le sue manovre, lo aspettano in Parlamento. Se ci arriva, visto e considerato che i tre leader pensano che nel centrosinsitra lavorano alacramente per metterlo da parte, per eliminare il capo della coalizione. "Chi è causa del suo mal - sentenzia Fini - pianga se stesso". Ha brigato, ha voluto fare il furbo, aggiunge il leader di An e adesso rischia di lasciarci le penne. E a quel punto l' unica via sarebbero le elezioni anticipate. Ma il Polo le vuole o no? Ha ragione Veltroni a dire che i sondaggi non sono confortanti? "Mi hanno chiesto se sento odore di elezioni - ironizza Berlusconi -, caso mai ne sentirei il profumo...". Dunque niente ipotesi contorte. Sbaglia Veltroni, definito "mistificatore", e sbaglia anche Fabio Mussi a pensare che l' alternativa al D' Alema 2 sia un governo tecnico sostenuto dal Polo. Anzi, dice Berlusconi che "Mussi è l' errore personificato". Dunque l' appuntamento è fissato nelle aule parlamentari. Il Cavaliere ripete che D' Alema gli ha assicurato che, appena ci saranno le condizioni istituzionali la crisi verrà formalizzata. Ma quando e come sono cose che solo il campo avverso può decidere. "Noi - dice il Cavaliere - non abbiamo la sfera di cristallo. Non possiamo prevedere nulla sugli atteggiamenti dei protagonisti della politica. Si immagini se possiamo farlo se il protagonista si chiama Francesco Cossiga". Immediata la replica del Picconatore: "Se lo prendessi sul serio direi che tutti i grandi generali per vincere le battaglie furono imprevedibili".
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