RIECCOLI. In fondo a cinque anni di parole senza più senso, dette e contraddette, Berlusconi e Bossi sono tornati sul palco insieme, maschere della commedia dell' arte politica, per una nuova avventura. Sono ripartiti da Verona, cerniera del Nord-Est, e dall' assemblea dei costruttori edili. L' hanno già chiamato "patto del mattone", per dare l' impressione di solidità. A RISCHIO di confonderlo col ballo del mattone, ch' era un cavallo di battaglia del giovane Umberto, quando faceva il ritopavone a Castrocaro. Rieccoli, Berlusconi e Bossi, un tempo reciprocamente "il mafioso di Arcore" e lo "sfasciacarrozze", che tornano a chiamarsi Umbertone e Silvio e a scambiarsi parole dolci. "Ricominciamo perché ci siamo guardati negli occhi", modula Berlusconi. "In politica si cresce" sussurra per una volta Bossi, con la mestizia di un Pinocchio a fine storia. S' è già detto e scritto tutto sul ritorno della strana coppia, si sono raccolti in antologie gli insulti scambiati in cinque anni, quasi ogni giorno. Mancava soltanto di vederli, perché l' immagine ormai in politica è quasi tutto. E questa immagine, nascosta da un giorno di sciopero, la dice lunga sul tempo trascorso e su come sono cambiate le cose intorno all' immutabile Cavaliere. L' ultima volta, l' estate prima del ribaltone, Bossi s' era presentato in canottiera alla villona sulla Costa Smeralda del Cavaliere, sublime gesto di disprezzo politico. Ora, per incassare il nuovo patto, non ha cambiato soltanto il nome del partito. S' è cambiato la maschera truce, il tono guascone, l' eterna camicia verde (finalmente) ora candida, s' è tolto dal collo il fazzoletto-bandiera della Padania e l' ha ripiegato nel taschino. Ben pettinato, con camicia bianca, giacca scura e orrenda cravatta gialla, s' inchina alla stretta di mano col signore di Arcore. E dire che aveva inventato il celodurismo. Ma capita di cambiare idea, quando si scoprono i sentimenti, nel contatto col "partito dell' amore" (ma non era un' idea di Cicciolina?). Senza calcolare, poiché non è bello, l' impatto col partito del danaro. E' incredibile invece quanto Berlusconi sia sempre Berlusconi, uguale a se stesso, non cambia una virgola. Solito trucco pesante, polsini enormi, doppiopetto d' ordinanza, cravatta di Marinella, identici gli slogan, le parole d' ordine, i sistemi. I dittatori ogni tanto cambiano divisa, Berlusconi no. Lui cambia gli altri, con il potere delle tv, del danaro. Si tratti di giornalisti o leader politici, presentatori o manager, comici o allenatori di calcio. In ogni settore toccato dal re Mida della Brianza, si assiste a un prima e un dopo. C' è un prima e un dopo nella televisione, non soltanto le sue ma anche la Rai. Un prima e un dopo nel calcio: dalla Coppa dei Campioni alla Champions League, per dire. Un prima e un dopo nella pubblicità, nell' editoria (pensate al Giornale da Montanelli a Feltri e seguenti). Il prima è sempre più civile, parere personale. Il dopo, in compenso, è molto ricco. Il prima e dopo "B" in politica è evidente nella parabola delle star di volta ingaggiate dall' impresario di Forza Italia. Qualcuno forse ricorderà il Gianfranco Fini ultra-giustizialista del ' 94, quando An era il vero "partito dei giudici". Casini era poco prima, nulla ora. Buttiglione è un caso a parte, già molto studiato, di camaleontismo innato. I radicali sembrano già pronti a mettere da parte le pretese movimentiste e ad accomodarsi come pierini del gruppo nel palco lasciato vacante dallo spento Sgarbi. Straordinaria è la capacità berlusconiana di far convivere, per puro interesse, solisti che non avrebbero nulla da spartire, dal nazista Rauti al socialista Martelli, dal libertario Pannella al cattolicissimo Casini, dal nazionalista Fini al secessionista Bossi. Finché, ridicolizzate le differenze diciamo ideali degli uni con gli altri, l' unico senso dell' arlecchinesca compagnia si compie nell' obbedienza al leader. All' impresario Berlusconi che ha inventato la compagnia del Polo e distribuito le parti in commedia. E' chiaro che se domani morisse lui, gli altri se ne andrebbero chi di qua, chi di là, come l' armata Brancaleone. Bossi ci aveva sperato, di uccidere Berlusconi, politicamente s' intende. E invece eccolo preso e ucciso, reso innocuo e ornamentale, come un qualsiasi pippobaudo o Santoro da intrattenimento. Finivano così certe rivolte contadine, nella Brianza sudamericana che da secoli ospita i Bossi e i Berlusconi, con l' arruffapopolo di turno vestito a festa e perdonato dal magnanimo signore, davanti ai muti compagni.
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