Politica

Le barzellette del Cavaliere sulla nave dei crociati

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QUESTA campagna elettorale sta riproponendo magicamente al centro della scena il Berlusconi più autentico, l' energia vitale, l' istinto prepotente che neppure i duri anni dell' apprendistato politico all' opposizione sono stati in grado di soffocare. Nella sempiterna confusione italiana tra il pubblico e il privato, al Cavaliere vanno stretti i panni del semplice candidato premier. Lui sente di essere di più, molto di più. Vincerò in politica così come ho vinto col Milan e con Canale 5, torna a ripeterci: avete solo da guadagnarci, nell' identificarvi in me, fidatevi. Sono diventato l' uomo più ricco d' Italia, dunque saprò far più ricchi pure voi, e in ogni caso, poiché mi siete cari, vi renderò gioiosamente partecipi del mio sogno. Eccolo dunque sulla tolda della nave Azzurra investire con lo spadone sempre nuovi cavalieri non della sua crociera ma della sua crociata. E POCO importa se il Papa ha appena fatto "mea culpa" dichiarando chiuso il tempo delle guerre sante: il principe azzurro degli italiani oltrepassa gli argomenti della politica, spiazza gli avversari, fa spettacolo per cielo per terra e per mare, gioca col malocchio e punta sulla simpatia, se ne infischia del buon gusto e degli intellettuali benpensanti, perché - scommette - solo dalla sua persona è in grado di sprigionarsi il carisma che lo metterà in comunicazione diretta con gli strati più profondi del paese. Lunedì è stata la volta dell' infelice barzelletta sui malati di Aids, le sabbiature buone per abituarli a restare sottoterra. Noi sappiamo che, per fortuna, i sieropositivi non sono più dei condannati a morte. Naturalmente è sacrosanta l' indignazione manifestata dalle loro associazioni contro "la Vanna Marchi della politica", per usare le parole dei politrasfusi. Ma, mi dispiace, non per questo riesco a condividere l' equazione tra Berlusconi e Haider serpeggiata ieri, né ad assumere quell' incauta battuta come prova definitiva del suo cinismo. No, dietro quella gaffe si cela semmai un' insidia più grave. La barzelletta politicamente scorretta infilata per sbaglio nel microfono della conferenza stampa, torna a riproporci l' istinto di un Cavaliere impossibilitato per sua natura a distinguere il piano pubblico da quello privato: in doppiopetto, di fronte a una telecamera, difficilmente se la sarebbe lasciata sfuggire. Ma lì, a bordo di Azzurra, in tuta, circondato dalla devozione complice dei nuovi crociati, Berlusconi si sentiva a casa sua. L' Italia intera diventava un tinello di quelli in cui, vivaddio, lasciarsi finalmente andare alle parolacce e ridere, ridere anche sulle mani in pasta del ginecologo. Un monarca paterno che, galvanizzato dall' amore dei sudditi, dovunque si sente a casa propria ed elargisce quindi la propria simpatia come esibizione antipolitica, perché lui entra meglio in sintonia col paese attraverso la rottura degli schemi, aggirando il linguaggio della politica. Quando, la settimana scorsa, il Cavaliere ha annunciato la sua indisponibilità a un confronto televisivo con D' Alema, mi è tornata in mente la telefonata che mi fece all' indomani di una puntata di "Pinocchio" cui avrebbe dovuto partecipare se non l' avesse costretto a letto una forte influenza. Con la consueta gentilezza, fu prodigo di elogi professionali, per poi spiegarmi che avendola studiata era giunto alla conclusione che la mia trasmissione non faceva per lui, e quindi per favore evitassi di invitarlo in futuro: "Vede, da lei gli ospiti stanno seduti tutti alla pari sul palco, il pubblico li può interrompere, ed è sempre la sua scaletta a imporre il ritmo televisivo. La mia tecnica di comunicazione prevede invece che io mi porga dall' alto ai telespettatori. Così, dall' alto, dal centro della scena, io buco il video e il mio messaggio li raggiunge". Dovetti inchinarmi alla competenza inappuntabile di quell' analisi. Misurandosi alla pari con D' Alema di fronte alle telecamere, Berlusconi non teme tanto di perdere una sfida dialettica, quanto invece di venir meno alla dimensione sacrale, carismatica, della propria esposizione pubblica. La nave, da questo punto di vista, è perfetta. Attracca nei porti accolta da inni e, perché no, da variopinte contestazioni. Il monarca saluta ma evita di scendere a terra: sono gli adepti che montano a bordo, contingentati, a ricevere il verbo. Semmai, in caso di sovraffollamento, il comizio si può ripetere due volte, perché dopo la lunga attesa a nessuno sia precluso il beneficio dell' accesso. Gli esperti di marketing si sono sbizzarriti nell' elogiare il riferimento berlusconiano al nuovo mito della crociera a buon mercato. Ma la vera differenza tra la nave del Cavaliere e il pullman di Prodi è tutta qui: dal pullman si scendeva per andare tra la gente; sulla nave si sale per accedere al Capo. Un' inversione simbolica carica di significati. Berlusconi non ha badato a spese per concentrare tutta intorno alla sua persona la campagna elettorale delle Regionali, forse perché non considera di per sé abbastanza forti i candidati presidenti del Polo. Nella lettera che ha inviato a casa di milioni di italiani, lo dice subito: "Il 16 aprile lei sarà chiamato alle urne per scegliere il governo della sua regione. Ma sarà in realtà una scelta più importante, una scelta di campo: o di qua o di là". è lui il protagonista, è lui ad illustrare "la grande riforma liberale che ho in mente". Lui, il capo di cui c' è bisogno: "Io credo di sapere ciò che bisogna fare e credo di saperlo fare. Credo anche che i politici di professione, i politici delle parole, non sappiano nemmeno da che parte incominciare". Neanche se ritornasse a Palazzo Chigi, lui, Silvio Berlusconi, sopporterebbe l' onta di considerarsi "solo" un politico di professione. Capitano coraggioso, imprenditore della fantasia, monarca illuminato, vuole vincere di sfondamento e guidare l' Italia lontano, al largo, oltre gli scogli della politica.
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