Politica

<span style="font-weight: bold;">LA PROTESTA<br /></span>

Ddl intercettazioni, la protesta in piazza
"Combattiamo contro questo regime"

Davanti alla Camera sit in contro il provvedimento del governo. "Se passa tutti noi ne pagheremo le spese". Rodotà: "Si sta toccando l'articolo 21 della Costituzione. Conoscere per deliberare, diceva Einaudi. Questa è la democrazia". Frecciate ai politici: "Ma dove sono?". "Napolitano non deve firmare"

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ROMA - L'improvvisato palco è fatto da una cassetta di frutta ("perché così siamo ridotti") e da una pila di giornali ("che oggi sono a rischio"). Piazzata davanti a Montecitorio. Dentro i palazzi del potere si discute del contestatissimo ddl sulle intercettazioni,  fuori la piazza viene occupata dalla contestazione. A chiamare a raccolta tutti coloro che vedono nel ddl un attacco alla libertà di stampa sono stati quelli del Popolo viola, di Articolo 21, della Valigia Blu. Che hanno dato vita ad una nuova puntata di una campagna che va avanti da settimane. Oggi l'idea è quella dello speaker's corner che oltremanica è quell'area di Hyde Park, dove, chi vuole, può dar vita a comizi e dibattiti. A Roma, invece, si trasforma in un palco dove poter gridare "all'attacco alla libertà di informazione", "ai rischi di regime". E' questo il vero pericolo, perché, se passa questa legge, ripetono dal palco, "a pagarne le spese non saranno solo i giornalisti ma tutti noi". In piazza, oltre alle bandiere viola, ci sono drappi dell'Idv, di Sinistra Ecologia e Libertà e dei Verdi. Assenti quelli del Pd. Anche se il segretario democratico Pierluigi Bersani, promette "ostruzionismo" in aula.

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Dopo il tam tam in rete, la raccolta di firme, le pagine Facebook, gli appelli, le chiamate alla  mobilitazione, la protesta arriva in piazza. Non sono molti, ad onore del vero, quelli che si ritrovano oggi all'ombra di Montecitorio. Ma le dirette tv rilanciano i loro messaggi. Su una cosa sono tutti d'accordo: "Questa legge va fermata a tutti i costi". Per continuare a farlo danno appuntamento a lunedì mattina al teatro dell'Angelo a Roma (interverranno direttori di giornali e costituzionalisti) è il 19 giugno a piazza Navona (con concerto dei Massive Attack annesso): "Chiederemo le dimissioni di tutta la cricca, devono andare a casa" dice il viola Gianfranco Mascia. 

Tutti sul podio, dunque. A puntare il dito contro quelle che l'ex garante per la privacy, Stefano Rodotà, (uno dei firmatari dell'appello contro il ddl) definisce "un cambiamento di regime". Con diverse misure, rimarca Rodotà, "si sta toccando l'articolo 21 della Costituzione" mentre "la Corte europea dei diritti dell'uomo ha fatto sentenze che se fossero legge dovrebbero far vergognare chi ha scritto questa legge. Conoscere per deliberare, diceva Einaudi. Questa è la democrazia".

La lista degli oratori si allunga. Politici, giornalisti ma anche gente comune. Che ai politici ha qualcosa da dire: "Perché oggi non sono con noi? Che hanno di meglio da fare?". In realtà qualcuno c'è. Volti noti dell'Idv come Stefano Pedica, esponenti della sinistra come Russo Spena, i verdi con Bonelli. Ma la ribalta non è la loro. E' di chi chiede a gran voce di "resistere" e di usare la fantasia per metter in campo idee nuove. E' di chi usa microfono e internet e propone di usare i siti web per diffondere le intercettazioni, dando vita ad una sorta di disobbedienza civile in salsa virtuale. E' di chi fa partire una colletta per comprare due pagine sul New York Times e sull'Herald Tribune dove lanciare l'allarme per quello che sta accadendo in Italia. 

In piazza sventola lo striscione "Meno informazione uguale piu' corruzione". In tanti si coprono la bocca con un bavaglio. C'è chi innalza un cartello, chi inneggia ai "partigiani del terzo millennio". Chi, come 'Libertà e Giustizia', gioca con le rime: "Per una nuova dittatura niente stampa e cultura". Articolo 21 recita il suo giuramento "contro la legge bavaglio". Gli affondi contro Berlusconi e il governo si susseguono. Ma anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano viene chiamato in causa. Sono tanti quelli che gli chiedono di non firmare "un testo che legalizza la censura". Toni ben più duri quelli usati dal portavoce dell'Idv Leoluca Orlando che punta il dito contro l'inquilino del Colle: "Che ci sta a fare al Colle se non garantisce la libertà di informazione?"

Si va avanti così, tra il ricordo dei  magistrati e dei giornalisti uccisi dalla mafia, tra chi ironizza ("siamo in piazza anche per Bruno Vespa") e chi chi si chiede polemicamente perché una cosa del genere "non l'abbia organizzata la sinistra". In piazza c'è la voglia di non restare con le mani in mano. Proposte, servono proposte. C'è il web, che ancora una volta si rivela un'arma straordinaria. E ci sono idee, lanciate in piedi su una cassetta di frutta, che diventano progetti.  




 
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