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"Ambra e Chiara vittime di Arcore
costrette da Fede ai party col premier"

Si sono costituite parti civili rompendo l'omertà delle Olgettine. Le motivazioni del giudice: profonda sofferenza, considerate come meretrici
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di PIERO COLAPRICO
MILANO - Tutti i difensori degli imputati non volevano che Chiara Danese e Ambra Battilana, le due miss che si ritrovarono in una notte di bagordi ad Arcore e se andarono via "sbigottite", si costituissero parte civile. Ma il giudice Maria Grazia Domanico ha detto sì alle ragazze. Qualche passo dell'ordinanza è utile a comprendere meglio anche l'inchiesta su Ruby Rubacuori, entrata ad Arcore da minorenne, e il premier.

Ambra e Chiara si lamentano con i magistrati per "la profonda ed enorme sofferenza subita per essere state considerate dagli imputati al pari di meretrici, e indotte a tale attività facendole partecipare alla serata del 22 agosto 2010": quella con le ragazze che si spogliano e cantano "Meno male che Silvio c'è", e con la statuetta con il priapo che viene portata da un cameriere per divertire il premier. Ambra e Chiara non si sentono come le altre invitate e "lamentano anche un danno patrimon…
di PIERO COLAPRICO
MILANO - Tutti i difensori degli imputati non volevano che Chiara Danese e Ambra Battilana, le due miss che si ritrovarono in una notte di bagordi ad Arcore e se andarono via "sbigottite", si costituissero parte civile. Ma il giudice Maria Grazia Domanico ha detto sì alle ragazze. Qualche passo dell'ordinanza è utile a comprendere meglio anche l'inchiesta su Ruby Rubacuori, entrata ad Arcore da minorenne, e il premier.

Ambra e Chiara si lamentano con i magistrati per "la profonda ed enorme sofferenza subita per essere state considerate dagli imputati al pari di meretrici, e indotte a tale attività facendole partecipare alla serata del 22 agosto 2010": quella con le ragazze che si spogliano e cantano "Meno male che Silvio c'è", e con la statuetta con il priapo che viene portata da un cameriere per divertire il premier. Ambra e Chiara non si sentono come le altre invitate e "lamentano anche un danno patrimoniale dovuto alla perdita di chance lavorative, causate dall'essere state considerate prostitute".

Perché, se loro due vanno tutelate, gli imputati Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti rischiano di pagare salato il risarcimento? Semplice: "Il reato d'induzione e favoreggiamento della prostituzione - sono le parole del giudice - è reato contro la morale pubblica e il buon costume". E l'interesse protetto è quello dello Stato, visto che "il fenomeno della prostituzione viene considerato socialmente dannoso". Ma la legge Merlin chiudeva nel '58 le case chiuse, da allora ci sono state migliaia d'inchieste per prostituzione e "Solo una giurisprudenza molto risalente non riteneva le prostitute persone danneggiate": erano trattate, sia detto in sintesi brutale, carne da macello. Finché, come sottolinea il giudice Domanico, "la più recente giurisprudenza, sensibile agli aspetti più diversi che il fenomeno della prostituzione può assumere", parla di chi si vende come di un "soggetto eventualmente danneggiato dal reato".

E qual è il reato? I tre imputati - definiti dai pm uno il fidelizzatore (Fede), l'altro (Mora) il procacciatore, e l'ultima (Minetti) l'organizzatrice - devono rispondere di "induzione". Una contestazione che basta e avanza ad "arrecare in astratto un danno alle persone che vengono avvicinate, convinte, persuase, in una parola indotte a prostituirsi". E non importa nemmeno se "le stesse esercitino l'attività di prostituzione", il danno può essere più profondo "proprio nel caso in cui le stesse non esercitino la prostituzione".

A Villa San Martino, questo sostiene la Procura milanese, era stato organizzato un sistema di serate, divise in tre momenti (cena, bunga bunga, camere da letto) per "compiacere Silvio Berlusconi", il cliente. E questo sistema (parole dei pm) porta alla "mortificazione della dignità femminile". Il fatto che avvenisse "in una villa chiusa, lontano dagli occhi delle persone", come è stato sottolineato dai legali, diminuisce forse la valenza del dramma? No, pensa il giudice. Le due miss "sconvolte" dalla festa a luci rosse rappresentano dunque una svolta: e "il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali", ammesso l'altro ieri mattina, la sottolinea.