NAPOLI - Intorno alle ore 19 si è concluso l'interrogatorio di Giampaolo Tarantini avvenuto nel carcere di Poggioreale. Per quattro ore Henry John Woodcock, Francesco Curcio e Vincenzo Piscitelli, i pm che conducono l'inchiesta sulla presunta estorsione al premier, hanno sentito l'imprenditore, che è stato arrestato nei giorni scorsi. Il tutto mentre infuriano le polemiche dopo la pubblicazione, sull'Espresso, della telefonata in cui il premier suggerisce al faccendiere Valter Lavitola, latitante, di non tornare in Italia. Tarantini è rinchiuso da 8 giorni nel carcere di Poggioreale. Era stato arrestato lo scorso primo settembre con la moglie Angela Devenuto, agli arresti domiciliari, mentre è sfuggito all'arresto Lavitola, tutt'ora latitante.
Gli avvocati di Tarantini, i penalisti Alessandro Diddi e Ivan Filippelli, si sono detti soddisfatti dell'esito dell'interrogatorio: "Con questo interrogatorio crediamo sia vicina la conclusione di questa vicenda. Tarantini è apparso sereno. Chiederemo un'istanza di revoca della misura cautelare al gip. Il nostro assistito ha risposto alle domande dei magistrati, ha dato ampie giustificazioni di quel che è successo".
E' la seconda volta che Tarantini (assistito dagli avvocati Alessandro Diddi e Ivan Filippelli) si trova faccia a faccia con i pm Curcio, Piscitelli e Woodcock, titolari del fascicolo. La prima fu sabato scorso e si trattò dell'interrogatorio di garanzia, tappa obbligata dell'iter giudiziario dopo l'arresto avvenuto all'alba del primo settembre. In quell'occasione Tarantini ammise di aver preso soldi da Berlusconi sostenendo che si trattava di un aiuto offertogli per fronteggiare difficoltà economiche e non, come invece sostiene la Procura, di un'estorsione dietro la minaccia velata di patteggiare al processo barese sulle escort.
Le domande dei magistrati, come da prassi, furono circoscritte ai fatti oggetto dell'ordinanza di custodia cautelare. L'interrogatorio di oggi ha valore investigativo e spazia anche su aspetti di questa delicata vicenda sui quali sono in corso accertamenti.
In occasione dell'interrogatorio di garanzia, Tarantini ammise di aver preso soldi da berlusconi sostenendo che si trattava di un aiuto ricevuto per fronteggiare difficoltà economiche e non, come invece sostiene la procura, di un'estorsione dietro la minaccia velata di patteggiare al processo barese sulle escort.
Nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta estorsione sarà ascoltato nei prossimi giorni anche l'avvocato del premier Niccolò Ghedini, deputato del Pdl, come persona informata sui fatti. Il pool di magistrati che indaga sulla vicenda vuole approfondire la circostanza secondo cui Ghedini sarebbe stato a conoscenza dei soldi che il presidente del Consiglio elargiva a Tarantini tramite Valter Lavitola.
Gli avvocati di Tarantini, i penalisti Alessandro Diddi e Ivan Filippelli, si sono detti soddisfatti dell'esito dell'interrogatorio: "Con questo interrogatorio crediamo sia vicina la conclusione di questa vicenda. Tarantini è apparso sereno. Chiederemo un'istanza di revoca della misura cautelare al gip. Il nostro assistito ha risposto alle domande dei magistrati, ha dato ampie giustificazioni di quel che è successo".
E' la seconda volta che Tarantini (assistito dagli avvocati Alessandro Diddi e Ivan Filippelli) si trova faccia a faccia con i pm Curcio, Piscitelli e Woodcock, titolari del fascicolo. La prima fu sabato scorso e si trattò dell'interrogatorio di garanzia, tappa obbligata dell'iter giudiziario dopo l'arresto avvenuto all'alba del primo settembre. In quell'occasione Tarantini ammise di aver preso soldi da Berlusconi sostenendo che si trattava di un aiuto offertogli per fronteggiare difficoltà economiche e non, come invece sostiene la Procura, di un'estorsione dietro la minaccia velata di patteggiare al processo barese sulle escort.
Le domande dei magistrati, come da prassi, furono circoscritte ai fatti oggetto dell'ordinanza di custodia cautelare. L'interrogatorio di oggi ha valore investigativo e spazia anche su aspetti di questa delicata vicenda sui quali sono in corso accertamenti.
In occasione dell'interrogatorio di garanzia, Tarantini ammise di aver preso soldi da berlusconi sostenendo che si trattava di un aiuto ricevuto per fronteggiare difficoltà economiche e non, come invece sostiene la procura, di un'estorsione dietro la minaccia velata di patteggiare al processo barese sulle escort.
Nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta estorsione sarà ascoltato nei prossimi giorni anche l'avvocato del premier Niccolò Ghedini, deputato del Pdl, come persona informata sui fatti. Il pool di magistrati che indaga sulla vicenda vuole approfondire la circostanza secondo cui Ghedini sarebbe stato a conoscenza dei soldi che il presidente del Consiglio elargiva a Tarantini tramite Valter Lavitola.