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TARANTINI

Il Pdl: "Palma mandi gli ispettori a Napoli"
Il ministro: "Solo informazioni sugli atti"

I deputati Costa e Contento chiedono al ministro della Giustizia un'ispezione nella procura incaricata dell'inchiesta sui ricatti al premier. I due denunciano una "fuga di notizie favorita per danneggiare Berlusconi". La replica: "Per il momento non è prevista"

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ROMA - Il ministro della Giustizia, Francesco Nitto Palma, avvierà accertamenti preliminari sull'inchiesta che sta conducendo la Procura di Napoli in merito al presunto ricatto nei confronti del premier da parte di Giampaolo Tarantini, la moglie Nicla e Valter Lavitola: il Guardasigilli, secondo quanto si apprende, intende chiedere informazioni scritte alla Procura generale di Napoli su un'eventuale fuga di notizie che potrebbe essersi verificata negli uffici giudiziari del capoluogo campano. E, poi, sulla base delle notizie che riceverà, potrà decidere se inviare o meno gli ispettori del ministero.

A chiedere al ministro se non fosse il caso di disporre un' ispezione alla Procura di Napoli erano stati i deputati del Pdl Enrico Costa (capogruppo in commissione Giustizia) e Manlio Contento in un'interpellanza urgente presentata alla Camera. Ma l'ipotesi non spaventa per nulla i magistrati napoletani. "Non abbiamo niente da nascondere - commenta il procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore - ben vengano gli ispettori". La pubblicazione di alcune di queste intercettazioni, avevano sostenuto i parlamentari nell'interpellanza, riguarderebbe solo contenuti "specifici e parziali". E la cosa porterebbe a ritenere che "la fuga di notizie possa essere stata favorita in modo da danneggiare, attraverso il rilievo dato alle notizie, proprio la vittima dei reati contestati agli indagati e cioè il presidente del Consiglio". "Per l'ennesima volta - avevano denunciato Costa e Contento - i mezzi di comunicazione hanno riportato il contenuto di stralci di atti di indagine compiuti dalla Procura di Napoli". In particolare, avevano aggiunto, "numerosi quotidiani hanno riportato parte di una conversazione telefonica intervenuta tra Lavitola, attualmente indagato dalla medesima Procura" e il premier. Conversazione che sarebbe avvenuta il 24 agosto 2011. Altrettanto, è ancora la 'denuncia' dei deputati, sarebbe accaduto per le informazioni testimoniali rese agli inquirenti dalla segretaria del Cavaliere, Marinella Brambilla e dall'avvocato, Giorgio Perroni. Tutti atti che "non risultano essere stati ancora depositati" e dunque "non dovrebbero essere a conoscenza di terzi essendo nell'esclusiva disponibilità e custodia" della Procura di Napoli.

Il caso, era stata la conclusione, merita dunque "l' attenzione del ministro e del Servizio Ispettivo per accertare se sussistano eventuali responsabilità nella gestione del procedimento ed in particolare del fascicolo contenente gli atti di indagine sopra richiamati". Obiettivo: accertare i fatti "allo scopo di avviare le iniziative di legge nei confronti di eventuali responsabili".
Ma l'interpellanza del Pdl e la decisione del Guardasigilli di avviare la prima fase degli accertamenti che potrebbe anche concludersi con l'invio degli ispettori ministeriali fa andare l'opposizione su tutte le furie. Già che c'è, è il commento di Donatella Ferranti (Pd) e Nino Lo Presti (Fli), Nitto Palma "farebbe bene anche ad indagare sulla rivelazione di notizie fatta dal settimanale 'Panorama' che furono determinanti ai fini della latitanza di Lavitola". L'eventuale invio di ispettori a Napoli, osserva il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi, "sarebbe un atto di ingerenza inaudito ed intollerabile". "Siamo di fronte alla solita arma di distrazione di massa - prosegue - orchestrata dal Pdl, per distogliere l'attenzione dal vero problema e gettare fango su chi ricerca la verità".
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