ROMA - "Presidente, quando incontrerà i giudici?" Così i cronisti si rivolgono al premier, appena uscito dall'aula della Camera dopo aver votato la manovra. Berlusconi si volta verso i cronisti, prima di andare via, senza rispondere. Le due parti, comunque, si stanno parlando. Il procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore, è in contatto con i legali di Berlusconi per concordare tempi e forme di un eventuale interrogatorio del premier sulla vicenda della presunta estorsione subita da Gianpaolo Tarantini. Lo confermano fonti della procura. Nell'atto di citazione notificato ieri ad Arcore, infatti, si invitava la parte lesa a prendere contatto con la procura entro oggi. Ma in serata l'avvocato del premier Niccolò Ghedini, pur confermando che "c'è stato un contatto con la procura di Napoli", precisa che "non è stata presa alcuna decisione né da parte nostra né da parte loro" e che sulle date "la nostra decisione è correlata anche ai comportamenti della procura"
I resoconti dei deputati che hanno visto il premier alla Camera, però, descrivono un Berlusconi di pessimo umore. Il Cavaliere si sarebbe sfogato dicendosi "perseguitato" da pm che "attraverso un uso politico della giustizia" danneggerebbero non solo la sua persona, ma anche l'istituzione presidenza del consiglio. "Oggi colpiscono me, domani potrà essere un problema per la sinistra", sarebbero state le parole del Cavaliere. E ancora: "Ogni giorno io faccio beneficenza, aiuto persone bisognose e non ne faccio pubblicità. Di quelle cose però non si parla, si parla soltanto di questa estorsione che non esiste". Estorsione? Giammai. Secondo quanto riferito il Cavaliere avrebbe spiegato ancora una volta di essersi limitato ad aiutare una famiglia che si trovava in un momento di forte bisogno, in un momento di difficoltà, come del resto - avrebbe osservato Berlusconi - "ho fatto e continuerò a fare quando ce n'è bisogno: sono un generoso, faccio beneficenza. Anche nel caso della vicenda Tarantini, mi sono limitato a farlo senza commettere alcun reato".
E sempre restando in tema di soldi il premier si sarebbe lamentato della sentenza che lo condanna a pagare un maxi-risarcimento di 600 milioni di euro a favore della Cir di Carlo De Benedetti: "Mi hanno lasciato senza soldi..". Infine l'incontro con i vertici del Pdl e con il ministro della Giustizia, Nitto Palma.
Per il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, "se i magistrati lo chiamano, il premier ha il dovere di andare. Questa coincidenza europea è sui generis, in questi casi la linearità di comportamento premia sempre. Se Berlusconi fosse andato subito dai magistrati ci sarebbe stato meno clamore". Umberto Bossi, invece, si chiama fuori: "Chiedetelo a Berlusconi, non ho nessun Consiglio".
I resoconti dei deputati che hanno visto il premier alla Camera, però, descrivono un Berlusconi di pessimo umore. Il Cavaliere si sarebbe sfogato dicendosi "perseguitato" da pm che "attraverso un uso politico della giustizia" danneggerebbero non solo la sua persona, ma anche l'istituzione presidenza del consiglio. "Oggi colpiscono me, domani potrà essere un problema per la sinistra", sarebbero state le parole del Cavaliere. E ancora: "Ogni giorno io faccio beneficenza, aiuto persone bisognose e non ne faccio pubblicità. Di quelle cose però non si parla, si parla soltanto di questa estorsione che non esiste". Estorsione? Giammai. Secondo quanto riferito il Cavaliere avrebbe spiegato ancora una volta di essersi limitato ad aiutare una famiglia che si trovava in un momento di forte bisogno, in un momento di difficoltà, come del resto - avrebbe osservato Berlusconi - "ho fatto e continuerò a fare quando ce n'è bisogno: sono un generoso, faccio beneficenza. Anche nel caso della vicenda Tarantini, mi sono limitato a farlo senza commettere alcun reato".
E sempre restando in tema di soldi il premier si sarebbe lamentato della sentenza che lo condanna a pagare un maxi-risarcimento di 600 milioni di euro a favore della Cir di Carlo De Benedetti: "Mi hanno lasciato senza soldi..". Infine l'incontro con i vertici del Pdl e con il ministro della Giustizia, Nitto Palma.
Per il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, "se i magistrati lo chiamano, il premier ha il dovere di andare. Questa coincidenza europea è sui generis, in questi casi la linearità di comportamento premia sempre. Se Berlusconi fosse andato subito dai magistrati ci sarebbe stato meno clamore". Umberto Bossi, invece, si chiama fuori: "Chiedetelo a Berlusconi, non ho nessun Consiglio".