Intercettazioni, scontro istituzionale
Berlusconi chiede decreto, no del Colle
di ANNALISA CUZZOCREA e UMBERTO ROSSO
Incontro con Napolitano. Il premier: i pm mi perseguitano. Trattativa aperta sull'interrogatorio: il premier vuole la presenza del suo avvocato. E torna sul lodo Mondadori: "Mi hanno lasciato senza contanti"
ROMA - In una piazza Montecitorio blindata il cordone di sicurezza si apre per far passare il corteo di auto e camioncini che scorta Silvio Berlusconi. Il premier è appena tornato dal Quirinale, dov'è stato a colloquio con Giorgio Napolitano, ed entra alla Camera giusto in tempo per votare la cinquantesima fiducia al suo governo. Non risponde ai giornalisti, che gli chiedono quando incontrerà i giudici di Napoli. Si volta, li guarda, tace, alzando un braccio come a fermarli. Ore e ore dopo, agli stessi cronisti assiepati nei corridoi del Transatlantico, dirà: "Cercate di inventare meno favole".
E' visibilmente teso. L'incontro al Colle è andato male. Berlusconi ha sondato Napolitano sull'ipotesi di varare un decreto per fermare le intercettazioni. Il no del presidente è stato netto e inequivocabile, e segna - di nuovo - uno scontro istituzionale ai vertici dello Stato, in uno dei momenti più delicati che l'Italia vive da…
E' visibilmente teso. L'incontro al Colle è andato male. Berlusconi ha sondato Napolitano sull'ipotesi di varare un decreto per fermare le intercettazioni. Il no del presidente è stato netto e inequivocabile, e segna - di nuovo - uno scontro istituzionale ai vertici dello Stato, in uno dei momenti più delicati che l'Italia vive da…
ROMA - In una piazza Montecitorio blindata il cordone di sicurezza si apre per far passare il corteo di auto e camioncini che scorta Silvio Berlusconi. Il premier è appena tornato dal Quirinale, dov'è stato a colloquio con Giorgio Napolitano, ed entra alla Camera giusto in tempo per votare la cinquantesima fiducia al suo governo. Non risponde ai giornalisti, che gli chiedono quando incontrerà i giudici di Napoli. Si volta, li guarda, tace, alzando un braccio come a fermarli. Ore e ore dopo, agli stessi cronisti assiepati nei corridoi del Transatlantico, dirà: "Cercate di inventare meno favole".
E' visibilmente teso. L'incontro al Colle è andato male. Berlusconi ha sondato Napolitano sull'ipotesi di varare un decreto per fermare le intercettazioni. Il no del presidente è stato netto e inequivocabile, e segna - di nuovo - uno scontro istituzionale ai vertici dello Stato, in uno dei momenti più delicati che l'Italia vive da decenni. Uno scontro che si sovrappone a quello con i giudici. Il premier doveva rispondere entro le 14 di ieri alla richiesta di interrogatorio dei pm di Napoli. L'avviso a comparire - recapitato martedì ad Arcore - era chiaro: "Scegliere un giorno, da giovedì 15 a domenica 18, dalle 8 alle 20". Quel giorno però ancora non c'è. "Non vado, così è una trappola", avrebbe detto ai suoi un presidente del Consiglio sempre più irritato. A sera, Niccolò Ghedini dichiara: "C'è stato un contatto con la procura, ma non è stata presa nessuna decisione né da parte nostra né da parte loro". E aggiunge: "La nostra decisione è correlata anche ai comportamenti dei pm". Il nodo è presto detto. Gli avvocati di Berlusconi vogliono essere presenti all'interrogatorio. Nonostante il premier sia solo testimone e parte lesa nell'inchiesta, Ghedini ritiene che ne abbia diritto. Nel provvedimento con cui il gip ha ordinato l'arresto di Tarantini e compagni, infatti, si delinea un collegamento con la vicenda Ruby, l'inchiesta che vede il Cavaliere imputato per concussione e prostituzione minorile. Per questo, secondo il suo avvocato, Berlusconi ha il diritto di essere assistito mentre risponde alle domande dei giudici.
La procura di Napoli conferma i contatti ma non dice di più. Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock, insieme al procuratore capo Giovandomenico Lepore, sono rimasti chiusi in una stanza fino alle otto di sera. All'uscita facce buie, e un valigione pieno di carte da portar via. Lo stesso con il quale erano andati a Roma per interrogare Niccolò Ghedini. Dovranno decidere se accettare le condizioni dei legali del premier. Se così sarà, l'interrogatorio potrebbe svolgersi già nei prossimi giorni.
Alla Camera intanto, in un lungo sfogo con i suoi tra l'aula e la sala del governo, Berlusconi è tornato a dirsi "perseguitato" dai pm. "Attraverso un uso politico della giustizia non danneggiano solo me, ma anche l'istituzione". Circostanza che un giorno, ragiona, potrebbe ritorcersi contro l'opposizione di centrosinistra. Poi ripete: "Ma quale estorsione, io ho fatto solo beneficenza, così come ne faccio ogni giorno verso famiglie in difficoltà, bambini e ospedali, cose che per senso del pudore non rivelo mai". Infine, raccontano si sia lamentato di essere rimasto "senza contanti" per colpa della sentenza d'appello sul lodo Mondadori. Un verdetto che lo ha condannato a pagare 600 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti, e per il quale ora aspetta la Cassazione.
E' visibilmente teso. L'incontro al Colle è andato male. Berlusconi ha sondato Napolitano sull'ipotesi di varare un decreto per fermare le intercettazioni. Il no del presidente è stato netto e inequivocabile, e segna - di nuovo - uno scontro istituzionale ai vertici dello Stato, in uno dei momenti più delicati che l'Italia vive da decenni. Uno scontro che si sovrappone a quello con i giudici. Il premier doveva rispondere entro le 14 di ieri alla richiesta di interrogatorio dei pm di Napoli. L'avviso a comparire - recapitato martedì ad Arcore - era chiaro: "Scegliere un giorno, da giovedì 15 a domenica 18, dalle 8 alle 20". Quel giorno però ancora non c'è. "Non vado, così è una trappola", avrebbe detto ai suoi un presidente del Consiglio sempre più irritato. A sera, Niccolò Ghedini dichiara: "C'è stato un contatto con la procura, ma non è stata presa nessuna decisione né da parte nostra né da parte loro". E aggiunge: "La nostra decisione è correlata anche ai comportamenti dei pm". Il nodo è presto detto. Gli avvocati di Berlusconi vogliono essere presenti all'interrogatorio. Nonostante il premier sia solo testimone e parte lesa nell'inchiesta, Ghedini ritiene che ne abbia diritto. Nel provvedimento con cui il gip ha ordinato l'arresto di Tarantini e compagni, infatti, si delinea un collegamento con la vicenda Ruby, l'inchiesta che vede il Cavaliere imputato per concussione e prostituzione minorile. Per questo, secondo il suo avvocato, Berlusconi ha il diritto di essere assistito mentre risponde alle domande dei giudici.
La procura di Napoli conferma i contatti ma non dice di più. Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock, insieme al procuratore capo Giovandomenico Lepore, sono rimasti chiusi in una stanza fino alle otto di sera. All'uscita facce buie, e un valigione pieno di carte da portar via. Lo stesso con il quale erano andati a Roma per interrogare Niccolò Ghedini. Dovranno decidere se accettare le condizioni dei legali del premier. Se così sarà, l'interrogatorio potrebbe svolgersi già nei prossimi giorni.
Alla Camera intanto, in un lungo sfogo con i suoi tra l'aula e la sala del governo, Berlusconi è tornato a dirsi "perseguitato" dai pm. "Attraverso un uso politico della giustizia non danneggiano solo me, ma anche l'istituzione". Circostanza che un giorno, ragiona, potrebbe ritorcersi contro l'opposizione di centrosinistra. Poi ripete: "Ma quale estorsione, io ho fatto solo beneficenza, così come ne faccio ogni giorno verso famiglie in difficoltà, bambini e ospedali, cose che per senso del pudore non rivelo mai". Infine, raccontano si sia lamentato di essere rimasto "senza contanti" per colpa della sentenza d'appello sul lodo Mondadori. Un verdetto che lo ha condannato a pagare 600 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti, e per il quale ora aspetta la Cassazione.