Bisognerebbe quindi trovare un Bruto nel Pdl.
"Bruto è un personaggio da rivalutare, un cattivone che ha però una strategia, una visione".
E il cinismo che serve. La forza che serve.
"Anche su Giuda è necessario qualche approfondimento".
Parla Fabio Gava. Deputato berlusconiano con qualche difetto di fabbricazione. Trevigiano, già liberale, ex potente assessore regionale alla Sanità. Avvocato. E' stato relatore nella giunta delle autorizzazioni che ha chiesto di negare l'arresto per Milanese. "Una croce questo incarico. Mi creda. E l'ho condotto con uno spirito molto neutrale".
Meno male che era neutrale
"Beh, non avevo molta agibilità, sia comprensivo".
Già che ci siamo: lei conosce il mondo della sanità.
"Faccia la domanda e togliamoci il dente".
Da lei niente Tarantini, protesi, assegni circolari?
"Niente di niente".
Bello così.
"Tocchiamo ferro e parliamo di politica adesso. Passiamo oltre".
Siamo già oltre.
"Ho lasciato il potere e sono venuto a Roma".
I Gava sono conosciuti a Roma.
"Non mi scambi come un parente di quell'altro".
Aveva radici a Vittorio Veneto quell'altro, anche se gestiva la piazza di Napoli.
"Io sono di Conegliano, anche se a volte mi indirizzavano lettere chiamandomi Antonio, Illustrissimo On. le Antonio Gava".
Il boss della Dc partenopea.
"Io liberale di sinistra. Se lo ricorda l'onorevole Altissimo?".
Certo che sì. Come sta?
"Benone. Tale e quale a com'era vent'anni fa".
Stiamo divagando, torniamo al potere.
"Lascio il potere dell'assessorato per la politica pura. Il Veneto per Roma. Pensavo di venire...".
Lei pensa un po' troppo.
"Che delusione".
Perciò mugugna.
"Resto nel partito, non sono il tipo di fare giochetti, uscire e poi rientrare".
Ha perso il potere, non fa politica e tra un po' anche la poltrona sarà a rischio.
"Alfano mi ha ridato passione, ma vedo che è conservativo, non ha la forza per ribaltare tutto".
Alfano non ha il fisico per fare Bruto.
"Lo penso anch'io. Scajola invece sì. Sarebbe stato un bel Bruto. Dava l'idea... però ora è un po' azzoppato".
Alfano non ama i coltelli.
"Si dice di non volere il teatrino, ma noi stessi stiamo ormai mandando in scena un favoloso spettacolo quotidiano. Un teatrone".
Tu quoque Gava.
"Con Casini c'è bisogno di una interlocuzione seria".
Questa è intelligenza col nemico.
"Dobbiamo cambiare passo, voler bene all'Italia e immaginare una stagione nuova".
Per Berlusconi neanche un pensiero?
"Ha fatto tutto quel che poteva".
Festini e ricatti compresi.
"Da quel punto di vista provo un po' di pena".
Berlusconi non lascia.
"Ha un grande carattere".
Figurarsi se a Casini spalanca le porte del governo.
"E invece io dico che ci sono cinquanta probabilità su cento che un esecutivo di responsabilità nazionale...".
Bruto!
"Ma è per il bene dell'Italia!".
"Bruto è un personaggio da rivalutare, un cattivone che ha però una strategia, una visione".
E il cinismo che serve. La forza che serve.
"Anche su Giuda è necessario qualche approfondimento".
Parla Fabio Gava. Deputato berlusconiano con qualche difetto di fabbricazione. Trevigiano, già liberale, ex potente assessore regionale alla Sanità. Avvocato. E' stato relatore nella giunta delle autorizzazioni che ha chiesto di negare l'arresto per Milanese. "Una croce questo incarico. Mi creda. E l'ho condotto con uno spirito molto neutrale".
Meno male che era neutrale
"Beh, non avevo molta agibilità, sia comprensivo".
Già che ci siamo: lei conosce il mondo della sanità.
"Faccia la domanda e togliamoci il dente".
Da lei niente Tarantini, protesi, assegni circolari?
"Niente di niente".
Bello così.
"Tocchiamo ferro e parliamo di politica adesso. Passiamo oltre".
Siamo già oltre.
"Ho lasciato il potere e sono venuto a Roma".
I Gava sono conosciuti a Roma.
"Non mi scambi come un parente di quell'altro".
Aveva radici a Vittorio Veneto quell'altro, anche se gestiva la piazza di Napoli.
"Io sono di Conegliano, anche se a volte mi indirizzavano lettere chiamandomi Antonio, Illustrissimo On. le Antonio Gava".
Il boss della Dc partenopea.
"Io liberale di sinistra. Se lo ricorda l'onorevole Altissimo?".
Certo che sì. Come sta?
"Benone. Tale e quale a com'era vent'anni fa".
Stiamo divagando, torniamo al potere.
"Lascio il potere dell'assessorato per la politica pura. Il Veneto per Roma. Pensavo di venire...".
Lei pensa un po' troppo.
"Che delusione".
Perciò mugugna.
"Resto nel partito, non sono il tipo di fare giochetti, uscire e poi rientrare".
Ha perso il potere, non fa politica e tra un po' anche la poltrona sarà a rischio.
"Alfano mi ha ridato passione, ma vedo che è conservativo, non ha la forza per ribaltare tutto".
Alfano non ha il fisico per fare Bruto.
"Lo penso anch'io. Scajola invece sì. Sarebbe stato un bel Bruto. Dava l'idea... però ora è un po' azzoppato".
Alfano non ama i coltelli.
"Si dice di non volere il teatrino, ma noi stessi stiamo ormai mandando in scena un favoloso spettacolo quotidiano. Un teatrone".
Tu quoque Gava.
"Con Casini c'è bisogno di una interlocuzione seria".
Questa è intelligenza col nemico.
"Dobbiamo cambiare passo, voler bene all'Italia e immaginare una stagione nuova".
Per Berlusconi neanche un pensiero?
"Ha fatto tutto quel che poteva".
Festini e ricatti compresi.
"Da quel punto di vista provo un po' di pena".
Berlusconi non lascia.
"Ha un grande carattere".
Figurarsi se a Casini spalanca le porte del governo.
"E invece io dico che ci sono cinquanta probabilità su cento che un esecutivo di responsabilità nazionale...".
Bruto!
"Ma è per il bene dell'Italia!".