ROMA- Cinque pagine firmate Silvio Berlusconi. Cinque pagine in cui il premier mette nero su bianco la sua verità sul caso Tarantini. Cinque pagine che Niccolò Ghedini allega alla memoria inviata ai pm di Napoli e depositata agli atti del Riesame, dove i legali del premier chiedono la trasmissione a Roma dell'inchiesta che ipotizza nei confronti di Valter Lavitola e dei coniugi Tarantini il reato di estorsione ai danni di Berlusconi.
IL MEMORIALE (PDF) - I VERBALI
RE Le inchieste Nuova pista in Montenegro
Nella memoria, datata 12 settembre, il premier ricostruisce come ha conosciuto Tarantini - indagato anche per le escort a casa del premier - ("mi fu presentato come un imprenditore di successo"), e Lavitola, ("in particolare per la sua attività di giornalista"). Il premier conferma la tesi di aver fornito aiuto economico a una famiglia "che versava in situazione difficilissima" e di aver fatto avere ai Tarantini denaro attraverso Lavitola. "Mi si rappresentò quindi una situazione personale e familiare difficilissima, con anche il rischio che Tarantini mettesse in atto episodi di autolesionismo" scrive ancora il premier. Si trattava di somme che variavano tra i 5mila e i 10 mila euro: 5mila per Tarantini e 5mila per la moglie", scrive Berlusconi che precisa di non ricordare "la frequenza con cui ciò è avvenuto", aggiunge che le dazioni "sono avvenute sempre a Roma cosi come gli incontri con Lavitola che soltanto una volta, mi sembra si sia recato ad Arcore". Il premier ricorda di avere a Roma "una cassaforte dove tengo sempre disponibile una somma in contanti per le mie spese personali e per le necessita che alimento io stesso portando il denaro da Arcore. Somme tratte dai miei conti correnti personali e documentabili in ogni momento". Somme sulla destinazione delle quali i legali del premier - Giorgio Perroni e Niccolò Ghedini - erano 'stupiti' e 'perplessi'.
Sui 500mila euro erogati successivamente e trattenuti secondo la Procura da Lavitola, Berlusconi non ne indica l'ammontare e parla genericamente di finanziamento, precisando di averli consegnati in molteplici tranches dalla primavera di quest'anno fino a prima dell'inizio dell'estate e sempre a Roma. Il premier spiega di aver appreso da Ghedini che Tarantini aveva comunicato all'avvocato Perroni "di non aver ricevuto ancora alcun
finanziamento". Successivamente incontrò Lavitola insieme ai Tarantini: "In tale incontro Lavitola garantì a me e a Tarantini che la somma era effettivamente a disposizione di Tarantini in una banca uruguaiana".
Quanto all'audizione davanti ai pm, ritenuto "superflua" dal premier, la difesa di Berlusconi ritiene che il premier vada interrogato non come persona informata dei fatti bensi come "indagato in procedimento collegato", con riferimento al caso Ruby in corso a Milano. veste che gli consentirebbe di avvalersi dell'assistenza del difensore e della facolta di non rispondere. Ma questa istanza e' stata rigettata dai pm Francesco Curcio, Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli con un provvedimento di quattro cartelle. La Procura non ritiene sussistenti gli elementi rilevati dalla difesa, ma nel ribadire "che l'ufficio si ispira a criteri di massima garanzia e prudenza" spiega che a Berlusconi non sara chiesto di riferire sui fatti al centro dell'inchiesta milanese.
Intercettazioni. Le intercettazioni fatte nell'ambito dell"inchiesta escort' delle conversazioni tra il capo del governo e Tarantini non sono state trascritte. Ci sono infatti solo sintesi di poche righe dei colloqui intercorsi e intercettati tra Berlusconi e Tarantini negli atti dell'inchiesta delle escort portate da Gianpi nelle residenze private del premier. E' quanto si apprende da chi ha potuto visionare, in parte, i cinque faldoni dell'indagine che oggi la Procura di Bari ha depositato. A quanto si è saputo, Tarantini e Berlusconi parlano di donne e di rapporti interpersonali con altre persone. il rapporto tra Gianpi e il premier viene definito "ben documentato".
FOTO Tutte le "fidanzate" del presidente
Il Pdl: "Ispettori a Napoli". Nel frattempo il Pdl torna a chiedere per la terza volta che il ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma mandi gli ispettori alla Procura di Napoli. In una nuova interrogazione, firmata da 10 deputati del Pdl tra cui Luigi Vitali e Francesco Paolo Sisto, si chiede che a Berlusconi venga riconosciuto il diritto alla difesa nell'inchiesta 'Lavitola-Tarantini'. Che invece gli "è stato negato". E si dice che su tale vicenda giudiziaria gli ultimi accadimenti lanciano "una luce non rassicurante sul procedimento con effetti politici gravissimi".
Finmeccanica. L'inchiesta ha prodotto anche delle dimissioni ai vertici di Finmeccanica, di cui Lavitola era un consulente per l'America latina. I magistrati napoletani indagano sull'ipotesi che il gruppo pagasse rappresentanti di governi esteri per aggiudicarsi appalti. E oggi si è dimesso Paolo Pozzessere, Direttore Commerciale dell'azienda. Tra le telefonate intercettate, ce n'è una che riguarda proprio Pozzessere e Debbie Castaneda, ex modella colombiana diventata consulente di Finmeccanica. Si sente tra l'altro Pozzessere parlare del premier turco Erdogan, dicendo che non vuole avere più rapporti con Berlusconi per via delle sue criticabili frequentazioni femminili.
IL MEMORIALE (PDF) - I VERBALI
RE Le inchieste Nuova pista in Montenegro
Nella memoria, datata 12 settembre, il premier ricostruisce come ha conosciuto Tarantini - indagato anche per le escort a casa del premier - ("mi fu presentato come un imprenditore di successo"), e Lavitola, ("in particolare per la sua attività di giornalista"). Il premier conferma la tesi di aver fornito aiuto economico a una famiglia "che versava in situazione difficilissima" e di aver fatto avere ai Tarantini denaro attraverso Lavitola. "Mi si rappresentò quindi una situazione personale e familiare difficilissima, con anche il rischio che Tarantini mettesse in atto episodi di autolesionismo" scrive ancora il premier. Si trattava di somme che variavano tra i 5mila e i 10 mila euro: 5mila per Tarantini e 5mila per la moglie", scrive Berlusconi che precisa di non ricordare "la frequenza con cui ciò è avvenuto", aggiunge che le dazioni "sono avvenute sempre a Roma cosi come gli incontri con Lavitola che soltanto una volta, mi sembra si sia recato ad Arcore". Il premier ricorda di avere a Roma "una cassaforte dove tengo sempre disponibile una somma in contanti per le mie spese personali e per le necessita che alimento io stesso portando il denaro da Arcore. Somme tratte dai miei conti correnti personali e documentabili in ogni momento". Somme sulla destinazione delle quali i legali del premier - Giorgio Perroni e Niccolò Ghedini - erano 'stupiti' e 'perplessi'.
Sui 500mila euro erogati successivamente e trattenuti secondo la Procura da Lavitola, Berlusconi non ne indica l'ammontare e parla genericamente di finanziamento, precisando di averli consegnati in molteplici tranches dalla primavera di quest'anno fino a prima dell'inizio dell'estate e sempre a Roma. Il premier spiega di aver appreso da Ghedini che Tarantini aveva comunicato all'avvocato Perroni "di non aver ricevuto ancora alcun
finanziamento". Successivamente incontrò Lavitola insieme ai Tarantini: "In tale incontro Lavitola garantì a me e a Tarantini che la somma era effettivamente a disposizione di Tarantini in una banca uruguaiana".
Quanto all'audizione davanti ai pm, ritenuto "superflua" dal premier, la difesa di Berlusconi ritiene che il premier vada interrogato non come persona informata dei fatti bensi come "indagato in procedimento collegato", con riferimento al caso Ruby in corso a Milano. veste che gli consentirebbe di avvalersi dell'assistenza del difensore e della facolta di non rispondere. Ma questa istanza e' stata rigettata dai pm Francesco Curcio, Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli con un provvedimento di quattro cartelle. La Procura non ritiene sussistenti gli elementi rilevati dalla difesa, ma nel ribadire "che l'ufficio si ispira a criteri di massima garanzia e prudenza" spiega che a Berlusconi non sara chiesto di riferire sui fatti al centro dell'inchiesta milanese.
Intercettazioni. Le intercettazioni fatte nell'ambito dell"inchiesta escort' delle conversazioni tra il capo del governo e Tarantini non sono state trascritte. Ci sono infatti solo sintesi di poche righe dei colloqui intercorsi e intercettati tra Berlusconi e Tarantini negli atti dell'inchiesta delle escort portate da Gianpi nelle residenze private del premier. E' quanto si apprende da chi ha potuto visionare, in parte, i cinque faldoni dell'indagine che oggi la Procura di Bari ha depositato. A quanto si è saputo, Tarantini e Berlusconi parlano di donne e di rapporti interpersonali con altre persone. il rapporto tra Gianpi e il premier viene definito "ben documentato".
FOTO Tutte le "fidanzate" del presidente
Il Pdl: "Ispettori a Napoli". Nel frattempo il Pdl torna a chiedere per la terza volta che il ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma mandi gli ispettori alla Procura di Napoli. In una nuova interrogazione, firmata da 10 deputati del Pdl tra cui Luigi Vitali e Francesco Paolo Sisto, si chiede che a Berlusconi venga riconosciuto il diritto alla difesa nell'inchiesta 'Lavitola-Tarantini'. Che invece gli "è stato negato". E si dice che su tale vicenda giudiziaria gli ultimi accadimenti lanciano "una luce non rassicurante sul procedimento con effetti politici gravissimi".
Finmeccanica. L'inchiesta ha prodotto anche delle dimissioni ai vertici di Finmeccanica, di cui Lavitola era un consulente per l'America latina. I magistrati napoletani indagano sull'ipotesi che il gruppo pagasse rappresentanti di governi esteri per aggiudicarsi appalti. E oggi si è dimesso Paolo Pozzessere, Direttore Commerciale dell'azienda. Tra le telefonate intercettate, ce n'è una che riguarda proprio Pozzessere e Debbie Castaneda, ex modella colombiana diventata consulente di Finmeccanica. Si sente tra l'altro Pozzessere parlare del premier turco Erdogan, dicendo che non vuole avere più rapporti con Berlusconi per via delle sue criticabili frequentazioni femminili.