Politica

INCHIESTA TARANTINI

Berlusconi contrattacca
"Io non mollo. E' una trappola"

In una lettera a Giuliano Ferrara, il premier dice di non aver mai fatto nulla di cui debba vergognarsi e di avere tutto l'interesse a testimoniare davanti ai pm napoletani. Quindi parla di "tentativo mascalzonesco, in atto da tre anni, di trasformare" la sua "vita privata in reato". Afferma che gli italiani "non vogliono ribaltoni" e lancia un appello a "tutte le persone e le forze responsabili"

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ROMA - "Io non mollo". Di fronte alla bufera giudiziaria che lo coinvolge, Silvio Berlusconi passa al contrattacco. E lo fa con una lettera pubblicata sul sito del Foglio di Giuliano Ferrara. "Caro direttore, è vero, come Lei scrive, che il mio comportamento, così come descritto dai giornali in questi giorni, appare scandaloso. Ma il mio comportamento non è stato assolutamente quello che viene descritto ed io Le confermo, come ho già avuto modo di dirLe, che non ho fatto mai nulla di cui io debba vergognarmi", esordisce il presidente del Consiglio.

"Non ho affatto intenzione di respingere una richiesta di testimonianza, che è mio interesse rendere, tanto che ho già inviato una dichiarazione scritta ma che ha, così come congegnata, l'aria di un trappolone politico-mediatico-giudiziario. Pretendo però come ogni cittadino che i magistrati rispettino anche loro la legge", afferma il premier a proposito dell'interrogatorio cui i pm di Napoli vorrebbero sottoporlo nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta estorsione ai suoi danni.

"Il problema - continua Berlusconi - è che da tre anni è in atto un mascalzonesco tentativo di trasformare la mia vita privata in un reato. Da tre anni sono sottoposto a un regime di piena e incontrollata sorveglianza il cui evidente scopo è quello di costruirmi addosso l'immagine di ciò che non sono, con deformazioni grottesche delle mie amicizie e del mio modo di vivere il mio privato, che può piacere o non piacere, ma che è personale, riservato e incensurabile.  Ed è questo uno scandalo intollerabile da parte di un circuito mediatico e giudiziario completamente impazzito di cui nessuno sembra preoccuparsi e di cui nessuno si scusa".

AUDIO Berlusconi "cita" Aldo Morodi FILIPPO CECCARELLI

In questo "circuito", secondo il premier, è finita in questi giorni anche Manuela Arcuri: "Mi dispiace anche  dei falsi pettegolezzi che sono stati creati grazie ai soliti brogliacci telefonici sulla signora Arcuri, che è stata invece mia ospite inappuntabile in Sardegna e a Palazzo Grazioli". 

"Questo incommensurabile scandalo non riguarda solo me - rincara il Cavaliere - Decine, centinaia di persone sono esposte al ludibrio e al linciaggio, senza alcuna remora sia quando si tratti di gente comune o di personalità della vita pubblica e di questioni di bottega domestica sia perfino quando si tratti di vicende che determinano lo status del Paese sulla scena internazionale. Non è mai successo prima". E ancora: "Nessun uomo di Stato è stato fatto oggetto di una aggressione politica, mediatica, giudiziaria, fisica, patrimoniale e di immagine come quella a cui sono stato sottoposto io. Un trattamento inaccettabile, che si accompagna a una campagna di delegittimazione che punta a scardinare il funzionamento regolare delle istituzioni per interessi fin troppo chiari".

"Non tutto quello che in politica si vuole è poi possibile ottenerlo, e non nego anche miei possibili errori - prosegue il presidente del Consiglio - Ma l'obiettivo di distruggere un uomo politico e una leadership, usando mezzi impropri e di dubbia legalità, come ha fatto e fa il circuito mediatico-giudiziario, costituisce un tentativo che sa di profonda, radicale ingiustizia e che va combattuto per la libertà di ciascuno di noi".

"Io non mollo, caro direttore", scrive Berlusconi rivendicando il lavoro fatto dal suo governo. E rilancia dicendosi certo del fatto che gli italiani non vogliono "ribaltoni". "Per quanto lo spionaggio sistematico e l'accanimento fazioso mi abbiano preso di mira, e con me vogliano arrivare a pregiudicare l'autonomia e la sovranità del Parlamento e del popolo elettore - scrive il Cavaliere - c'è ancora in questo Paese, in questa Italia che amo e che è stata divisa da una partigianeria senza principi, un'opinione pubblica, un'insieme di persone e di gruppi leali allo spirito repubblicano, una maggioranza di italiani che non sono disponibili ad avventure e a nuovi ribaltoni decisi nei salotti, nelle redazioni e in certi ambienti giudiziari".

"Il mio appello - aggiunge il premier - è a tutte le persone e le forze responsabili, e non deriva da interesse personale. E' un appello in nome dei valori di libertà, di autonomia e di indipendenza dell'individuo di fronte allo Stato, un monito che viene raccolto ogni giorno da molti e il cui frutto sarà pronto per il giudizio dei cittadini quando si terranno, nel 2013, le prossime elezioni politiche".

"Alcuni circoli mediatico-finanziari anglofoni mi hanno giudicato inadatto a governare l'Italia ma gli italiani sono stati di diverso parere, e ho dalla mia, dal tempo in cui entrai in politica, risultati che saranno scritti nei libri di storia. Saranno ancora una volta gli italiani, e poi gli storici - conclude Berlusconi - a dare il loro giudizio su un Paese in cui si fanno centomila e poi altre centomila intercettazioni ancora per devastare attraverso i media il lavoro quotidiano di chi ha avuto l'investitura democratica per guidare l'Italia in questi anni difficili".
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