ROMA - "Mio figlio ha fatto tutta la trafila politica, non è il Trota di turno". Antonio Di Pietro respinge seccamente le accuse di nepotismo dopo che gli iscritti del circolo di Termoli hanno lasciato in blocco il partito per protesta, paragonando la candidatura alle regionali di Cristiano, il primogenito del leader del'Italia dei valori, a quella di Renzo Bossi o di Nicole Minetti. "Mi è stato chiesto di rendere conto delle ragioni per cui mio figlio Cristiano è stato candidato alle elezioni regionali del Molise", afferma Di Pietro in un videomessaggio pubblicato sul suo blog.
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"Credo - sostiene - che, quando vengono poste domande del genere, un politico abbia il dovere di rispondere. Mi rivolgo in particolare, confermandogli tutto il mio affetto, agli iscritti al circolo IdV di Termoli, che hanno posto la questione". "A Montenero di Bisaccia - aggiunge - abbiamo candidato Cristiano non perché è un figlio di papà senza esperienza politica. Ha dovuto fare, e deve continuare a fare, la trafila come tutti gli altri iscritti all'IdV. Non si è svegliato una mattina per trovarsi candidato - prosegue l'ex pm - Quando abbiamo creato il partito, dieci anni fa, si è rimboccato le maniche anche lui e ha contribuito, con me e con migliaia di altre persone, a costruirlo. Non è andato a fare il 'Trota' di turno con un'elezione sicura in Parlamento, o in qualche listino regionale o in qualche assessorato. Si è candidato come consigliere comunale e l'ha fatto per cinque anni, senza diventare assessore nemmeno quando era in maggioranza. Poi si è candidato al consiglio provinciale e ha fatto il consigliere provinciale per altri cinque anni".
"Adesso - si difende ancora Di Pietro - si candida per andare a fare il consigliere regionale, se i cittadini lo vorranno. Perché sia chiaro: sono state e sono tutte elezioni in cui Cristiano deve chiedere la preferenza sul suo nome, non sul mio. Non va nel listino o nella lista bloccata". "E' stato trattato come tutti. Ha fatto la trafila come tutti. Da dieci anni, e anche oggi, attacca manifesti e raccoglie firme per i referendum come tutti gli iscritti all'Italia dei Valori. Non è che se una persona è figlia di un leader politico perde i diritti politici. Non devono esserci favoritismi. Non devono esserci spintarelle o scorciatoie. Ma se comincia dal consiglio comunale e va avanti chiedendo il consenso degli elettori, non gli si può negare il diritto di partecipare. Per questo, amici di Termoli - conclude Di Pietro - vi chiedo di lavorare tutti insieme per liberare il Molise dal Berlusconi locale".
Affermazioni alle quali ha replicato l'ufficio stampa della Lega, precisando che "il consigliere Renzo Bossi è stato eletto con 12.899 preferenze a Brescia. Il più votato in assoluto. A soli 22 anni, ha conquistato un numero di preferenze pari a tre volte rispetto a quelle totalizzate dal secondo in classifica". La nota del Carroccio sottolinea anche che il figlio di Umberto Bossi "non è stato mai messo nel listino o nella lista bloccata come ha affermato erroneamente il presidente dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro. Non ha mai avuto un'elezione sicura in Parlamento. E contrariamente da quanto da lui affermato, ha sempre lavorato nel movimento".
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"Credo - sostiene - che, quando vengono poste domande del genere, un politico abbia il dovere di rispondere. Mi rivolgo in particolare, confermandogli tutto il mio affetto, agli iscritti al circolo IdV di Termoli, che hanno posto la questione". "A Montenero di Bisaccia - aggiunge - abbiamo candidato Cristiano non perché è un figlio di papà senza esperienza politica. Ha dovuto fare, e deve continuare a fare, la trafila come tutti gli altri iscritti all'IdV. Non si è svegliato una mattina per trovarsi candidato - prosegue l'ex pm - Quando abbiamo creato il partito, dieci anni fa, si è rimboccato le maniche anche lui e ha contribuito, con me e con migliaia di altre persone, a costruirlo. Non è andato a fare il 'Trota' di turno con un'elezione sicura in Parlamento, o in qualche listino regionale o in qualche assessorato. Si è candidato come consigliere comunale e l'ha fatto per cinque anni, senza diventare assessore nemmeno quando era in maggioranza. Poi si è candidato al consiglio provinciale e ha fatto il consigliere provinciale per altri cinque anni".
"Adesso - si difende ancora Di Pietro - si candida per andare a fare il consigliere regionale, se i cittadini lo vorranno. Perché sia chiaro: sono state e sono tutte elezioni in cui Cristiano deve chiedere la preferenza sul suo nome, non sul mio. Non va nel listino o nella lista bloccata". "E' stato trattato come tutti. Ha fatto la trafila come tutti. Da dieci anni, e anche oggi, attacca manifesti e raccoglie firme per i referendum come tutti gli iscritti all'Italia dei Valori. Non è che se una persona è figlia di un leader politico perde i diritti politici. Non devono esserci favoritismi. Non devono esserci spintarelle o scorciatoie. Ma se comincia dal consiglio comunale e va avanti chiedendo il consenso degli elettori, non gli si può negare il diritto di partecipare. Per questo, amici di Termoli - conclude Di Pietro - vi chiedo di lavorare tutti insieme per liberare il Molise dal Berlusconi locale".
Affermazioni alle quali ha replicato l'ufficio stampa della Lega, precisando che "il consigliere Renzo Bossi è stato eletto con 12.899 preferenze a Brescia. Il più votato in assoluto. A soli 22 anni, ha conquistato un numero di preferenze pari a tre volte rispetto a quelle totalizzate dal secondo in classifica". La nota del Carroccio sottolinea anche che il figlio di Umberto Bossi "non è stato mai messo nel listino o nella lista bloccata come ha affermato erroneamente il presidente dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro. Non ha mai avuto un'elezione sicura in Parlamento. E contrariamente da quanto da lui affermato, ha sempre lavorato nel movimento".