Politica

<strong><span style="font-weight: bold;">LA GIORNATA</span></strong><span style="font-weight: bold;"><br /></span>

Vertice con Bossi, visita al Quirinale
Berlusconi: "Non mi dimetterò mai"

Il premier deciso ad andare avanti, indifferente alla crescente pressione sul suo esecutivo. Chiede di accelerare su processo lungo e intercettazioni. Bossi: "Non so cosa sia andato a fare al Quirinale".  Di Pietro: "Mandiamoli a casa prima che ci scappi il morto". E scoppia la polemica

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ROMA -
"Non mi dimetterò mai, se vogliono mi dovranno sfiduciare in Parlamento con il voto. Io vado avanti perché abbiamo una maggioranza forte". La volontà di Silvio Berlusconi ad andare avanti con il suo esecutivo filtra da fonti parlamentari Pdl poco dopo l'incontro tra il premier e il capo dello Stato Giorgio Napolitano al Quirinale.

Un'ora di faccia a faccia, di cui il ministro dei Beni culturali, Giancarlo Galan, ospite di 'Otto e mezzo' su La7, rivela un passaggio: "Ho parlato con Berlusconi dopo il suo incontro con Napolitano e mi ha detto che posso rassicurare gli italiani - dice in tv Galan - perché il presidente della Repubblica non chiederà le dimissioni di Berlusconi e il presidente del Consiglio non ha mai avuto intenzione di darle".

Per Silvio Berlusconi si avvia così a conclusione l'ennesima giornata campale nel tentativo di fronteggiare una situazione che si fa via via più complicata. In mattinata faccia a faccia con Bossi, che ai cronisti dichiara: "L'incontro con Berlusconi è andato bene. Se il governo va avanti e si faranno le riforme? Penso di sì. Non so cosa sia andato a fare Berlusconi dal presidente Napolitano". Il leader della Lega respinge al mittente l'ipotesi di un esecutivo a guida Alfano-Maroni: "Questa non l'avevo ancora sentita. La sento da voi per la prima volta. Se Maroni ci sta... Ma non credo che Maroni voglia prendersi una bega del genere". E con una battuta ammette le difficoltà oggettive del momento: "Il 2013 è lontano? Sì, ma non ve lo dico". E Bossi in serata darà un'altra mano al governo, garantendo il no della Lega all'arresto di Milanese.

Per Berlusconi un'ora di colloquio con il presidente della Repubblica, il premier rientra a Palazzo Grazioli senza rilasciare dichiarazioni. "Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto nel pomeriggio al Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, con il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta" si legge nella nota ufficiale diffusa dalla presidenza della Repubblica.

Ma la giornata campale non è ancora chiusa: intorno alle ore 22, vertice del Pdl nella residenza romana del presidente del Consiglio, per parlare del voto su Milanese e i rapporti interni alla maggioranza. E soprattutto di Giustizia, come si apprende da fonti di via dell'Umiltà. Presente il consigliere giuridico, Niccolò Ghedini, Berlusconi ha espresso l'intenzione di accelerare sul disegno di legge sulle intercettazioni, sul processo lungo e sulla prescrizione breve. E ai suoi il premier ha rivolto l'invito: i provvedimenti devono avere il via libera del Parlamento nel più breve tempo possibile.

LE DIFFICOLTA'. L'ingorgo di problemi per il premier si fa sempre più complicato: declassamento del debito italiano da parte di S&P, guai giudiziari, maggioranza traballante, voto sull'arresto di Marco Milanese dietro l'angolo e come se non bastasse rigurgiti secessionisti della Lega.

Berlusconi sa di dover fare affidamento in queste ore sulla correttezza del capo dello Stato, ma le ultime uscite del Senatur rischiano di far precipitare i già difficili rapporti con il Quirinale. A conclusione del vertice, durato circa un'ora e mezza, nessun partecipante ha rilasciato dichiarazioni, ma non è difficile immaginare che altro argomento al centro dei colloqui siano state le possibili misure da inserire nel provvedimento per la crescita annunciato dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti.

E proprio di questo, stando almeno a quanto lasciano trapelare gli stati maggiori del Pdl, dovrebbe aver parlato Berlusconi anche nell'appuntamento sul Colle con Giorgio Napolitano. L'iniziativa sarebbe partita da palazzo Chigi con l'intenzione di rassicurare il presidente della Repubblica su cosa intende fare il governo per rilanciare la crescita e lo sviluppo dopo che proprio ieri Napolitano aveva chiesto di accelerare su un pacchetto di misure in tal senso. Ieri il capo dello Stato aveva ricevuto però anche i capigruppo del Pdl, Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto e il ministro leghista dell'Interno, Roberto Maroni, con l'intenzione di sondare la maggioranza e capire la sua capacità di affrontare la crisi economica.

IL CASO DI PIETRO
Ad infiammare ancora di più un quadro già di per sé molto teso, arrivano anche le dichiarazioni di Antonio Di Pietro. Tornando a chiedere le dimissioni di Berlusconi, il leader dell'Idv parla di un esecutivo che "chiuso nel suo bunker, pensa di poter ancora governare il Paese mentre nel Paese sta sbocciando la rivolta sociale". "Prima che ci scappi il morto - conclude Di Pietro - mandiamo a casa questo governo". Affermazioni alle quali ha replicato con durezza il Pdl. "Di Pietro ha toccato il fondo - sostiene il portavoce Daniele Capezzone - Con la sua frase di oggi e il suo 'prima che ci scappi il morto', l'ex pm si conferma un incendiario irresponsabile".

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Torna oggi a chiedere un passo indietro del premier anche il Pd. "Non mi piacerebbe per l'Italia che il cambio politico avvenga sui problemi del collaboratore di Tremonti. Serve un sussulto di dignità e spererei che Berlusconi si dimetta oggi, prima del voto su Milanese", dice il segretario Pierluigi Bersani. "Per salvare la dignità del paese - aggiunge il leader democratico - faccia un passo indietro per esprimere consapevolezza della gravità della situazione e generosità".
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