ROMA - Rinviate alla settimana prossima le nomine all'ordine del giorno del cda Rai di oggi: i quattro consiglieri di maggioranza presenti (non c'era Angelo Maria Petroni) sono usciti al momento del voto facendo mancare il numero legale. In agenda c'erano le nomine per la direzione di RaiTre (era indicato Antonio Di Bella), Tg2 (Marcello Masi), Rai Parlamento (Gianni Scipione Rossi), Gr Parlamento (Giovanni Miele) e Rai Gold (Roberto Nepote).
Da rilevare che domani scadono i 90 giorni di direzione ad interim del Tg2, affidata allo stesso Masi che diverrà quindi direttore a tutti gli effetti: problema risolto, quindi, malgrado il rinvio dlele nomine. Per RaiTre a giorni l'attuale direttore Paolo Ruffini lascerà per approdare con lo stesso incarico a La7. E Rai Parlamento ha da tempo una direzione ad interim.
"Speravo in un gesto di responsabilità - ha detto il consigliere di maggioranza Antonio Verro spiegando la scelta fatta assieme a Giovanna Bianchi Clerici, Guglielmo Rositani e Alessio Gorla - ma alla fine alcuni hanno scelto per rigidi formalismi di non approvare la deroga che avrebbe permesso la votazione di tutte le proposte di nomina presentate dal direttore generale. A tale situazione si è aggiunta poi l'assenza di un altro consigliere ed alla fine, insieme con altri colleghi, ho quindi preferito non proseguire i lavori del Consiglio".
Il rischio che il pacchetto di nomine slittasse era emerso già ieri, quando dalla maggioranza era trapelata l'intenzione di non votare visto lo stop per altre due nomine (Giorgio Giovannetti e Simonetta Faverio condirettori di Rai Parlamento).
Durissimo il commento del presidente Rai Paolo Garimberti: "Ancora una volta purtroppo motivi esogeni hanno prevalso sull'interesse dell'Azienda". E ancora, con un riferimento alle polemiche con il direttore del Tg1 Augusto Minzolini: "E' la stessa logica per la quale quando si critica la qualità o gli ascolti di un telegiornale o di un approfondimento immediatamente si alza il fuoco di sbarramento dei difensori politici d'ufficio. La Rai non può più permettersi di essere paralizzata da giochi e giochini di parte".
"In un momento in cui - come è stato illustrato e documentato oggi in cda dal vicedirettore generale Antonio Marano - c'è la necessità e l'urgenza di migliorare la competitività della Rai nel mercato televisivo - sostiene Garimberti - è stata fatta una scelta di impedire le nomine di canali e testate prive di direttori nonostante il dg avesse con coerenza confermato le sue proposte. E' una scelta che indica come ragioni altre, o come suol dirsi le logiche della lottizzazione, siano più importanti di quelle che presiedono a una sana gestione di un'azienda".
"Irresponsabile - affermano in una nota i consiglieri di opposizione Rodolfo De Laurentiis, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten - non troviamo aggettivazione diversa per definire il comportamento dei consiglieri che facendo venir meno il numero legale hanno impedito che venissero nominati i direttori di RaiTre, TG2, Rai Parlamento e Gr Parlamento. Nonostante il delicatissimo momento che l'azienda sta vivendo per la crisi di ascolti e di ricavi sulle nomine continuano a prevalere piccoli interessi personali e di parte". "E' bene - proseguono - far sapere all'opinione pubblica che questa volta è stata fatta la scelta di lasciare quattro importanti direzioni vacanti soltanto perché non è stata condivisa la pretesa di nominare per la prima volta condirettori a Gr Parlamento e Rai Parlamento, testate importanti ma con un numero di redattori (rispettivamente 20 e 30 unità) che non giustifica assolutamente una così rilevante modifica organizzativa".
"Abbiamo da tempo espresso preoccupazioni sul futuro dell'azienda e dopo l'andamento degli ultimi due consigli di amministrazione non possiamo che lanciare un vero e proprio allarme", concludono i tre consiglieri.
Il caso Tg1. Durante il cda, stando alle indiscrezioni, si è parlato anche del caso Tg1 e più in generale del calo di ascolti dell'intera rete. Marano ha fornito i dati relativi all'andamento di reti e tg: emergerebbe, per RaiUno, una perdita di circa 4-5 punti rispetto all'anno scorso e l'opposizione avrebbe ribadito la richiesta di un cambio di squadra, dunque di direzione di rete e Tg1, mentre il dg avrebbe avanzato la proposta di ascoltare i direttori di rete e testata, in primis Mauro Mazza e Minzolini.
Un altro affondo contro il responsabile del Tg1 arriva dal Comitato di redazione del Telegiornale Rai della Lombardia che ha inviato un esposto all'Ordine dei giornalisti del Lazio con la richiesta di apertura di un procedimento disciplinare nei confronti di Minzolini e di altri due colleghi per aver apportato "tagli di natura censoria" in un servizio realizzato da una collega della sede Rai di Milano e trasmesso nel telegiornale nazionale. I tagli che hanno modificato "nel senso e nella struttura" il servizio sui matrimoni gay nella chiesa valdese, "non sono stati né concordati né tantomeno comunicati all'autrice che, in base al contratto giornalistico, avrebbe potuto chiedere il 'ritiro della firma' dal servizio", si legge nel comunicato firmato dal Cdr Tgr Milano.
Nell'esposto si evidenziano anche altri episodi "di tensione" tra la redazione di Milano e il Tg1 sul fronte della cronaca giudiziaria. Il Tg1 "è l'unica testata Rai che da tempo non si avvale più della collaborazione della redazione 'giudiziaria' di Milano in processi come quelli a carico del premier Silvio Berlusconi, collaborazione che tutte le altre testate hanno sempre apprezzato per equilibrio e competenza".
Da rilevare che domani scadono i 90 giorni di direzione ad interim del Tg2, affidata allo stesso Masi che diverrà quindi direttore a tutti gli effetti: problema risolto, quindi, malgrado il rinvio dlele nomine. Per RaiTre a giorni l'attuale direttore Paolo Ruffini lascerà per approdare con lo stesso incarico a La7. E Rai Parlamento ha da tempo una direzione ad interim.
"Speravo in un gesto di responsabilità - ha detto il consigliere di maggioranza Antonio Verro spiegando la scelta fatta assieme a Giovanna Bianchi Clerici, Guglielmo Rositani e Alessio Gorla - ma alla fine alcuni hanno scelto per rigidi formalismi di non approvare la deroga che avrebbe permesso la votazione di tutte le proposte di nomina presentate dal direttore generale. A tale situazione si è aggiunta poi l'assenza di un altro consigliere ed alla fine, insieme con altri colleghi, ho quindi preferito non proseguire i lavori del Consiglio".
Il rischio che il pacchetto di nomine slittasse era emerso già ieri, quando dalla maggioranza era trapelata l'intenzione di non votare visto lo stop per altre due nomine (Giorgio Giovannetti e Simonetta Faverio condirettori di Rai Parlamento).
Durissimo il commento del presidente Rai Paolo Garimberti: "Ancora una volta purtroppo motivi esogeni hanno prevalso sull'interesse dell'Azienda". E ancora, con un riferimento alle polemiche con il direttore del Tg1 Augusto Minzolini: "E' la stessa logica per la quale quando si critica la qualità o gli ascolti di un telegiornale o di un approfondimento immediatamente si alza il fuoco di sbarramento dei difensori politici d'ufficio. La Rai non può più permettersi di essere paralizzata da giochi e giochini di parte".
"In un momento in cui - come è stato illustrato e documentato oggi in cda dal vicedirettore generale Antonio Marano - c'è la necessità e l'urgenza di migliorare la competitività della Rai nel mercato televisivo - sostiene Garimberti - è stata fatta una scelta di impedire le nomine di canali e testate prive di direttori nonostante il dg avesse con coerenza confermato le sue proposte. E' una scelta che indica come ragioni altre, o come suol dirsi le logiche della lottizzazione, siano più importanti di quelle che presiedono a una sana gestione di un'azienda".
"Irresponsabile - affermano in una nota i consiglieri di opposizione Rodolfo De Laurentiis, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten - non troviamo aggettivazione diversa per definire il comportamento dei consiglieri che facendo venir meno il numero legale hanno impedito che venissero nominati i direttori di RaiTre, TG2, Rai Parlamento e Gr Parlamento. Nonostante il delicatissimo momento che l'azienda sta vivendo per la crisi di ascolti e di ricavi sulle nomine continuano a prevalere piccoli interessi personali e di parte". "E' bene - proseguono - far sapere all'opinione pubblica che questa volta è stata fatta la scelta di lasciare quattro importanti direzioni vacanti soltanto perché non è stata condivisa la pretesa di nominare per la prima volta condirettori a Gr Parlamento e Rai Parlamento, testate importanti ma con un numero di redattori (rispettivamente 20 e 30 unità) che non giustifica assolutamente una così rilevante modifica organizzativa".
"Abbiamo da tempo espresso preoccupazioni sul futuro dell'azienda e dopo l'andamento degli ultimi due consigli di amministrazione non possiamo che lanciare un vero e proprio allarme", concludono i tre consiglieri.
Il caso Tg1. Durante il cda, stando alle indiscrezioni, si è parlato anche del caso Tg1 e più in generale del calo di ascolti dell'intera rete. Marano ha fornito i dati relativi all'andamento di reti e tg: emergerebbe, per RaiUno, una perdita di circa 4-5 punti rispetto all'anno scorso e l'opposizione avrebbe ribadito la richiesta di un cambio di squadra, dunque di direzione di rete e Tg1, mentre il dg avrebbe avanzato la proposta di ascoltare i direttori di rete e testata, in primis Mauro Mazza e Minzolini.
Un altro affondo contro il responsabile del Tg1 arriva dal Comitato di redazione del Telegiornale Rai della Lombardia che ha inviato un esposto all'Ordine dei giornalisti del Lazio con la richiesta di apertura di un procedimento disciplinare nei confronti di Minzolini e di altri due colleghi per aver apportato "tagli di natura censoria" in un servizio realizzato da una collega della sede Rai di Milano e trasmesso nel telegiornale nazionale. I tagli che hanno modificato "nel senso e nella struttura" il servizio sui matrimoni gay nella chiesa valdese, "non sono stati né concordati né tantomeno comunicati all'autrice che, in base al contratto giornalistico, avrebbe potuto chiedere il 'ritiro della firma' dal servizio", si legge nel comunicato firmato dal Cdr Tgr Milano.
Nell'esposto si evidenziano anche altri episodi "di tensione" tra la redazione di Milano e il Tg1 sul fronte della cronaca giudiziaria. Il Tg1 "è l'unica testata Rai che da tempo non si avvale più della collaborazione della redazione 'giudiziaria' di Milano in processi come quelli a carico del premier Silvio Berlusconi, collaborazione che tutte le altre testate hanno sempre apprezzato per equilibrio e competenza".