Fronda a Tremonti e sfiducia a Romano
Per il governo le grane non finiscono mai
Crescono nel centrodestra gli attacchi al responsabile dell'Economia per la sua assenza al momento del voto su Milanese. La prossima settimana in Aula la mozione contro il ministro dell'Agricoltura indagato per mafia. Ma lui si mostra sicuro: "La Lega è con me, ce la farò"
ROMA - Incassata l'opposizione del Parlamento all'arresto di Marco Milanese, Lega e Pdl tirano un sospiro di sollievo, ma sono costretti a guardare già avanti verso le prossime grane in agenda. Grane che hanno due nomi e cognomi: Giulio Tremonti e Saverio Romano. Al centro della fibrillazione della maggioranza ci sono infatti i due ministri. La scelta del responsabile dell'Economia di non essere presente in Aula al momento del cruciale voto sulla libertà del suo ex braccio destro ha ridato fiato all'ostilità che da tempo cova nei suoi confronti nel centrodestra. Malumori che hanno sempre meno remore nel venire allo scoperto.
Il più esplicito è Raffaele Lauro, del Pdl, membro della commissione Affari costituzionali del Senato, che arriva a chiedere una sua rimozione dal dicastero di via XX Settembre. Tremonti, dice, ha fallito, è il "ministro della depressione economica". "Ora - aggiunge - mi auguro che sia un altro ministro a gu…
Il più esplicito è Raffaele Lauro, del Pdl, membro della commissione Affari costituzionali del Senato, che arriva a chiedere una sua rimozione dal dicastero di via XX Settembre. Tremonti, dice, ha fallito, è il "ministro della depressione economica". "Ora - aggiunge - mi auguro che sia un altro ministro a gu…
ROMA - Incassata l'opposizione del Parlamento all'arresto di Marco Milanese, Lega e Pdl tirano un sospiro di sollievo, ma sono costretti a guardare già avanti verso le prossime grane in agenda. Grane che hanno due nomi e cognomi: Giulio Tremonti e Saverio Romano. Al centro della fibrillazione della maggioranza ci sono infatti i due ministri. La scelta del responsabile dell'Economia di non essere presente in Aula al momento del cruciale voto sulla libertà del suo ex braccio destro ha ridato fiato all'ostilità che da tempo cova nei suoi confronti nel centrodestra. Malumori che hanno sempre meno remore nel venire allo scoperto.
Il più esplicito è Raffaele Lauro, del Pdl, membro della commissione Affari costituzionali del Senato, che arriva a chiedere una sua rimozione dal dicastero di via XX Settembre. Tremonti, dice, ha fallito, è il "ministro della depressione economica". "Ora - aggiunge - mi auguro che sia un altro ministro a guidare i tentativi di ripresa e di sviluppo, annunziati da Berlusconi". Spara sul collega anche il minstro delle infrastrutture Altero Matteoli: "Avrei preferito che fosse stato presente", ma "non è di questo che mi adonto, semmai è per quei provvedimenti che vengono in qualche modo richiesti per il rilancio dell'economia". Al coro di lamentele contro Tremonti si unisce poi anche l'ex coordinatore del Pdl Sandro Bondi, sottolineando che per fronteggiare la crisi "occorre uno sforzo collegiale".
La tensione interna al centrodestra secondo Roberto Della Vedova di Fli ha in realtà però ben poco a che fare con le misure contro la crisi. "La cosa più grave e che al centro della polemica non c'è la politica economica del ministro, c'è solo una guerra 'libanese' all'interno della maggioranza".
Difficile prevedere a cosa porteranno le crescenti tensioni sul ruolo di Tremonti all'interno dell'esecutivo, ma come detto non è questa l'unica questione sul tappeto. La prossima settimana la Camera sarà chiamata infatti a votare la mozione di sfiducia al ministro dell'Agricoltura Saverio Romano. L'iniziativa, partita da Pd e Idv, è motivata dalla richiesta di rinvio a giudizio presentata nei suoi confronti dalla magistratura siciliana. Forte del sostegno ribadito anche oggi dal capogruppo leghista Marco Reguzzoni, Romano si è detto fiducioso. L'approvazione della sfiducia, ha previsto, "è un evento che in logica non dovrebbe realizzarsi". Anche la permanenza del ministro al suo posto rischia però di trasformarsi in un problema per la maggioranza. Nel caso la richiesta di processo per mafia venga accolta dal gip è difficile pensare a un mancato intervento del Quirinale. Già al momento della ratifica della nomina di Romano Napolitano aveva preteso infatti garanzie sulla sua capacità di dimostrarsi estraneo alle accuse che gli vengono rivolte dai magistrati.
Da qui si era sparsa nei giorni scorsi la voce di pressioni sul responsabile dell'Agricoltura perché facesse di sua iniziativa un passo indietro. Circostanza smentia oggi dal diretto interessato. "Mai nessuno nella maggioranza mi ha mai chiesto di dimettermi - ha detto Romano - anzi, fino ad oggi ho ricevuto solo incoraggiamenti ad andare avanti".
L'opposizione è comunque convinta che il salvataggio del ministro sarà l'ennesimo autogol del centrodestra, e in particolare della Lega. "In attesa che il governo immoli anche Tremonti sull'altare degli interessi di Re Silvio ieri si è consumato un altro sacrifico politico: quello della Lega. Bossi, infatti, con il voto per Milanese ha dimostrato che il suo partito oramai esiste solo in funzione delle poltrone e di Berlusconi. L'atto finale dell'avventura del Carroccio, il suicidio politico, il distacco definitivo dai propri elettori avverrà la prossima settimana quando la Lega voterà a favore del ministro Romano", commenta Alberto Losacco del Pd.
Il più esplicito è Raffaele Lauro, del Pdl, membro della commissione Affari costituzionali del Senato, che arriva a chiedere una sua rimozione dal dicastero di via XX Settembre. Tremonti, dice, ha fallito, è il "ministro della depressione economica". "Ora - aggiunge - mi auguro che sia un altro ministro a guidare i tentativi di ripresa e di sviluppo, annunziati da Berlusconi". Spara sul collega anche il minstro delle infrastrutture Altero Matteoli: "Avrei preferito che fosse stato presente", ma "non è di questo che mi adonto, semmai è per quei provvedimenti che vengono in qualche modo richiesti per il rilancio dell'economia". Al coro di lamentele contro Tremonti si unisce poi anche l'ex coordinatore del Pdl Sandro Bondi, sottolineando che per fronteggiare la crisi "occorre uno sforzo collegiale".
La tensione interna al centrodestra secondo Roberto Della Vedova di Fli ha in realtà però ben poco a che fare con le misure contro la crisi. "La cosa più grave e che al centro della polemica non c'è la politica economica del ministro, c'è solo una guerra 'libanese' all'interno della maggioranza".
Difficile prevedere a cosa porteranno le crescenti tensioni sul ruolo di Tremonti all'interno dell'esecutivo, ma come detto non è questa l'unica questione sul tappeto. La prossima settimana la Camera sarà chiamata infatti a votare la mozione di sfiducia al ministro dell'Agricoltura Saverio Romano. L'iniziativa, partita da Pd e Idv, è motivata dalla richiesta di rinvio a giudizio presentata nei suoi confronti dalla magistratura siciliana. Forte del sostegno ribadito anche oggi dal capogruppo leghista Marco Reguzzoni, Romano si è detto fiducioso. L'approvazione della sfiducia, ha previsto, "è un evento che in logica non dovrebbe realizzarsi". Anche la permanenza del ministro al suo posto rischia però di trasformarsi in un problema per la maggioranza. Nel caso la richiesta di processo per mafia venga accolta dal gip è difficile pensare a un mancato intervento del Quirinale. Già al momento della ratifica della nomina di Romano Napolitano aveva preteso infatti garanzie sulla sua capacità di dimostrarsi estraneo alle accuse che gli vengono rivolte dai magistrati.
Da qui si era sparsa nei giorni scorsi la voce di pressioni sul responsabile dell'Agricoltura perché facesse di sua iniziativa un passo indietro. Circostanza smentia oggi dal diretto interessato. "Mai nessuno nella maggioranza mi ha mai chiesto di dimettermi - ha detto Romano - anzi, fino ad oggi ho ricevuto solo incoraggiamenti ad andare avanti".
L'opposizione è comunque convinta che il salvataggio del ministro sarà l'ennesimo autogol del centrodestra, e in particolare della Lega. "In attesa che il governo immoli anche Tremonti sull'altare degli interessi di Re Silvio ieri si è consumato un altro sacrifico politico: quello della Lega. Bossi, infatti, con il voto per Milanese ha dimostrato che il suo partito oramai esiste solo in funzione delle poltrone e di Berlusconi. L'atto finale dell'avventura del Carroccio, il suicidio politico, il distacco definitivo dai propri elettori avverrà la prossima settimana quando la Lega voterà a favore del ministro Romano", commenta Alberto Losacco del Pd.