Lavitola: "Domani spiego su Panama"
Ricatto al premier, attesa per Riesame
Dopo il video che lo ritrae sull'aereo presidenziale insieme a Berlusconi, il faccendiere coinvolto nell'inchiesta sul presunto ricatto al premier promette di fare chiarezza. Il Tribunale deve pronunciarsi sulla competenza territoriale e sul ruolo del presidente del Consiglio
ROMA - Dice di non poter parlare su disposizione del proprio avvocato. E di non poter di conseguenza "rispondere e spiegare in merito alle strumentali e banali notizie inerenti la missione del presidente Berlusconi in Centro e Sud America". Valter Lavitola, latitante, colpito da provvedimento di cattura emesso dalla magistratura di Napoli nell'inchiesta sul presunto ricatto al presidente del Consiglio, spiega così, in una nota, il suo silenzio sul viaggio documentato dal Fatto Quotidiano che il faccendiere e direttore dell'Avanti avrebbe fatto a bordo dell'aereo presidenziale con Silvio Berlusconi. Promette però di fare presto chiarezza: "Su disposizione del mio avvocato non parlo - aggiunge - trovandoci in una delicata fase processuale che impone silenzio e sobrietà. Domani pomeriggio spiegherò nei dettagli lo 'scoop' del Fatto Quotidiano".
Ieri il quotidiano ha diffuso alcuni fotogrammi di un video del governo di Panama che ritrae Silv…
Ieri il quotidiano ha diffuso alcuni fotogrammi di un video del governo di Panama che ritrae Silv…
ROMA - Dice di non poter parlare su disposizione del proprio avvocato. E di non poter di conseguenza "rispondere e spiegare in merito alle strumentali e banali notizie inerenti la missione del presidente Berlusconi in Centro e Sud America". Valter Lavitola, latitante, colpito da provvedimento di cattura emesso dalla magistratura di Napoli nell'inchiesta sul presunto ricatto al presidente del Consiglio, spiega così, in una nota, il suo silenzio sul viaggio documentato dal Fatto Quotidiano che il faccendiere e direttore dell'Avanti avrebbe fatto a bordo dell'aereo presidenziale con Silvio Berlusconi. Promette però di fare presto chiarezza: "Su disposizione del mio avvocato non parlo - aggiunge - trovandoci in una delicata fase processuale che impone silenzio e sobrietà. Domani pomeriggio spiegherò nei dettagli lo 'scoop' del Fatto Quotidiano".
Ieri il quotidiano ha diffuso alcuni fotogrammi di un video del governo di Panama che ritrae Silvio Berlusconi, in visita ufficiale nella Repubblica centroamericana il 29 giugno 2010, mentre scende dall'aereo presidenziale insieme a Valter Lavitola, l'editore de 'L'Avanti!' per cui è stato chiesto l'arresto nell'ambito dell'inchiesta di Bari sulle escort.
IL VIDEO
Lavitola "non ha in alcun modo fatto parte della delegazione che ha accompagnato il Ministro degli esteri da Roma a Caracas e successivamente da Caracas a Panama, con rientro diretto da Panama a Roma", precisa intanto la Farnesina, "a seguito delle affermazioni del Presidente della Camera derivanti da una imprecisa ricostruzione apparsa su un quotidiano", assicurando che Frattini ha incontrato Lavitola "tra i partecipanti di un ricevimento" offerto dal presidente panamense Martinelli.
E' attesa intanto per domani la decisione del Tribunale del Riesame di Napoli che deve pronunciarsi relativamente all'inchiesta relativa al presunto ricatto al premier sulla competenza territoriale e sulla definizione del ruolo, sotto il profilo giuridico, di Silvio Berlusconi, il quale a seconda delle decisioni che saranno adottate potrebbe essere persona offesa oppure indagato o entrambe le cose insieme.
La procura di Napoli, dopo il doppio no opposto dal gip Amelia Primavera che ha ritenuto la competenza dell' autorità giudiziaria di Roma (dove sono stati trasmessi già gli atti), ha riproposto sabato scorso il problema all' attenzione dei giudici del Riesame, rivendicando il diritto a continuare a occuparsi del caso. L'argomentazione del procuratore aggiunto Francesco Greco e dei pm Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock, è collegata alla incertezza sul luogo in cui si sia consumato il primo (o anche l'unico) episodio giudicato illecito e su una nuova ipotesi di reato formulata durante la discussione davanti al Riesame.
Si tratta della prospettazione di una presunta istigazione a rendere dichiarazioni false all'autorità giudiziaria che viene ravvisata in riferimento a quanto affermato da Tarantini durante gli interrogatori resi ai magistrati di Bari che indagavano sulle escort, e al gip e ai pm di Napoli, ai quali l'imprenditore riferì che Berlusconi non era consapevole del fatto che le ragazze condotte da Tarantini alle feste di Arcore e di Palazzo Grazioli venissero pagate. Circostanza quest'ultima, ad avviso degli inquirenti partenopei, smentita dalle intercettazioni acquisite dalla procura di Bari che dimostrerebbero la falsità della versione dell'imprenditore, una ricostruzione dei fatti in linea con quanto sempre sostenuto dal premier.
La configurazione di istigazione al mendacio (articolo 377 bis del codice penale), se condivisa dal Tribunale, potrebbe indurre i giudici a sollecitare l'iscrizione del premier nel registro degli indagati. Ciò significherebbe dunque che Berlusconi per gli inquirenti napoletani non è più da ritenere parte offesa di una presunta estorsione? L'interrogativo rappresenta l'ennesimo 'busillis' di questa complicata vicenda giudiziaria. I pubblici ministeri infatti non hanno proposto l'ipotesi di istigazione come alternativa al reato di estorsione contestata nei provvedimenti restrittivi a carico di Lavitola e dei coniugi Tarantini.
Secondo la loro impostazione dunque si potrebbero convivere le accuse di estorsione configurate nei confronti dell'imprenditore e del direttore dell'Avanti (con Berlusconi dunque nelle vesti di parte lesa) e di induzione a mentire, che chiamerebbe in causa sia Lavitola sia lo stesso presidente del Consiglio (la norma infatti non punirebbe l' indagato che viene indotto a raccontare bugie). Il Tribunale, nella sua autonomia, ha pertanto più strade da seguire: pronunciarsi sul solo reato di estorsione contestato nelle ordinanze, oppure "derubricare" l'accusa da estorsione a quella di istigazione a mentire, o ancora ritenere la sussistenza di entrambe le ipotesi, o ritenersi incompetente territorialmente - in armonia con quanto disposto dal gip Primavera - e limitarsi pertanto a provvedere solo sulle misure cautelari.
Ieri il quotidiano ha diffuso alcuni fotogrammi di un video del governo di Panama che ritrae Silvio Berlusconi, in visita ufficiale nella Repubblica centroamericana il 29 giugno 2010, mentre scende dall'aereo presidenziale insieme a Valter Lavitola, l'editore de 'L'Avanti!' per cui è stato chiesto l'arresto nell'ambito dell'inchiesta di Bari sulle escort.
IL VIDEO
Lavitola "non ha in alcun modo fatto parte della delegazione che ha accompagnato il Ministro degli esteri da Roma a Caracas e successivamente da Caracas a Panama, con rientro diretto da Panama a Roma", precisa intanto la Farnesina, "a seguito delle affermazioni del Presidente della Camera derivanti da una imprecisa ricostruzione apparsa su un quotidiano", assicurando che Frattini ha incontrato Lavitola "tra i partecipanti di un ricevimento" offerto dal presidente panamense Martinelli.
E' attesa intanto per domani la decisione del Tribunale del Riesame di Napoli che deve pronunciarsi relativamente all'inchiesta relativa al presunto ricatto al premier sulla competenza territoriale e sulla definizione del ruolo, sotto il profilo giuridico, di Silvio Berlusconi, il quale a seconda delle decisioni che saranno adottate potrebbe essere persona offesa oppure indagato o entrambe le cose insieme.
La procura di Napoli, dopo il doppio no opposto dal gip Amelia Primavera che ha ritenuto la competenza dell' autorità giudiziaria di Roma (dove sono stati trasmessi già gli atti), ha riproposto sabato scorso il problema all' attenzione dei giudici del Riesame, rivendicando il diritto a continuare a occuparsi del caso. L'argomentazione del procuratore aggiunto Francesco Greco e dei pm Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock, è collegata alla incertezza sul luogo in cui si sia consumato il primo (o anche l'unico) episodio giudicato illecito e su una nuova ipotesi di reato formulata durante la discussione davanti al Riesame.
Si tratta della prospettazione di una presunta istigazione a rendere dichiarazioni false all'autorità giudiziaria che viene ravvisata in riferimento a quanto affermato da Tarantini durante gli interrogatori resi ai magistrati di Bari che indagavano sulle escort, e al gip e ai pm di Napoli, ai quali l'imprenditore riferì che Berlusconi non era consapevole del fatto che le ragazze condotte da Tarantini alle feste di Arcore e di Palazzo Grazioli venissero pagate. Circostanza quest'ultima, ad avviso degli inquirenti partenopei, smentita dalle intercettazioni acquisite dalla procura di Bari che dimostrerebbero la falsità della versione dell'imprenditore, una ricostruzione dei fatti in linea con quanto sempre sostenuto dal premier.
La configurazione di istigazione al mendacio (articolo 377 bis del codice penale), se condivisa dal Tribunale, potrebbe indurre i giudici a sollecitare l'iscrizione del premier nel registro degli indagati. Ciò significherebbe dunque che Berlusconi per gli inquirenti napoletani non è più da ritenere parte offesa di una presunta estorsione? L'interrogativo rappresenta l'ennesimo 'busillis' di questa complicata vicenda giudiziaria. I pubblici ministeri infatti non hanno proposto l'ipotesi di istigazione come alternativa al reato di estorsione contestata nei provvedimenti restrittivi a carico di Lavitola e dei coniugi Tarantini.
Secondo la loro impostazione dunque si potrebbero convivere le accuse di estorsione configurate nei confronti dell'imprenditore e del direttore dell'Avanti (con Berlusconi dunque nelle vesti di parte lesa) e di induzione a mentire, che chiamerebbe in causa sia Lavitola sia lo stesso presidente del Consiglio (la norma infatti non punirebbe l' indagato che viene indotto a raccontare bugie). Il Tribunale, nella sua autonomia, ha pertanto più strade da seguire: pronunciarsi sul solo reato di estorsione contestato nelle ordinanze, oppure "derubricare" l'accusa da estorsione a quella di istigazione a mentire, o ancora ritenere la sussistenza di entrambe le ipotesi, o ritenersi incompetente territorialmente - in armonia con quanto disposto dal gip Primavera - e limitarsi pertanto a provvedere solo sulle misure cautelari.