Politica

IL CASO

Dal web, ai post-it, alla piazza
la protesta contro il bavaglio

Dalla Rete a piazza Navona come nacque e si sviluppò il movimento che ha detto  no alla legge contro le intercettazioni. Fino alla manifestazione del primo luglio 2010 a Roma. Con lo sguardo al futuro

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ROMA - Il no che si alzò fu corale. La mobilitazione contro quello che, negli ultimi due anni, è stato il sistematico tentativo del governo di mettere il bavaglio alle intercettazioni è stata tanto spontanea quanto vasta. Dalla Rete alla strada la voce di chi gridava (e grida ancora oggi) il suo no alla cosidetta legge bavaglio si è estesa a dismisura. Epicentro della protesta è stato  il web con i suoi mille rivoli: siti internet, facebook, blog, twitter.  Poi, dal pc, lo sdegno si riversò in strada. Colorandosi e assumendo volti diversi.

Era il maggio 2010 quando Popolo Viola, Valigia Blu e Articolo 21, si mossero.  Prima con un sit-in davanti a Montecitorio poi dando vita al "giorno dello sbavaglio": in pratica sit-in e speaker's corner nelle maggiori città italiane. A Repubblica. it, invece, arrivarono migliaia di immagini di ragazzi dei ragazzi del Post-it. Quel semplice quadratino di carta gialla divenne l'emblema della protesta. Lo stesso post-it che apparve sulla prima pagina del nostro quotidiano.

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La lista di coloro che sono scesi in campo è lunghissima e variegata. Va dall'associazionismo, ai partiti, ai sindacati. A semplici cittadini. L'Arci, Libertà e Giustizia, Lettera 22, il Sindacato nazionale scrittori. Ed ancora giornalisti e magistrati. Si mossero anche i sindacati di polizia. "Un disegno di legge devastante che produce effetti ben più devastanti del male che vuole prevenire" spiegava allora Enzo Letizia, segretario dell'Anpf, l'associazione nazionale dei funzionari di polizia.

La protesta è cresciuta ogni giorno di più. Mentre dentro al governo la distanza tra Berlusconi e Fini si faceva frattura insanabile. Con il Colle che non faceva mistero delle sue perplessità. A quel punto il movimento di protesta scese in strada. Sit in davanti al Parlamento, blitz dimostrativi ogni giorno. E si arrivò così al primo luglio 2010. A quella piazza Navona gremita di gente. Una piazza disseminata di post it gialli, di drappi viola, di bandiere arcobaleno. Sensibilità diverse: sindacati come la Cgil, ambientalisti, esponenti del mondo cattolico, autoconvocati via Facebook. Uniti nel nome della Costituzione e del diritto a essere informati. Pronti ad applaudire le parole di Roberto Saviano: "Altro che privacy, si difende solo il malaffare". Fu un successo. La legge sembrava bloccata. Ed invece, nel bel mezzo della crisi economica, torna protagonista. Con il suo carico di veleni. Ed ecco che la protesta riparte.

Quella stessa gente che affollava piazza Navona è chiamata oggi, ancora una volta, a scendere in campo per difendere il diritto di essere informati. Primo appuntamento giovedì 29 in piazza del Pantheon a Roma. Magari sventolando un piccolo post-it giallo. 






 
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