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Ultimatum Confindustria, il giorno dopo
Maroni: "Discutere sì, ma non di pensioni"

Il ministro dell'Interno considera "sacrosante" le richieste degli industriali, ma "anche per la Ue il nostro sistema previdenziale è stabile". Matteoli si augura che il dialogo tra industriali e governo continui. Fini: "Se Confindustria vuole la patrimoniale, il governo Berlusconi è classista alla rovescia". Camusso: "Il governo non è più in grado di fare"
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ROMA - Il giorno dopo il manifesto-ultimatum di Confindustria, il governo e la politica osservano non solo l'agenda dettata dagli industriali ma studiano anche le modalità, i toni, la fermezza con cui Emma Marcegaglia ha presentato il documento elaborato con Abi, rete imprese, cooperative e Ania.  "Non c'è più tempo, servono scelte immediate e coraggiose" le parole usate dalla presidente degli industriali per ribadire la necessità, sentita dall'imprenditoria italiana, di un intervento immediato per riprendere la crescita puntando su cinque aree strategiche: riforma fiscale, infrastrutture, privatizzazioni, liberalizzazioni e pensioni. Cinque punti, cinque priorità a cui la politica è chiamata necessariamente a rispondere. Perché la stessa Marcegaglia è stata chiara: Confindustria è pronta a lasciare i tavoli di confronto se il governo non ascolterà le sue richieste.

"Spero che questo non avvenga -…
ROMA - Il giorno dopo il manifesto-ultimatum di Confindustria, il governo e la politica osservano non solo l'agenda dettata dagli industriali ma studiano anche le modalità, i toni, la fermezza con cui Emma Marcegaglia ha presentato il documento elaborato con Abi, rete imprese, cooperative e Ania.  "Non c'è più tempo, servono scelte immediate e coraggiose" le parole usate dalla presidente degli industriali per ribadire la necessità, sentita dall'imprenditoria italiana, di un intervento immediato per riprendere la crescita puntando su cinque aree strategiche: riforma fiscale, infrastrutture, privatizzazioni, liberalizzazioni e pensioni. Cinque punti, cinque priorità a cui la politica è chiamata necessariamente a rispondere. Perché la stessa Marcegaglia è stata chiara: Confindustria è pronta a lasciare i tavoli di confronto se il governo non ascolterà le sue richieste.

"Spero che questo non avvenga - è l'augurio del ministro per le Infrastrutture, Altero Matteoli, a margine della inaugurazione del Salone Nautico di Genova -. Spero che Confindustria continui a dialogare col governo, perché il confronto è indispensabile per chiarire le posizioni e la situazione".

Il leghista Roberto Maroni tiene la posizione indicata dal suo leader Umberto Bossi: "Si può discutere in maniera intensa su tutto tranne che su un punto, l'abolizione delle pensioni di anzianità, che è il chiodo fisso di Confindustria ma è una cosa ideologica". Il ministro dell'Interno giudica "sacrosante" le richieste degli industriali per lo sviluppo, ma ricorda che la stessa Ue ha parlato di un sistema italiano di previdenza stabile.  Di tutto c'è bisogno tranne che di intervenire sul sistema pensioni".

Sul fronte delle opposizioni, il leader Udc Pier Ferdinando Casini accomuna il manifesto della Confindustria ad altri "segnali", come la pubblicazione della lettera della Bce e alle prese di posizione dei sindacati, per dire che la politica deve far fronte comune per salvare il Paese. "Prima la Bce - ha osservato Casini - poi le parti sociali, hanno avanzato rilievi seri e hanno chiesto al governo di svegliarsi. Serve un patto di condivisione del documento della Bce e delle parti sociali. Chi condivide queste idee è chiamato a salvare il paese, indipendentemente dall'appartenenza alla maggioranza o all'opposizione. Ambiguità e furberie non sono più ammesse".

Il presidente della Camera Gianfranco Fini richiama l'attenzione sulle pressioni degli industriali sulla patrimoniale. "Non è usuale che Confindustria ne parli in modo così esplicito - osserva Fini -, è prevedibile che lo facciano i sindacati". Per Fini, questo "deve far riflettere". Perché "quando il Governo ad agosto ha cambiato per quattro volte la manovra, la giustificazione era che non si poteva fare la patrimoniale" perché "andava in collisione con l'elettorato di centrodestra". "Se perfino Confindustria dice che bisogna contribuire tutti - rileva ancora Fini - evidentemente l'elettorato di centrodestra non è un club di miliardari. Mi pare che da parte di Berlusconi ci sia una logica classista alla rovescia".

Per Antonio Di Pietro, Confindustria è fuori tempo massimo. "Non c'è più tempo per aprire o tentare di instaurare un dialogo con questo governo - dichiara il leader di Idv -. Questo Governo e questa maggioranza parlamentare con i fatti stanno dimostrando che non intendono svolgere alcuna attività in favore delle istituzioni e soprattutto per il rilancio dell'economia. Hanno messo all'ordine del giorno provvedimenti del tutto diversi rispetto a quelli che sono urgenti, quali le intercettazioni telefoniche e il processo lungo".

Sul punto concorda Susanna Camusso: questo governo "non è più in grado di fare delle politiche ed è difficile dargli ancora la possibilità di farlo". Quanto all'ultimatum degli industriali, "che le misure del governo sono depressive noi lo diciamo da tre anni, benvenuta confindustria" afferma il segretario generale della Cgil. "Siamo d'accordo con loro che non ci sono misure per la crescita - ha proseguito la Camusso - ma il manifesto ha ancora l'idea che il prezzo lo debbano pagare i lavoratori, come sul tema delle pensioni".

Chi si smarca da Confindustria è invece il presidente della Fiat, John Elkan. "Non è tempo di proclami o di dichiarazioni o critiche generiche. Il momento è grave, l'importante è essere molto concreti e soprattutto avere senso di responsabilità. D'altra parte, è proprio quello che ci indica il nostro presidente della Repubblica".