Roberto Cavallone procuratore capo di Sanremo, grazie anche alle intercettazioni ha svelato all'Italia le radici della mafia all'ombra delle palme della Riviera dei fiori. L'inchiesta, condotta con i carabinieri, ha portato al clamoroso scioglimento per infiltrazioni mafiose del comune di Bordighera, il primo al nord 30 anni dopo Bardonecchia. A Repubblica. it racconta l'importanza di questo strumento e rivela come, con una semplice frase, lo Stato potrebbe quasi azzerare i costi delle intercettazioni.
"Le intercettazioni - dice Cavallone che quando era Roma ha condotto le indagini sul delitto di via Poma - rimangono ovviamente fondamentali in tutte quelle situazioni in cui il clima di omertà esistente all'interno delle organizzazioni criminali o tra le vittime impedisce di acquisire informazioni attraverso interrogatori o testimoni. Penso alle indagini per traffico di sostanze stupefacenti, alle estorsioni, ai sequestri di persona a scopo di estorsione, in cui i parenti delle vittime si guardano bene dal collaborare con gli investigatori per timori di ritorsioni verso i propri cari".
Ogni intercettazione, ogni cimice può rivelarsi fondamentale
"Ricordo la microspia piazzata nell'autovettura di un indagato (Alessandro Macrì, ndr) che conversando con il padre sosteneva che occorreva assassinare il comandante della Compagnia dei carabinieri di Bordighera ed il Comandante della Stazione di Vallecrosia per riaffermare la propria superiorità sul territorio. Quando, ascoltando le conversazioni, si ebbe certezza del possesso dell'arma si intervenne arrestando in flagranza padre e figlio".
Spesso la polemica riguarda i presunti costi delle intercettazioni.
"I costi dipendono dall'incapacità dello Stato di gestire al meglio i propri interessi. Infatti nelle concessioni ai vari gestori (Telecom, Vodafone ecc.) il Ministero competente omette di inserire la clausola che la concessione delle linee per esigenze di giustizia deve essere gratuita".
Come se non bastasse, spesso, per problemi tecnici incomprensibili - spiegano gli inquirenti - il segnale telefonico che arriva in chiaro alle centrali Telecom viene criptato prima del rinvio alle centrali da dove poi vengono dirottate le comunicazioni verso le sale ascolto delle Procure. Questo costringe al noleggio di costose apparecchiature per la decrittazione e registrazione delle conversazioni, cosa che non avveniva quando alle centrali venivano attaccati i traslatori di proprietà diretta delle Procure.
Uno dei grandi luoghi comuni è quello che ci vede "tutti intercettati"
"Navigando sul sito del Ministero della Giustizia si scopre che l'ultima statistica indica in 120.000 annui i "bersagli" intercettati, intendendo utenze e luoghi. Consideriamo che 120.000 non sono le persone, perché di una persona, per essere sicuro che non ti sfugga nulla, devi intercettare il cellulare, il telefono fisso di casa e l'auto per non parlare dei trafficanti che cambiano scheda ogni giorno. Quindi 120.000 vanno divisi almeno per 3 e si ottiene 40.000. Calcolando una popolazione attiva di 40.000.000 di abitanti il risultato è che la percentuale di soggetti intercettati è di circa lo 0,1%".
"Le intercettazioni - dice Cavallone che quando era Roma ha condotto le indagini sul delitto di via Poma - rimangono ovviamente fondamentali in tutte quelle situazioni in cui il clima di omertà esistente all'interno delle organizzazioni criminali o tra le vittime impedisce di acquisire informazioni attraverso interrogatori o testimoni. Penso alle indagini per traffico di sostanze stupefacenti, alle estorsioni, ai sequestri di persona a scopo di estorsione, in cui i parenti delle vittime si guardano bene dal collaborare con gli investigatori per timori di ritorsioni verso i propri cari".
Ogni intercettazione, ogni cimice può rivelarsi fondamentale
"Ricordo la microspia piazzata nell'autovettura di un indagato (Alessandro Macrì, ndr) che conversando con il padre sosteneva che occorreva assassinare il comandante della Compagnia dei carabinieri di Bordighera ed il Comandante della Stazione di Vallecrosia per riaffermare la propria superiorità sul territorio. Quando, ascoltando le conversazioni, si ebbe certezza del possesso dell'arma si intervenne arrestando in flagranza padre e figlio".
Spesso la polemica riguarda i presunti costi delle intercettazioni.
"I costi dipendono dall'incapacità dello Stato di gestire al meglio i propri interessi. Infatti nelle concessioni ai vari gestori (Telecom, Vodafone ecc.) il Ministero competente omette di inserire la clausola che la concessione delle linee per esigenze di giustizia deve essere gratuita".
Come se non bastasse, spesso, per problemi tecnici incomprensibili - spiegano gli inquirenti - il segnale telefonico che arriva in chiaro alle centrali Telecom viene criptato prima del rinvio alle centrali da dove poi vengono dirottate le comunicazioni verso le sale ascolto delle Procure. Questo costringe al noleggio di costose apparecchiature per la decrittazione e registrazione delle conversazioni, cosa che non avveniva quando alle centrali venivano attaccati i traslatori di proprietà diretta delle Procure.
Uno dei grandi luoghi comuni è quello che ci vede "tutti intercettati"
"Navigando sul sito del Ministero della Giustizia si scopre che l'ultima statistica indica in 120.000 annui i "bersagli" intercettati, intendendo utenze e luoghi. Consideriamo che 120.000 non sono le persone, perché di una persona, per essere sicuro che non ti sfugga nulla, devi intercettare il cellulare, il telefono fisso di casa e l'auto per non parlare dei trafficanti che cambiano scheda ogni giorno. Quindi 120.000 vanno divisi almeno per 3 e si ottiene 40.000. Calcolando una popolazione attiva di 40.000.000 di abitanti il risultato è che la percentuale di soggetti intercettati è di circa lo 0,1%".