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Governo, Alfano chiude al Terzo Polo
"Impossibile accantonare Berlusconi"

Il segretario nazionale Pdl interviene dalla tre giorni a Saint Vincent: "Lavoro a un percorso di allargamento dell'area moderata senza le condizioni capestro dell'Udc". Cesa: "Non si può collaborare con chi sostiene questo governo". Formigoni: "Premier non è il nostro candidato nel 2013". Alemanno: "Ci vuole confronto interno Pdl"

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ROMA - "La condizione che mi viene posta" dall'Udc è "accantonate Berlusconi e noi siano pronti. È una condizione impraticabile e ingiusta. Io lavoro per un percorso di allargamento dell'area moderata senza condizioni capestro", ha affermato il segretario del Pdl Angelino Alfano nel corso del suo intervento a Saint Vincent, la tre giorni ('Verso un nuovo Pdl') organizzata dal ministro Gianfranco Rotondi. "La nostra è una posizione molto netta e molto chiara e lavoriamo perché si arrivi a quell'approdo", ha aggiunto Alfano.

"Ci sono tutte le condizioni - ha sostenuto il segretario - perché in Italia si realizzi un grande partito popolare europeo sezione italiana. Un appello agli altri popolari italiani, e mi riferisco in primo luogo all'Udc, che fosse fondato su una dimensione di governo o di accordo sull'oggi - ha precisato - vedrebbe un no immediato".

"C'è un eccesso di enfasi sull'ipotesi di divisione interne al Pdl", ha spiegato Alfano, che poi ha ribadito: "Abbiamo la convinzione di riuscire ad arrivare al 2013 e vincere le elezioni politiche dimostrando di aver governato l'Italia al meglio possibile in un momento difficoltosissimo come quello della crisi".

A qualche ore di distanza, gli risponde il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa: "Con tutto il rispetto per Alfano,
una buona politica impone prima di tutto serietà: non esiste l'ipotesi di una collaborazione credibile tra chi oggi legittimamente sostiene questo governo e chi invece, come noi, lo ritiene fallimentare".

Legge elettorale.
E sulla legge elettorale bisogna "restituire ai cittadini il diritto di scelta del parlamentare, ma anche del premier". Il segretario nazionale del Pdl ha anche sottolineato quindi che "non intendiamo tornare indietro dal bipolarismo, che è una conquista di Berlusconi che dice chiaramente chi vince e chi perde". "Ogni cosa che non va in questa direzione - ha aggiunto - è un trucco a cui diremo di no".

E sull'opposizione incalza: "A sinistra non sono uniti su nulla e non sono in grado di decidere niente". Sulla legge elettorale anche Umberto Bossi è d'accordo, e da Varese dove si trova per i lavori del congresso provinciale per l'elezione del segretario locale, ha detto: "La gente vuole scegliere il candidato, quindi non sceglie più il partito ma le persone" e quindi "bisogna trattare con tutti e poi vediamo".
 
I malumori di Formigoni e Alemanno. Eppure a dire che non sarà Silvio Berlusconi "il nostro candidato nel 2013" è  stato il presidente della Lombardia Roberto Formigoni sottolineando la situazione "ultimativa". "E' una scelta ormai compiuta dal presidente ma va portata a conoscenza dei nostri alleati, degli elettori, degli interlocutori politici" e tocca al segretario Angelino Alfano imprimere una svolta, aprire al centro e indire primarie, anche per il candidato premier. Di qui l'invito ad Alfano a coinvolgere il Pdl "in un confronto che finora è mancato", mentre le posizioni di Scajola e Pisanu non sono a suo avviso "il preannuncio di uno strappo, ma uno stimolo per il governo".

Anche Gianni Alemanno, a conferma di dissapori, chiede ad Alfano un confronto. Di pareri, e di posizioni. "Penso che Alfano dovrebbe convocare gli organi del Pdl per avere un confronto alla luce del sole sotto tutti i punti di vista", ha detto il sindaco di Roma a margine delle celebrazioni dei 25 anni di attività del villaggio Sos Roma. Per Alemanno "non bisogna demonizzare immediatamente chi pensa cose diverse. Bisogna fare un confronto chiaro, perché il momento è difficile, e dare una svolta positiva al Governo e complessivamente alla vita politica italiana".

Partito diviso sul condono. L'ipotesi del condono e quella riguardante una patrimoniale "non sono nell'agenda del governo", ha detto a Saint Vincent il ministro per l'Attuazione del programma Gianfranco Rotondi, a margine del convegno da lui organizzato. "Questo non significa - ha aggiunto - che il Parlamento possa discutere di questa o quella soluzione". Secondo il ministro della Difesa La Russa il condono "non è il diavolo, ma dobbiamo discuterne senza preconcetti, senza schieramenti etici".

Ma Formigoni incalza: "Non credo che il condono sia la giusta soluzione e per questo non mi vede d'accordo". "Il decreto sviluppo - ha osservato Formigoni - è una fortissima sburocratizzazione e una semplificazione di procedure. Tutte riforme che si possono fare a costo zero".

Per Bossi il motivo del condono è dubbio: "Non ho capito perché il condono, forse vogliono i soldi per fare nuove leggi ma non ne so di più", ha detto Umberto Bossi da Varese, specificando di aver visto ieri sera il ministro Giulio Tremonti e annunciando che lo rivedrà anche domani, in quella che è ormai una prassi del lunedì.

 
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