La minoranza del Pd stringe Bersani
"E' il leader, ma se cade Silvio no al voto"
I "Modem" in assemblea: "Non è in discussione la leadership". Ma le divergenze su temi come il referendum e la lettera della Bce rimangono. Franceschini invoca unità, mentre a Firenze Renzi prepara un "big bang". D'Alema: "Partito resti unito"
ROMA - Il focus dell'assemblea di Movimento Democratico, la componente del Pd che fa capo a Walter Veltroni, Paolo Gentiloni e Beppe Fioroni, è sul governo di transizione o di larghe intese. La leadership del Pd non è in discussione e tantomeno l'unità del partito. Ma fra le righe i malumori restano, le critiche anche. E se è prematuro o infondato parlare di nuove geografie, certo su molti temi, dal referendum alla lettera della Bce, non tutti si muovono nella stessa direzione. Mentre dalla 'periferia' i giovani scalpitano e Matteo Renzi annuncia un vero e proprio big bang.
Letta e Franceschini. A confrontarsi con i "Modem" sono arrivati anche due big del partito che da posizioni diverse, Enrico Letta dalla maggioranza, Dario Franceschini dall'altra minoranza, nelle ultime settimane hanno trovato una insolita convergenza sul governo di transizione. Il passaggio per tutti è obbligato: no a un precipitare verso elezioni anticipate senza aver e…
Letta e Franceschini. A confrontarsi con i "Modem" sono arrivati anche due big del partito che da posizioni diverse, Enrico Letta dalla maggioranza, Dario Franceschini dall'altra minoranza, nelle ultime settimane hanno trovato una insolita convergenza sul governo di transizione. Il passaggio per tutti è obbligato: no a un precipitare verso elezioni anticipate senza aver e…
ROMA - Il focus dell'assemblea di Movimento Democratico, la componente del Pd che fa capo a Walter Veltroni, Paolo Gentiloni e Beppe Fioroni, è sul governo di transizione o di larghe intese. La leadership del Pd non è in discussione e tantomeno l'unità del partito. Ma fra le righe i malumori restano, le critiche anche. E se è prematuro o infondato parlare di nuove geografie, certo su molti temi, dal referendum alla lettera della Bce, non tutti si muovono nella stessa direzione. Mentre dalla 'periferia' i giovani scalpitano e Matteo Renzi annuncia un vero e proprio big bang.
Letta e Franceschini. A confrontarsi con i "Modem" sono arrivati anche due big del partito che da posizioni diverse, Enrico Letta dalla maggioranza, Dario Franceschini dall'altra minoranza, nelle ultime settimane hanno trovato una insolita convergenza sul governo di transizione. Il passaggio per tutti è obbligato: no a un precipitare verso elezioni anticipate senza aver esperito la possibilità di un esecutivo di larghe intese. Le motivazioni sono diverse. Walter Veltroni parla di "indicare un'alternativa positiva" e non andare al voto senza essere nemmeno sicuri dell'esito.
Enrico Letta spiega che è "la condizione per far cadere Berlusconi, perché solo così si convincono parlamentari del Pdl, garantendo loro che la legislatura continua". Dario Franceschini, pur indicando un tempo limite per tentare il governo di transizione ("entro Natale"), lo pone come una necessità per "ricostruire il Paese" e per mettersi al riparo dal rischio di vincere le elezioni solo con il 40% dei voti non essendo poi in grado di sopportare il peso della necessaria "ricostruzione". Per Beppe Fioroni si deve dare vita al "governo di larghe intese per ricreare valori condivisi".
"Guardare al centro". Condiviso l'obiettivo, e anche la necessità di un'alleanza con il centro con un occhio attento ai cattolici, c'è chi dubita delle parole di Franceschini, per il quale tutto il partito è unito su questa prospettiva (che non a caso lui delimita a fine 2011), come a suo avviso "dimostrano le parole di Bersani in direzione". "Non facciamo come Penelope che di giorno tesse la tela del governo di transizione e di notte la disfa", mette in guardia un sospettoso Fioroni. "Se ci limitiamo a non escludere l'esecutivo di responsabilità, verremo coinvolti solo come portatori d'acqua", lamenta Paolo Gentiloni.
Alleanze. Anche sul capitolo alleanze, pochi si scaldano per la foto di Vasto, anzi tutti la considerano insufficiente se non dannosa. Insufficiente perché, per usare le parole di Franceschini, non garantirebbe la governabilità, mentre Veltroni rispolvera la "vocazione maggioritaria". La foto di Vasto è poi dannosa perché, spiega Gentiloni, "non ci renderebbe credibili" nel compito di ricostruire il Paese.
Bersani leader. Esaurito il quadro politico, si passa al Pd. Tutti garantiscono che la leadership non è in discussione. Walter Veltroni lo dice a chiare lettere: "Non è vero che vogliamo un governo di transizione per indebolire Bersani, come non è vero che Bersani parla di elezioni perché le vuole e pensa di salvare così la sua leadership".
Franceschini, criticato da settori della maggioranza per la sua presenza a Modem di oggi, chiarisce che non vuole riunirsi agli ex alleati di minoranza e invoca unità: "Il logoramento del leader è un errore che non dobbiamo ripetere". Stesse parole da parte di Enrico Letta. Ma nell'affresco unitario qualche crepa c'è. Perché se è vero che Veltroni chiede di non parlare di primarie per non indebolire la prospettiva di un governo d'emergenza, è altrettanto vero che Enrico Morando non usa perifrasi e propone primarie comunque prima delle elezioni del 2013. "L'unica cosa che non ci possono chiedere è rinviare il congresso a dopo il voto", spiega alla platea.
Veltroni non risparmia qualche stilettata alla gestione del segretario e nel respingere al mittente le accuse di correntismo, chiede che il Pd non sia pesante perché "in una società liquida affonderebbe" e si 'ostina' a non chiamarlo "ditta ma comunità". Poi rivolto al tema della leadership, serafico spiega: "Un leader è chi anticipa le parole d'ordine". Il riferimento a referendum elettorale, abolizione delle province e socialdemocrazia non è casuale, come non lo è quello di Morando al sì del Pd all'accordo del 28 giugno che ha dovuto aspettare la firma della Cgil per essere esplicitato.
D'Alema, "Pd resti unito". Massimo D'Alema invita il Pd a non dividersi e a fare quadrato intorno al segretario. "Credo che in questo momento molto importante per al vita del paese, l'unità del nostro partito sia essenziale -ha affermato il presidente del Copasir - Unito anche nell'indicare la strada di una proposta politica. Il Pd -ha ricordato D'Alema- ha dichiarato la propria disponibilità per un'alleanza di governo tra moderati e riformisti. Mi sembra che su questo ci sia una sostanziale unità del partito. Ricordo che è stato Bersani il primo a sostenerla questa ipotesi e quindi è giusto dire che il partito è sostanzialmente unito intorno a Bersani".
La coesione del Pd non è messa in discussione dal rinato attivismo dei 40enni o dei cosiddetti 'rottamatori'. Al richiamo pronunciato oggi da Matteo Renzi, il presidente del Copasir risponde così: "Prima vorrei capire che cosa si vuole fare per il futuro del paese ma non escludo che possano arrivare delle proposte interessanti.
Staremo a vedere".
Letta e Franceschini. A confrontarsi con i "Modem" sono arrivati anche due big del partito che da posizioni diverse, Enrico Letta dalla maggioranza, Dario Franceschini dall'altra minoranza, nelle ultime settimane hanno trovato una insolita convergenza sul governo di transizione. Il passaggio per tutti è obbligato: no a un precipitare verso elezioni anticipate senza aver esperito la possibilità di un esecutivo di larghe intese. Le motivazioni sono diverse. Walter Veltroni parla di "indicare un'alternativa positiva" e non andare al voto senza essere nemmeno sicuri dell'esito.
Enrico Letta spiega che è "la condizione per far cadere Berlusconi, perché solo così si convincono parlamentari del Pdl, garantendo loro che la legislatura continua". Dario Franceschini, pur indicando un tempo limite per tentare il governo di transizione ("entro Natale"), lo pone come una necessità per "ricostruire il Paese" e per mettersi al riparo dal rischio di vincere le elezioni solo con il 40% dei voti non essendo poi in grado di sopportare il peso della necessaria "ricostruzione". Per Beppe Fioroni si deve dare vita al "governo di larghe intese per ricreare valori condivisi".
"Guardare al centro". Condiviso l'obiettivo, e anche la necessità di un'alleanza con il centro con un occhio attento ai cattolici, c'è chi dubita delle parole di Franceschini, per il quale tutto il partito è unito su questa prospettiva (che non a caso lui delimita a fine 2011), come a suo avviso "dimostrano le parole di Bersani in direzione". "Non facciamo come Penelope che di giorno tesse la tela del governo di transizione e di notte la disfa", mette in guardia un sospettoso Fioroni. "Se ci limitiamo a non escludere l'esecutivo di responsabilità, verremo coinvolti solo come portatori d'acqua", lamenta Paolo Gentiloni.
Alleanze. Anche sul capitolo alleanze, pochi si scaldano per la foto di Vasto, anzi tutti la considerano insufficiente se non dannosa. Insufficiente perché, per usare le parole di Franceschini, non garantirebbe la governabilità, mentre Veltroni rispolvera la "vocazione maggioritaria". La foto di Vasto è poi dannosa perché, spiega Gentiloni, "non ci renderebbe credibili" nel compito di ricostruire il Paese.
Bersani leader. Esaurito il quadro politico, si passa al Pd. Tutti garantiscono che la leadership non è in discussione. Walter Veltroni lo dice a chiare lettere: "Non è vero che vogliamo un governo di transizione per indebolire Bersani, come non è vero che Bersani parla di elezioni perché le vuole e pensa di salvare così la sua leadership".
Franceschini, criticato da settori della maggioranza per la sua presenza a Modem di oggi, chiarisce che non vuole riunirsi agli ex alleati di minoranza e invoca unità: "Il logoramento del leader è un errore che non dobbiamo ripetere". Stesse parole da parte di Enrico Letta. Ma nell'affresco unitario qualche crepa c'è. Perché se è vero che Veltroni chiede di non parlare di primarie per non indebolire la prospettiva di un governo d'emergenza, è altrettanto vero che Enrico Morando non usa perifrasi e propone primarie comunque prima delle elezioni del 2013. "L'unica cosa che non ci possono chiedere è rinviare il congresso a dopo il voto", spiega alla platea.
Veltroni non risparmia qualche stilettata alla gestione del segretario e nel respingere al mittente le accuse di correntismo, chiede che il Pd non sia pesante perché "in una società liquida affonderebbe" e si 'ostina' a non chiamarlo "ditta ma comunità". Poi rivolto al tema della leadership, serafico spiega: "Un leader è chi anticipa le parole d'ordine". Il riferimento a referendum elettorale, abolizione delle province e socialdemocrazia non è casuale, come non lo è quello di Morando al sì del Pd all'accordo del 28 giugno che ha dovuto aspettare la firma della Cgil per essere esplicitato.
D'Alema, "Pd resti unito". Massimo D'Alema invita il Pd a non dividersi e a fare quadrato intorno al segretario. "Credo che in questo momento molto importante per al vita del paese, l'unità del nostro partito sia essenziale -ha affermato il presidente del Copasir - Unito anche nell'indicare la strada di una proposta politica. Il Pd -ha ricordato D'Alema- ha dichiarato la propria disponibilità per un'alleanza di governo tra moderati e riformisti. Mi sembra che su questo ci sia una sostanziale unità del partito. Ricordo che è stato Bersani il primo a sostenerla questa ipotesi e quindi è giusto dire che il partito è sostanzialmente unito intorno a Bersani".
La coesione del Pd non è messa in discussione dal rinato attivismo dei 40enni o dei cosiddetti 'rottamatori'. Al richiamo pronunciato oggi da Matteo Renzi, il presidente del Copasir risponde così: "Prima vorrei capire che cosa si vuole fare per il futuro del paese ma non escludo che possano arrivare delle proposte interessanti.
Staremo a vedere".