ROMA - Silvio Berlusconi si dice ottimista per il voto di domani alla Camera. Ma, nei corridoi di Montecitorio, previsioni e timori si incrociano. La base da cui la maggioranza parte sono i 315 voti (a 294) con cui il 28 settembre fu respinta la mozione di sfiducia al ministro Romano. Sulla carte, invece, sono 319 i voti dei quali dispone la maggioranza, contando naturalmente sulla presenza e sul voto compatto di tutti i deputati che si riconoscono nel centrodestra: i 217 del Pdl (sarebbero 218, ma Pietro Franzoso è ricoverato in ospedale), i 59 della Lega, i 29 di Popolo e territorio. Ad essi vanno aggiunti i 9 di Forza Sud, quindi Luca Barbareschi, Aurelio Misiti, Mario Pepe e infine Adolfo Urso e Andrea Ronchi.
I voti potrebbero diventare 322 se dicessero sì al governo anche Francesco Nucara e Calogero Mannino, che sulla sfiducia a Romano non votarono con la maggioranza, rispettivamente, schierandosi con il centrosinistra e non rispondendo alla chiama. Si temono soprattutto le assenze: tre quelle certe di Papa (agli arresti in carcere che però ha chiesto di poter votare), Franzoso (in ospedale) e Gaglione (assente ormai da tempo alle votazioni in aula).
Sull'altro fronte il centrosinistra è fermo a 306: 206 del Pd, 35 dell'Udc, 26 di Fli, 22 di Idv, 5 di Api, 4 dell'Mpa, 3 dei Liberaldemocratici, 3 delle minoranze linguistiche, a cui si aggiunge Giuseppe Giulietti. C'è poi Santo Versace che ha annunciato che voterà contro il governo. Potrebbe però venir meno il voto di Antonio Buonfiglio, che nelle settimane scorse ha annunciato l'addio a Fli.
C'è però la partita tutta interna al Pdl che potrebbe condizionare il voto. Ovvero come decideranno di muoversi gli scajoliani (e un paio di Responsabili), la cui ala oltranzista vorrebbe mandare un segnale preciso al premier, facendo fermare l'asticella a quota 316: ovvero solo due voti in più del 14 dicembre. Ed è su questi voti in bilico che si concentrano speranze e preoccupazioni. E, nella maggioranza, c'è persino chi guarda con interesse ai voti dei Radicali, in rotta di collisione con il Pd.
Alla fine, però, le varie anime pidielline dovrebbero ricompattarsi. In attesa della partita sul decreto sviluppo. Non a caso Berlusconi ha lanciato un appello all'unità lanciato durante la replica a Montecitorio: "Sono pronto ad accogliere le suggestioni di tutti per la formulazione e la preparazione del dl. Sono disponibile a colloqui e incontri in questi giorni". Mentre Denis Verdini ha contattato più di un esponente della maggioranza dato 'in bilico' per sondare le vere intenzioni di voto e cercare di blindare la maggioranza.
I voti potrebbero diventare 322 se dicessero sì al governo anche Francesco Nucara e Calogero Mannino, che sulla sfiducia a Romano non votarono con la maggioranza, rispettivamente, schierandosi con il centrosinistra e non rispondendo alla chiama. Si temono soprattutto le assenze: tre quelle certe di Papa (agli arresti in carcere che però ha chiesto di poter votare), Franzoso (in ospedale) e Gaglione (assente ormai da tempo alle votazioni in aula).
Sull'altro fronte il centrosinistra è fermo a 306: 206 del Pd, 35 dell'Udc, 26 di Fli, 22 di Idv, 5 di Api, 4 dell'Mpa, 3 dei Liberaldemocratici, 3 delle minoranze linguistiche, a cui si aggiunge Giuseppe Giulietti. C'è poi Santo Versace che ha annunciato che voterà contro il governo. Potrebbe però venir meno il voto di Antonio Buonfiglio, che nelle settimane scorse ha annunciato l'addio a Fli.
C'è però la partita tutta interna al Pdl che potrebbe condizionare il voto. Ovvero come decideranno di muoversi gli scajoliani (e un paio di Responsabili), la cui ala oltranzista vorrebbe mandare un segnale preciso al premier, facendo fermare l'asticella a quota 316: ovvero solo due voti in più del 14 dicembre. Ed è su questi voti in bilico che si concentrano speranze e preoccupazioni. E, nella maggioranza, c'è persino chi guarda con interesse ai voti dei Radicali, in rotta di collisione con il Pd.
Alla fine, però, le varie anime pidielline dovrebbero ricompattarsi. In attesa della partita sul decreto sviluppo. Non a caso Berlusconi ha lanciato un appello all'unità lanciato durante la replica a Montecitorio: "Sono pronto ad accogliere le suggestioni di tutti per la formulazione e la preparazione del dl. Sono disponibile a colloqui e incontri in questi giorni". Mentre Denis Verdini ha contattato più di un esponente della maggioranza dato 'in bilico' per sondare le vere intenzioni di voto e cercare di blindare la maggioranza.