ROMA - Silvio Berlusconi guarda il tabellone di Montecitorio e tira un sospiro di sollievo. Anche stavolta il suo governo ha ottenuto la fiducia e il premier, adesso, può ostentare ottimismo e guardare avanti. Lo fa nonostante i voti, 316, non facciano dormire sonni tranquilli. Lo fa nonostante la fronda interna, guidata dall'ex ministro Scajola, sia tutt'altro che pacificata. Oggi due scajoliani come Fabio Gava e Giustina Destro erano assenti ( e pare intenzionati a passare nel gruppo Misto). E lo stesso ex ministro avverte: "Se non si cambia, i nomi dei deputati che non voteranno la fiducia si moltiplicheranno e si andrà a sbattere". Senza contare che, a cose fatte, la nota del Colle rimarcherà come, pur senza l'obbligo delle dimissioni, una verifica politica fosse necessaria. Ammonendo di non eccedere con il ricorso ai voti di fiducia che schiacciano le prerogative delle Camere.
Il Cavaliere, però, tutt'altro che intenzionato a mollare, va avanti. Annunciando per la prossima settimana il decreto sviluppo. E promettendo che "d'ora in avanti si trasferirà come sede principale di lavoro in Parlamento, perchè le riforme varate dal governo devono essere trasformate in legge".
La giornata del premier comincia tra timori, attese e frenetiche conte sui numeri. "Maggioranza assoluta? Non lo so, non lo so. Basta che vinciamo contro questa sinistra che ha inscenato questa farsa delle assenze" dice il premier. Che prova a far cambiare idea a quel Luciano Sardelli dei Responsabili che, invece, conferma il suo no alla fiducia. Facendo aumentare la suspance.
In Aula arriva anche Umberto Bossi che prima vota e poi incontra il premier. Che, mentre il quadro comincia farsi più chiaro e a lui favorevole, torna a parlare: "Sono intimamente sicuro che anche quest'agguato non avrà nessun esito per loro. Anzi, si sono esposti ad una gran brutta figura nei confronti degli italiani e gli italiani terranno conto anche di questo comportamento assolutamente negativo". Mentre alle preoccupazioni di Napolitano, replica così: "Non penso che il Quirinale cambierà atteggiamento con una fiducia a 315 o 316".
Alla fine i voti saranno proprio 316, (7 in più della maggioranza richiesta che era 309) anche se il premier prova ad alzare la soglia a quota 318 ("due deputati non sono potuti venire a votare la fiducia"). Dopo lo scampata pericolo il Cavaliere torna ad attaccare le opposizioni che hanno fatto una "figuraccia", "sbagliato i suoi calcoli e mettendo in atto i vecchi trucchi del più bieco parlamentarismo". Berlusconi resta fermo al suo posto per alcuni secondi. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni gli da una pacca sulla spalla e commenta: "316 voti danno vigore. il 14 ci porta bene, dopo il 14 dicembre ecco il 14 ottobre. Magari la prossima fiducia il 14 febbraio, a san Valentino...". E le elezioni il 14 aprile? Maroni sorride: "Non sono sicuro che sia domenica. Comunque io sono pronto a tutto". Il governo esce "certamente rafforzato" rincara il segretario del Pdl, Angelino Alfano. Che lancia un messaggio ai frondisti: ""Certamente ascolteremo la voce di chi chiede di rafforzare la maggioranza e l'azione di governo, con la funzione di dare nuovo slancio".
La nota del Colle. Nel frattempo Napolitano risponde ad una lettera dei capigruppo di Pdl, Lega e Pt alla Camera. Una missiva in cui spiega come "in base ai precedenti verificatisi in casi analoghi di votazioni su provvedimenti di particolare rilievo nell'ambito della politica generale del Governo, fosse necessaria una verifica parlamentare della persistenza del rapporto di fiducia, come lo stesso Presidente del Consiglio ha fatto. Anche se senza far precedere tale decisione da un atto di dimissioni, come si è invece verificato in taluni dei richiamati precedenti". In sintesi: non si poteva far finta di nulla e il passaggio parlamentare era indispensabile.
Il capo dello Stato, però, torna sull'uso della fiducia, i cui eccessi sono stati deplorati più volte in passato da Napolitano. Che oggi rincara la dose; "L'uso della fiducia non dovrebbe eccedere limiti oltre i quali si verificherebbe una inaccettabile compressione delle prerogative delle Camere". Di sicuro quel che preoccupa Napolitano "è il contesto più generale in cui si è inserita la mancata approvazione dell'articolo 1 del Rendiconto".
Napolitano replica così ai tre capigruppo che avevano lamentato un comportamento, da parte del presidente della Camera, Gianfranco Fini, non al di sopra delle parti. Appunti ai quali Napolitano replica sottolineando che Fini, pur giunto a riferire al Colle su richiesta delle opposizioni, non ha mancato di illustrare anche il punto di vista della maggioranza.
L'incontro Berlusconi-Napolitano. Poi, nel tardo pomeriggio, l'incontro tra Berlusconi e il presidente della Repubblica, subito dopo la riunione del consiglio dei ministri. A quanto è dato di sapere, è stata esaminata la situazione dopo l'avvenuto voto di fiducia alla Camera, alla luce delle prossime prove per la maggioranza: a partire dalle legge di stabilità finanziaria e dalle difficoltà per la proposta del nuovo governatore di Bankitalia (capitolo sul quale esistono ancora "persistenti difficoltà da superare", avrebbero convenuto Napolitano e Berlusconi).
Il Cavaliere, però, tutt'altro che intenzionato a mollare, va avanti. Annunciando per la prossima settimana il decreto sviluppo. E promettendo che "d'ora in avanti si trasferirà come sede principale di lavoro in Parlamento, perchè le riforme varate dal governo devono essere trasformate in legge".
La giornata del premier comincia tra timori, attese e frenetiche conte sui numeri. "Maggioranza assoluta? Non lo so, non lo so. Basta che vinciamo contro questa sinistra che ha inscenato questa farsa delle assenze" dice il premier. Che prova a far cambiare idea a quel Luciano Sardelli dei Responsabili che, invece, conferma il suo no alla fiducia. Facendo aumentare la suspance.
In Aula arriva anche Umberto Bossi che prima vota e poi incontra il premier. Che, mentre il quadro comincia farsi più chiaro e a lui favorevole, torna a parlare: "Sono intimamente sicuro che anche quest'agguato non avrà nessun esito per loro. Anzi, si sono esposti ad una gran brutta figura nei confronti degli italiani e gli italiani terranno conto anche di questo comportamento assolutamente negativo". Mentre alle preoccupazioni di Napolitano, replica così: "Non penso che il Quirinale cambierà atteggiamento con una fiducia a 315 o 316".
Alla fine i voti saranno proprio 316, (7 in più della maggioranza richiesta che era 309) anche se il premier prova ad alzare la soglia a quota 318 ("due deputati non sono potuti venire a votare la fiducia"). Dopo lo scampata pericolo il Cavaliere torna ad attaccare le opposizioni che hanno fatto una "figuraccia", "sbagliato i suoi calcoli e mettendo in atto i vecchi trucchi del più bieco parlamentarismo". Berlusconi resta fermo al suo posto per alcuni secondi. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni gli da una pacca sulla spalla e commenta: "316 voti danno vigore. il 14 ci porta bene, dopo il 14 dicembre ecco il 14 ottobre. Magari la prossima fiducia il 14 febbraio, a san Valentino...". E le elezioni il 14 aprile? Maroni sorride: "Non sono sicuro che sia domenica. Comunque io sono pronto a tutto". Il governo esce "certamente rafforzato" rincara il segretario del Pdl, Angelino Alfano. Che lancia un messaggio ai frondisti: ""Certamente ascolteremo la voce di chi chiede di rafforzare la maggioranza e l'azione di governo, con la funzione di dare nuovo slancio".
La nota del Colle. Nel frattempo Napolitano risponde ad una lettera dei capigruppo di Pdl, Lega e Pt alla Camera. Una missiva in cui spiega come "in base ai precedenti verificatisi in casi analoghi di votazioni su provvedimenti di particolare rilievo nell'ambito della politica generale del Governo, fosse necessaria una verifica parlamentare della persistenza del rapporto di fiducia, come lo stesso Presidente del Consiglio ha fatto. Anche se senza far precedere tale decisione da un atto di dimissioni, come si è invece verificato in taluni dei richiamati precedenti". In sintesi: non si poteva far finta di nulla e il passaggio parlamentare era indispensabile.
Il capo dello Stato, però, torna sull'uso della fiducia, i cui eccessi sono stati deplorati più volte in passato da Napolitano. Che oggi rincara la dose; "L'uso della fiducia non dovrebbe eccedere limiti oltre i quali si verificherebbe una inaccettabile compressione delle prerogative delle Camere". Di sicuro quel che preoccupa Napolitano "è il contesto più generale in cui si è inserita la mancata approvazione dell'articolo 1 del Rendiconto".
Napolitano replica così ai tre capigruppo che avevano lamentato un comportamento, da parte del presidente della Camera, Gianfranco Fini, non al di sopra delle parti. Appunti ai quali Napolitano replica sottolineando che Fini, pur giunto a riferire al Colle su richiesta delle opposizioni, non ha mancato di illustrare anche il punto di vista della maggioranza.
L'incontro Berlusconi-Napolitano. Poi, nel tardo pomeriggio, l'incontro tra Berlusconi e il presidente della Repubblica, subito dopo la riunione del consiglio dei ministri. A quanto è dato di sapere, è stata esaminata la situazione dopo l'avvenuto voto di fiducia alla Camera, alla luce delle prossime prove per la maggioranza: a partire dalle legge di stabilità finanziaria e dalle difficoltà per la proposta del nuovo governatore di Bankitalia (capitolo sul quale esistono ancora "persistenti difficoltà da superare", avrebbero convenuto Napolitano e Berlusconi).