ROMA - L'ambizione è grande: seguire le orme di Europe Écologie, la formazione francese che - per intendersi - alle ultime elezioni ha tallonato i socialisti con il 16,2 per cento dei voti. E fare come in Germania, essere "centrali" nella società, perché al centro sono i beni comuni: l'aria, l'acqua, il territorio. I verdi di Angelo Bonelli, quel che ne è rimasto dopo la diaspora che ha visto molti di loro passare a Sel di Nichi Vendola, ripartono da qui. Dall'idea di un partito trasversale: "I problemi legati al consumo della terra non sono né di destra né di sinistra, dobbiamo parlare a tutti". E non ripartono da soli: con loro ci sono la costituente ecologista, i promotori dell'appello Abbiamo un sogno (5mila adesioni on line), la rete dei sindaci della buona amministrazione (capitanata da Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano, primo comune in Italia - per di più nel milanese - ad approvare un piano regolatore a consumo suolo zero). Si chiamano ecologisti e civici, ma il nome definitivo - e il simbolo soprattutto - non lo sceglieranno loro. Per farlo hanno indetto le primarie, domani e domenica.
ECCO I SIMBOLI TRA CUI SCEGLIERE
"E' la prima volta che accade - dice Bonelli - la scelta del simbolo non è mai stata affidata a uno strumento di democrazia diretta, è sempre rimasta chiusa nelle stanze dei dirigenti di partito. Noi vogliamo portarla nella società". Si potrà votare andando nei seggi collocati in vie, piazze o sedi i cui indirizzi sono on line - sul sito ecologistiecivici.it - oppure direttamente in rete, allegando firma certificata e fotocopia del documento d'identità. Le scelte sono quattro, chi le propone dice che accetterà il risultato senza problemi: in tutte ci sono i simboli del girasole e del sole che ride, e il riferimento agli europeans green, i verdi europei, la famiglia di appartenenza, priva di "figli" italiani dopo la débacle alle ultime europee. Al movimento aderiscono volti noti: Luca Mercalli, Mario Tozzi, Giobbe Covatta. E il percorso prevede dei garanti: personalità che non prenderanno la tessera, per usare un termine da vecchia politica, ma verificheranno che tutto si svolga nel modo giusto. Il primo è il leader dei verdi francesi Daniel Cohn Bendit, la cui Europe Écologie è riuscita a compiere un piccolo miracolo coniugando, appunto, le istanze verdi con quelle della giustizia e del territorio (con lui il leader degli agricoltori José Bové e il magistrato Eva Joly, protagonista di una sorta di mani pulite d'oltralpe). Sempre tra i garanti il fondatore di Slow Food Carlin Petrini, il leader dei movimenti per l'acqua pubblica iccardo Petrella, la scrittrice Dacia Maraini.
"L'assenza di una forza ecologista in Italia si sente in modo pesante e drammatico - spiega Bonelli - quello che sta accadendo per le piogge al nord ne è un esempio, ma non dobbiamo fermarci ai soliti discorsi di tutela del territorio. Noi questo pianeta lo dobbiamo salvare introducendo anche elementi di politica economica, come fanno in Germania. Io ad esempio sono preoccupato per la Fiat, che non investe nelle auto ibride ed elettriche e che per questo rimarrà indietro, e continuerà a far perdere posti di lavoro". Tutelare l'ambiente creando occupazione, è questa la sfida. "Con un grande piano di piccole opere si potrebbero fare centinaia di migliaia di assunzioni a tempo indeterminato", ci dice Michele Dotti, promotore dell'appello Abbiamo un sogno, una vita spesa nel terzo settore (venti volte in Africa per Mani tese) e ora impegnato nella promozione delle reti civiche in tutto il Paese.
"Abbiamo un enorme bacino potenziale tra gli elettori dei referendum che non si vedono rappresentati dai partiti tradizionali. Io sono convinto che la società civile sia ormai pronta per l'autorappresentanza, e che possa trovare una voce più incisiva unendo forze troppo frammentate. Alle ultime elezioni comunali le liste civiche - sommate - hanno raggiunto il 22,2 per cento. E' lì che dobbiamo guardare". Domenico Finiguerra, quarantenne sindaco virtuoso di Cassinetta di Lugagnano, spiega che l'Italia - più di ogni altro Paese - ha enormi criticità ambientali: "Ed è paradossale che non abbia un progetto politico capace di rappresentarle". Non un partito, non chiamiamolo così: "E' un esperimento molto simile a Europe Écologie. E sarà vincente nella misura in cui non accetterà nessun tipo di compromesso".
Alle alleanze, però, con la legge elettorale che abbiamo si dovrà pur pensare. Bonelli non brucia le tappe. Ammette che il primo errore dei Verdi in passato è stato quello di appiattirsi sulla sinistra radicale, e il secondo quello di essersi omologati, di non aver saputo essere diversi. "Ora guardiamo al Pd e a Sel, certo, è necessario un dialogo con queste forze, ma siamo interessati anche al popolo dei grillini che fanno battaglie ecologiste sui diritti. Come loro, diciamo no al professionismo della politica, alla candidabilità di chi ha avuto processi contro la pubblica amministrazione. E poi, a livello amministrativo, non possiamo non dire che il centrosinistra ha spesso fatto approvare piani regolatori di forte cementificazione, come dimostra quel che accade in Liguria".
Infine, gli ecologisti civici vorrebbero finanziare il grande piano di piccole opere che hanno in mente con una drastica riduzione della spesa per armamenti. "Come in Germania", si lascia sfuggire ancora una volta Bonelli, tradendo un sogno: "I verdi tedeschi nel 1990 uscirono fuori dal Parlamento, ma capirono i loro errori, lavorarono fuori dal Bundestag per cinque anni e cominciarono una lenta risalita che li ha portati al 22 per cento". Non sperano tanto, Bonelli e compagni, ma guardano lì: a partire dalle primarie di domani, e dalla costituente del 26 e 27 novembre. Qualunque sia il nome, qualunque sia il simbolo.
ECCO I SIMBOLI TRA CUI SCEGLIERE
"E' la prima volta che accade - dice Bonelli - la scelta del simbolo non è mai stata affidata a uno strumento di democrazia diretta, è sempre rimasta chiusa nelle stanze dei dirigenti di partito. Noi vogliamo portarla nella società". Si potrà votare andando nei seggi collocati in vie, piazze o sedi i cui indirizzi sono on line - sul sito ecologistiecivici.it - oppure direttamente in rete, allegando firma certificata e fotocopia del documento d'identità. Le scelte sono quattro, chi le propone dice che accetterà il risultato senza problemi: in tutte ci sono i simboli del girasole e del sole che ride, e il riferimento agli europeans green, i verdi europei, la famiglia di appartenenza, priva di "figli" italiani dopo la débacle alle ultime europee. Al movimento aderiscono volti noti: Luca Mercalli, Mario Tozzi, Giobbe Covatta. E il percorso prevede dei garanti: personalità che non prenderanno la tessera, per usare un termine da vecchia politica, ma verificheranno che tutto si svolga nel modo giusto. Il primo è il leader dei verdi francesi Daniel Cohn Bendit, la cui Europe Écologie è riuscita a compiere un piccolo miracolo coniugando, appunto, le istanze verdi con quelle della giustizia e del territorio (con lui il leader degli agricoltori José Bové e il magistrato Eva Joly, protagonista di una sorta di mani pulite d'oltralpe). Sempre tra i garanti il fondatore di Slow Food Carlin Petrini, il leader dei movimenti per l'acqua pubblica iccardo Petrella, la scrittrice Dacia Maraini.
"L'assenza di una forza ecologista in Italia si sente in modo pesante e drammatico - spiega Bonelli - quello che sta accadendo per le piogge al nord ne è un esempio, ma non dobbiamo fermarci ai soliti discorsi di tutela del territorio. Noi questo pianeta lo dobbiamo salvare introducendo anche elementi di politica economica, come fanno in Germania. Io ad esempio sono preoccupato per la Fiat, che non investe nelle auto ibride ed elettriche e che per questo rimarrà indietro, e continuerà a far perdere posti di lavoro". Tutelare l'ambiente creando occupazione, è questa la sfida. "Con un grande piano di piccole opere si potrebbero fare centinaia di migliaia di assunzioni a tempo indeterminato", ci dice Michele Dotti, promotore dell'appello Abbiamo un sogno, una vita spesa nel terzo settore (venti volte in Africa per Mani tese) e ora impegnato nella promozione delle reti civiche in tutto il Paese.
"Abbiamo un enorme bacino potenziale tra gli elettori dei referendum che non si vedono rappresentati dai partiti tradizionali. Io sono convinto che la società civile sia ormai pronta per l'autorappresentanza, e che possa trovare una voce più incisiva unendo forze troppo frammentate. Alle ultime elezioni comunali le liste civiche - sommate - hanno raggiunto il 22,2 per cento. E' lì che dobbiamo guardare". Domenico Finiguerra, quarantenne sindaco virtuoso di Cassinetta di Lugagnano, spiega che l'Italia - più di ogni altro Paese - ha enormi criticità ambientali: "Ed è paradossale che non abbia un progetto politico capace di rappresentarle". Non un partito, non chiamiamolo così: "E' un esperimento molto simile a Europe Écologie. E sarà vincente nella misura in cui non accetterà nessun tipo di compromesso".
Alle alleanze, però, con la legge elettorale che abbiamo si dovrà pur pensare. Bonelli non brucia le tappe. Ammette che il primo errore dei Verdi in passato è stato quello di appiattirsi sulla sinistra radicale, e il secondo quello di essersi omologati, di non aver saputo essere diversi. "Ora guardiamo al Pd e a Sel, certo, è necessario un dialogo con queste forze, ma siamo interessati anche al popolo dei grillini che fanno battaglie ecologiste sui diritti. Come loro, diciamo no al professionismo della politica, alla candidabilità di chi ha avuto processi contro la pubblica amministrazione. E poi, a livello amministrativo, non possiamo non dire che il centrosinistra ha spesso fatto approvare piani regolatori di forte cementificazione, come dimostra quel che accade in Liguria".
Infine, gli ecologisti civici vorrebbero finanziare il grande piano di piccole opere che hanno in mente con una drastica riduzione della spesa per armamenti. "Come in Germania", si lascia sfuggire ancora una volta Bonelli, tradendo un sogno: "I verdi tedeschi nel 1990 uscirono fuori dal Parlamento, ma capirono i loro errori, lavorarono fuori dal Bundestag per cinque anni e cominciarono una lenta risalita che li ha portati al 22 per cento". Non sperano tanto, Bonelli e compagni, ma guardano lì: a partire dalle primarie di domani, e dalla costituente del 26 e 27 novembre. Qualunque sia il nome, qualunque sia il simbolo.