ROMA - Dimissioni dopo l'approvazione della legge di stabilità. Cosa significa, concretamente, l'impegno preso dal premier dopo il drammatico faccia a faccia al Quirinale? Quando dovrebbe essere formalizzato l'addio a palazzo Chigi?
Berlusconi durante la riunione del G20 aveva indicato, come tempi di approvazione, il 15 novembre per il Senato e la fine del mese per la Camera, cioè per l'approvazione definitiva. Anche il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, oggi ha confermato: "Serviranno in tutto 20 giorni".
Il relatore di maggioranza a palazzo Madama, il leghista Massimo Garavaglia, è entrato nel dettaglio. Ha chiarito che nell'incontro al Quirinale non sono state previste procedure particolari per l'iter della legge. E ha ipotizzando al massimo lo slittamento di qualche giorno rispetto ai tempi annunciati dal premier: "Domani - ha detto - il governo presenterà l'emendamento con gli impegni per la Ue e io aggiungerò qualche modifica come relatore. Poi verrà stabilito un tempo per la presentazione dei sub-emendamenti e si procederà con le votazioni in commissione bilancio. L'approdo in aula è previsto per il 15 novembre e contiamo di chiudere al massimo entro venerdì prossimo in Senato". Dopo il testo passerà alla Camera e si "avvierà lo stesso iter".
Ricapitolando, domani è atteso il maxiemendamento del Governo in commissione Bilancio, poi ci sarà un tempo 'congruo' per presentare modifiche, subito dopo inizierà il voto. Di sicuro, l'aula di palazzo Madama è convocata per martedì mattina alle undici con questo provvedimento all'ordine del giorno. A oggi, si può dunque immaginare che al massimo entro la prima settimana di dicembre Berlusconi sarà costretto a tornare al Colle per le dimissioni definitive.
Ma l'opposizione vuole accelerare. Non si fida del tutto. E chiede che il provvedimento venga approvato in pochi giorni. In una settimana, addirittura.
D'altra parte, complice la crisi, del maxiemendamento cui lavora il governo ufficialmente non c'è ancora traccia a Palazzo Madama. Anche se molte 'bozze' sono circolate in giornata. Una più corposa di 70 articoli e varie più 'light' che sarebbero - spiegano fonti del governo - già passate al vaglio del Tesoro e della Ragioneria. Uno degli ultimi testi circolati contiene, ad esempio, 7 capitoli. E' ancora 'non impaginato'. raccoglie alcuni dei temi già noti tra i molti presenti nella lettera all'Ue. Si va dalla promozione del capitale umano, agli incentivi per le infrastrutture, agli interventi per il mercato del lavoro (quelli per donne e giovani), allo snellimento della giustizia. Ma certezze non ci sono. Mentre gli esperti dell'Unione europea e della Bce stanno per arrivare nel nostro Paese.
Pd, Idv e Terzo Polo sospettano che Berlusconi voglia tirarla per le lunghe con la speranza, in questo modo, di tagliare i ponti ad un governo di transizione."Non faremo ostruzionismo" dice Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd a Palazzo Madama. E chiede che domani una capigruppo a Palazzo Madama metta a punto un iter più breve, per vararla in "pochi giorni". Il segretario, Pier Luigi Bersani, arriva a non escludere del tutto un via libera del Pd al provvedimento. I tempi saranno oggetto di una trattativa tra gli schieramenti. Sicuramente il premier, stavolta, non sarà costretto a porre la fiducia. Anche se, nell'opposizione, qualcuno azzarda: "E se poi Berlusconi, rafforzato dall'approvazione della legge di stabilità, volesse ricandidarsi per un nuovo incarico?"
Berlusconi durante la riunione del G20 aveva indicato, come tempi di approvazione, il 15 novembre per il Senato e la fine del mese per la Camera, cioè per l'approvazione definitiva. Anche il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, oggi ha confermato: "Serviranno in tutto 20 giorni".
Il relatore di maggioranza a palazzo Madama, il leghista Massimo Garavaglia, è entrato nel dettaglio. Ha chiarito che nell'incontro al Quirinale non sono state previste procedure particolari per l'iter della legge. E ha ipotizzando al massimo lo slittamento di qualche giorno rispetto ai tempi annunciati dal premier: "Domani - ha detto - il governo presenterà l'emendamento con gli impegni per la Ue e io aggiungerò qualche modifica come relatore. Poi verrà stabilito un tempo per la presentazione dei sub-emendamenti e si procederà con le votazioni in commissione bilancio. L'approdo in aula è previsto per il 15 novembre e contiamo di chiudere al massimo entro venerdì prossimo in Senato". Dopo il testo passerà alla Camera e si "avvierà lo stesso iter".
Ricapitolando, domani è atteso il maxiemendamento del Governo in commissione Bilancio, poi ci sarà un tempo 'congruo' per presentare modifiche, subito dopo inizierà il voto. Di sicuro, l'aula di palazzo Madama è convocata per martedì mattina alle undici con questo provvedimento all'ordine del giorno. A oggi, si può dunque immaginare che al massimo entro la prima settimana di dicembre Berlusconi sarà costretto a tornare al Colle per le dimissioni definitive.
Ma l'opposizione vuole accelerare. Non si fida del tutto. E chiede che il provvedimento venga approvato in pochi giorni. In una settimana, addirittura.
D'altra parte, complice la crisi, del maxiemendamento cui lavora il governo ufficialmente non c'è ancora traccia a Palazzo Madama. Anche se molte 'bozze' sono circolate in giornata. Una più corposa di 70 articoli e varie più 'light' che sarebbero - spiegano fonti del governo - già passate al vaglio del Tesoro e della Ragioneria. Uno degli ultimi testi circolati contiene, ad esempio, 7 capitoli. E' ancora 'non impaginato'. raccoglie alcuni dei temi già noti tra i molti presenti nella lettera all'Ue. Si va dalla promozione del capitale umano, agli incentivi per le infrastrutture, agli interventi per il mercato del lavoro (quelli per donne e giovani), allo snellimento della giustizia. Ma certezze non ci sono. Mentre gli esperti dell'Unione europea e della Bce stanno per arrivare nel nostro Paese.
Pd, Idv e Terzo Polo sospettano che Berlusconi voglia tirarla per le lunghe con la speranza, in questo modo, di tagliare i ponti ad un governo di transizione."Non faremo ostruzionismo" dice Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd a Palazzo Madama. E chiede che domani una capigruppo a Palazzo Madama metta a punto un iter più breve, per vararla in "pochi giorni". Il segretario, Pier Luigi Bersani, arriva a non escludere del tutto un via libera del Pd al provvedimento. I tempi saranno oggetto di una trattativa tra gli schieramenti. Sicuramente il premier, stavolta, non sarà costretto a porre la fiducia. Anche se, nell'opposizione, qualcuno azzarda: "E se poi Berlusconi, rafforzato dall'approvazione della legge di stabilità, volesse ricandidarsi per un nuovo incarico?"