Politica

IL CASO

Liberalizzazione delle armi
Cresce la protesta

I funzionari di polizia: "Potranno circolare liberamente quelle più pericolose". La Rete italiana del disarmo: Si rischia di trasformare il nostro paese in un pericolosissimo far West

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ROMA - L'abrogazione del Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo, previsto nel maxiemendamento sul decreto legge per la stabilità fa scatenare la protesta. Il catalogo, istituito al ministero dell'Interno con legge 110 del 1975, l'iscrizione al quale costituisce accertamento definitivo della qualità di arma comune da sparo, indica i dettagli delle armi comuni da sparo e di quelle in libera vendita.

Per le associazioni legate alla rete italiana del disarmo si fa un passo indietro verso il "Far west armiero". "Così si va verso uno smantellamento del controllo sulle armi leggere e sull'export - ha sottolineato Giulio Marcon portavoce della campagna Sbilanciamoci e aderente alla Rete italiana per il disarmo - l'Italia rischia un passo verso un Far west armiero che può favorire la criminalità organizzata".

Con l'eliminazione del catalogo delle armi da sparo "liberalizzano il commercio delle armi più pericolose in Italia".L'allarme arriva dell'Associazione nazionale funzionari di polizia (Anfp) secondo la quale con la cancellazione aumenteranno "vertiginosamente le spese per il loro controllo, che dovranno essere sostenute dai cittadini". Il provvedimento, dice il segretario Enzo Letizia, è stato "furtivamente introdotto all'articolo 4-undecies comma 7".

"E' scandaloso - prosegue il segretario dell'Anfp - che i lobbisti e gli affaristi del mondo delle armi approfittino del gravissimo momento di difficoltà del Paese per tentare, con un sotterfugio, di ottenere dal Parlamento in via speditiva ciò che il Parlamento ha di recente loro negato".

"Ma d'altronde - sottolinea Letizia -, gli italiani sanno bene che certi personaggi, collegati a politici della loro stessa risma, non si fanno scrupolo della sicurezza collettiva e dei costi di certe misure pur di continuare ad ingrassare i loro portafogli". "Sappiamo bene che della sicurezza pubblica a loro nulla importa - conclude l'Associazione dei funzionari di polizia - ma confidiamo che il Parlamento sappia sventare per tempo certi colpi di coda e le loro oscure manovre".
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