ROMA - Via libera al secondo decreto legislativo per Roma Capitale. Questo il primo atto ufficiale del consiglio dei ministri dell'era Monti. Il provvedimento, approvato nell'ultimo giorno utile per l'esercizio della delega, passa ora all'esame delle compenti commissioni parlamentari e delle conferenza Stato-Regioni e Stato-città, per il previsto parere. Poi tornerà al Consiglio dei ministri per l'ok definitivo. Soddisfatto il sindaco di Roma: "Ce l'abbiamo fatta. Ora abbiamo 90 giorni di tempo per l'approvazione definitiva. Ed è molto importante che il primo atto del nuovo governo sia stato proprio far passare il decreto", ha detto Gianni Alemanno.
La prossima riunione del Cdm è prevista per venerdì prossimo, secondo l'indicazione che giunge dal ministro per la Cooperazione internazionale e l'integrazione, Andrea Riccardi. Il ministro non ha risposto alle altre domande che gli sono state rivolte e ha ribadito la linea sullo "stile collegiale" del nuovo esecutivo "in cui parlare ha un suo senso, parlarsi e deliberare". Silenzio anche da tutti gli altri membri dell'esecutivo. "Abbiate pazienza, verranno giorni migliori", si è limitato a dire ai cronisti Piero Giarda, ministro per i Rapporti con il Parlamento, lasciando palazzo Chigi.
Lega riunita: "Non ci interessano le commissioni". Sul provvedimento varato dal neo governo, il giudizio del capogruppo leghista Marco Reguzzoni è stato molto critico: "E' l'ennesimo regalo a Roma". Stessi toni dall'ex ministro Calderoli: "Roma ha già avuto troppi soldi". Il Carroccio si è riunito nella sede di via Bellerio a Milano. Presenti al vertice, Roberto Maroni, Roberto Calderoli, Umberto Bossi, Roberto Castelli, la vicepresidente Rosi Mauro e i due capigruppo Reguzzoni e Bricolo, raggiunti in serata anche dall'ex ministro Tremonti. Al centro dell'incontro anche la questione del rinnovo delle presidenze delle commissioni. Sono cinque quelle rette da esponenti leghisti per le quali Maroni ha chiesto un passo indietro: "E' il momento della chiarezza e della coerenza, è meglio tenersi fuori da tutto, per non correre il rischio di rimanere imbrigliati". Tra i nodi da sciogliere c'era anche soprattutto quello delle commissioni di garanzia, destinate normalmente all'opposizione e quindi -in teoria -prerogativa proprio del Carroccio. Ma al termine della riunione è stato Reguzzoni a tagliare corto: "Non ci interessano le presidenze delle commissioni. Nè questa, nè altre".
Le critiche di Maroni. Alla vigilia del primo Cdm anche l'ex ministro degli Interni era intervenuto duramente contro l'esecutivo. "Le prime misure del governo Monti - aveva detto Maroni - prevedono solo tasse: così sono capaci tutti. Se è così bisogna fare opposizione dura, alla quale si prepara la Lega. Perché così c'è l'Ici, l'aumento dell'Iva, la patrimoniale, le pensioni per fare cassa: come può il Pdl votare misure del genere?". E sempre a proposito del Popolo della Libertà aveva detto: "Valuteremo se e come sarà possibile ricostruire un'alleanza che, nelle Regioni e nei territori c'è e continua. Sappiamo fare la differenza fra livello nazionale e locale, alle politiche il percorso è tutto da ricostruire".
Intanto per il nuovo esecutivo è sempre aperta la questione dei sottosegretari da nominare. E mentre Antonio Catricalà si scambia affettuosità con il suo predecessore Gianni Letta, che parla di" squadra straordinaria di ministri eccellenti", il ministro per gli Affari europei Enzo Moavero assicura: "Sarà il presidente del Consiglio ad occuparsi di viceministri e sottosegretari".
Pd e Pdl: "Solo tecnici". Un tema, questo, su cui hanno ribadito la propria posizione le principale forze politiche. Il leader del Pd Bersani ha ripetuto la necessità di nominare figure tecniche ma che abbiano anche "una certa attitudine, magari maturata in precedenti esperienze, con il Parlamento, le commissioni, i gruppi parlamentari". Sulla stessa linea anche il capogruppo Pdl alla Camera che ha chiesto che anche sottosegretari e viceministri siano dei tecnici "perchè altrimenti si cadrebbe in una contraddizione che avrebbe anche aspetti sgradevoli".
Bersani: "Nessun veto sulla patrimoniale". Il leader Pd è tornato anche su alcuni punti nell'agenda del governo. Sulla patrimoniale, al centro del dibattito tra Pd e Pdl, il segretario dei democratici ha spiegato: "Noi in questo governo non mettiamo condizioni, ma non accettiamo neanche ne altri ne mettano: Berlusconi ha detto no alla patrimoniale. Noi non lo accettiamo. Si discute in Parlamento per capire cosa fare per salvare il Paese", ha detto Bersani. "Lo sforzo stavolta deve essere fatto da tutti: chi ha di più deve dare di più e chi è stato disturbato meno deve essere disturbato di più. E non si tratta solo di equità, altrimenti il Paese non ce la fa". Sulle pensioni, il leader Pd ha spiegato di vedere con favore "un'area di flessibilità di uscita tra 62 e i 68-70 anni, con un meccanismo di incentivi e disincentivi. Quello che si ricava deve essere destinato alla previdenza per i giovani". Per quanto riguarda il mercato del lavoro, il segretario democratico ha invitato a "non drammatizzare" il tema dell'articolo 18" perché, ha spiegato, "il 90% delle imprese non è sottoposto" ad esso. "Per disincentivare il lavoro precario bisogna far sì che un'ora di lavoro stabile costi di meno, risulti più conveniente".
La prossima riunione del Cdm è prevista per venerdì prossimo, secondo l'indicazione che giunge dal ministro per la Cooperazione internazionale e l'integrazione, Andrea Riccardi. Il ministro non ha risposto alle altre domande che gli sono state rivolte e ha ribadito la linea sullo "stile collegiale" del nuovo esecutivo "in cui parlare ha un suo senso, parlarsi e deliberare". Silenzio anche da tutti gli altri membri dell'esecutivo. "Abbiate pazienza, verranno giorni migliori", si è limitato a dire ai cronisti Piero Giarda, ministro per i Rapporti con il Parlamento, lasciando palazzo Chigi.
Lega riunita: "Non ci interessano le commissioni". Sul provvedimento varato dal neo governo, il giudizio del capogruppo leghista Marco Reguzzoni è stato molto critico: "E' l'ennesimo regalo a Roma". Stessi toni dall'ex ministro Calderoli: "Roma ha già avuto troppi soldi". Il Carroccio si è riunito nella sede di via Bellerio a Milano. Presenti al vertice, Roberto Maroni, Roberto Calderoli, Umberto Bossi, Roberto Castelli, la vicepresidente Rosi Mauro e i due capigruppo Reguzzoni e Bricolo, raggiunti in serata anche dall'ex ministro Tremonti. Al centro dell'incontro anche la questione del rinnovo delle presidenze delle commissioni. Sono cinque quelle rette da esponenti leghisti per le quali Maroni ha chiesto un passo indietro: "E' il momento della chiarezza e della coerenza, è meglio tenersi fuori da tutto, per non correre il rischio di rimanere imbrigliati". Tra i nodi da sciogliere c'era anche soprattutto quello delle commissioni di garanzia, destinate normalmente all'opposizione e quindi -in teoria -prerogativa proprio del Carroccio. Ma al termine della riunione è stato Reguzzoni a tagliare corto: "Non ci interessano le presidenze delle commissioni. Nè questa, nè altre".
Le critiche di Maroni. Alla vigilia del primo Cdm anche l'ex ministro degli Interni era intervenuto duramente contro l'esecutivo. "Le prime misure del governo Monti - aveva detto Maroni - prevedono solo tasse: così sono capaci tutti. Se è così bisogna fare opposizione dura, alla quale si prepara la Lega. Perché così c'è l'Ici, l'aumento dell'Iva, la patrimoniale, le pensioni per fare cassa: come può il Pdl votare misure del genere?". E sempre a proposito del Popolo della Libertà aveva detto: "Valuteremo se e come sarà possibile ricostruire un'alleanza che, nelle Regioni e nei territori c'è e continua. Sappiamo fare la differenza fra livello nazionale e locale, alle politiche il percorso è tutto da ricostruire".
Intanto per il nuovo esecutivo è sempre aperta la questione dei sottosegretari da nominare. E mentre Antonio Catricalà si scambia affettuosità con il suo predecessore Gianni Letta, che parla di" squadra straordinaria di ministri eccellenti", il ministro per gli Affari europei Enzo Moavero assicura: "Sarà il presidente del Consiglio ad occuparsi di viceministri e sottosegretari".
Pd e Pdl: "Solo tecnici". Un tema, questo, su cui hanno ribadito la propria posizione le principale forze politiche. Il leader del Pd Bersani ha ripetuto la necessità di nominare figure tecniche ma che abbiano anche "una certa attitudine, magari maturata in precedenti esperienze, con il Parlamento, le commissioni, i gruppi parlamentari". Sulla stessa linea anche il capogruppo Pdl alla Camera che ha chiesto che anche sottosegretari e viceministri siano dei tecnici "perchè altrimenti si cadrebbe in una contraddizione che avrebbe anche aspetti sgradevoli".
Bersani: "Nessun veto sulla patrimoniale". Il leader Pd è tornato anche su alcuni punti nell'agenda del governo. Sulla patrimoniale, al centro del dibattito tra Pd e Pdl, il segretario dei democratici ha spiegato: "Noi in questo governo non mettiamo condizioni, ma non accettiamo neanche ne altri ne mettano: Berlusconi ha detto no alla patrimoniale. Noi non lo accettiamo. Si discute in Parlamento per capire cosa fare per salvare il Paese", ha detto Bersani. "Lo sforzo stavolta deve essere fatto da tutti: chi ha di più deve dare di più e chi è stato disturbato meno deve essere disturbato di più. E non si tratta solo di equità, altrimenti il Paese non ce la fa". Sulle pensioni, il leader Pd ha spiegato di vedere con favore "un'area di flessibilità di uscita tra 62 e i 68-70 anni, con un meccanismo di incentivi e disincentivi. Quello che si ricava deve essere destinato alla previdenza per i giovani". Per quanto riguarda il mercato del lavoro, il segretario democratico ha invitato a "non drammatizzare" il tema dell'articolo 18" perché, ha spiegato, "il 90% delle imprese non è sottoposto" ad esso. "Per disincentivare il lavoro precario bisogna far sì che un'ora di lavoro stabile costi di meno, risulti più conveniente".