ROMA -"Anche le indicazioni Ue sono state utili". Quando, con al fianco il presidente Ue Barroso, Mario Monti pronuncia questa frase, chiamando "indicazioni", i vincoli che Bruxelles ci ha imposto, la sensazione di una nuova fase dei rappori tra il nostro Paese e l'Unione europea si fa chiara. Dopo anni di euroscetticismo (più o meno ostentato) del governo Berlusconi, l'esordio di Monti in veste di presidente del Consiglio a Bruxelles, spazza il campo da ogni scoria. Mettendo nel cassetto le continue gaffes del Cavaliere e facendo giustizia dell'affondo lanciato contro l'Euro poco prima della dimissioni e facendo finire in un angolo le continua stoccate della Lega contro Bruxelles. Monti, invece, è un premier che, durante la sua prima uscita ufficiale a Bruxelles, dice senza mezzi termini: "Il mio sforzo e quello del mio governo sarà da una parte quello di mettere l'Europa al centro della nostra attività di governo e di riforma dell'Italia, dall'altro di contribuire il più possibile allo sviluppo armonioso e forte dell'Ue". Ed ancora: "Tra Unione Europea ed eurozona non dovrebbero crearsi divisioni troppo nette e approfondite, perchè abbiamo forti interessi in Comune". Persino i pesanti contenuti della lettera Ue sono circoscritti e non drammatizzati: "Sono indicazioni che sono nell'interesse dell'italia e delle future generazioni di italiani".
Eccolo il presente. Il passato invece era questo. 8 febbraio 2002, le ormai famose corna di Berlusconi durante il vertice dei ministri degli esteri europei. 4 ottobre 2002, le allusioni alla relazione tra l'ex moglie del Cavaliere e il sindaco di Venezia Cacciari, il tutto sotto gli occhi di un allibito primo ministro danese Rasmussen. 18 aprile 2008, il gesto del mitra accanto a Vladimir Putin. 2 aprile 2009, durante il G20 la regina Elisabetta d'Inghilterra gradisce poco il tono di voce del premier che chiama a gran voce Barak Obama: "Ma perché deve gridare?". 4 aprile 2009, cerimonia per i 60 anni della Nato: il cancelliere tedesco Angela Merkel resta in attesa - imbarazzata - di un Berlusconi impegnato in una telefonata. Le immagini della faccia della Merkel fanno il giro del mondo. 10 giugno 2010, l'ex premier abbandona l'ex premier spagnolo Zapatero davanti ai cronisti. 23 novembre 2010, Berlusconi arriva in ritardo al vertice Nato di Lisbona: i boatos lo descrivono al telefono con il ministro Mara Carfagna che minaccia di lasciare il Pdl.
Ma non è solo una questione di forma. Nel 2003 Berlusconi attaccava così la commissione europea di Romano Prodi: "Produce troppe regole che frenano il gigante Gulliver, ovvero il sistema delle imprese. Per riuscire a mostrare la forza della sua potenza economica l' Europa deve liberarsi da lacci e lacciuoli". Passa qualche anno ma la musica non cambia: "Bloccheremo con il veto il funzionamento della Commissione Ue", minaccia il premier infuriato per le dichiarazioni del portavoce Ue Johannes Leitenberger sulla libertà di espressione come "garanzia fondamentale dell'Europa". Ad ottobre di quest'anno, nel pieno della crisi e con Bruxelles che mette fretta all'esecutivo, il Cavaliere sbotta: "Nessuno nell'Unione può autonominarsi commissario e parlare a nome di governi eletti e popoli europei": Infine l'affondo contro l'euro: "Come moneta non ha convinto nessuno, perché non è di un solo Paese ma di tanti che però non hanno un governo unitario nè una banca di riferimento e delle garanzie" (VIDEO).
Della Lega e del suo marcato euroscetticismo è storia è nota. Ben conosciuta e di vecchia data. Tanto per dire, già nel 2002, Umberto Bossi parlava di Europa "centralista e giacobina", di "tecnocrazia di pedofili", di "nuovo fascismo". Recentemente, nel pieno dell'emergenza clandestini, il ministro dell'Interno Roberto Maroni davanti ai partner europei avevano appena bocciato il permesso di soggiorno temporaneo ai tunisini era ststo chiaro: "Se l’Unione non ci aiuta tanto vale sfilarci".
La musica, adesso, sembra cambiata. E non poteva che essere per mano di chi, come Monti, fino a poco tempo fa, non faceva mistero di temere che l’Italia potesse trasformarsi da Stato fondatore in Stato affossatore dell’Unione Europea".
Eccolo il presente. Il passato invece era questo. 8 febbraio 2002, le ormai famose corna di Berlusconi durante il vertice dei ministri degli esteri europei. 4 ottobre 2002, le allusioni alla relazione tra l'ex moglie del Cavaliere e il sindaco di Venezia Cacciari, il tutto sotto gli occhi di un allibito primo ministro danese Rasmussen. 18 aprile 2008, il gesto del mitra accanto a Vladimir Putin. 2 aprile 2009, durante il G20 la regina Elisabetta d'Inghilterra gradisce poco il tono di voce del premier che chiama a gran voce Barak Obama: "Ma perché deve gridare?". 4 aprile 2009, cerimonia per i 60 anni della Nato: il cancelliere tedesco Angela Merkel resta in attesa - imbarazzata - di un Berlusconi impegnato in una telefonata. Le immagini della faccia della Merkel fanno il giro del mondo. 10 giugno 2010, l'ex premier abbandona l'ex premier spagnolo Zapatero davanti ai cronisti. 23 novembre 2010, Berlusconi arriva in ritardo al vertice Nato di Lisbona: i boatos lo descrivono al telefono con il ministro Mara Carfagna che minaccia di lasciare il Pdl.
Ma non è solo una questione di forma. Nel 2003 Berlusconi attaccava così la commissione europea di Romano Prodi: "Produce troppe regole che frenano il gigante Gulliver, ovvero il sistema delle imprese. Per riuscire a mostrare la forza della sua potenza economica l' Europa deve liberarsi da lacci e lacciuoli". Passa qualche anno ma la musica non cambia: "Bloccheremo con il veto il funzionamento della Commissione Ue", minaccia il premier infuriato per le dichiarazioni del portavoce Ue Johannes Leitenberger sulla libertà di espressione come "garanzia fondamentale dell'Europa". Ad ottobre di quest'anno, nel pieno della crisi e con Bruxelles che mette fretta all'esecutivo, il Cavaliere sbotta: "Nessuno nell'Unione può autonominarsi commissario e parlare a nome di governi eletti e popoli europei": Infine l'affondo contro l'euro: "Come moneta non ha convinto nessuno, perché non è di un solo Paese ma di tanti che però non hanno un governo unitario nè una banca di riferimento e delle garanzie" (VIDEO).
Della Lega e del suo marcato euroscetticismo è storia è nota. Ben conosciuta e di vecchia data. Tanto per dire, già nel 2002, Umberto Bossi parlava di Europa "centralista e giacobina", di "tecnocrazia di pedofili", di "nuovo fascismo". Recentemente, nel pieno dell'emergenza clandestini, il ministro dell'Interno Roberto Maroni davanti ai partner europei avevano appena bocciato il permesso di soggiorno temporaneo ai tunisini era ststo chiaro: "Se l’Unione non ci aiuta tanto vale sfilarci".
La musica, adesso, sembra cambiata. E non poteva che essere per mano di chi, come Monti, fino a poco tempo fa, non faceva mistero di temere che l’Italia potesse trasformarsi da Stato fondatore in Stato affossatore dell’Unione Europea".