Politica

Il retroscena

Il Professore avverte Bruxelles
"Così si manda a fondo l'euro"

La Commissione: "Niente deroghe sul pareggio di bilancio". Il premier conferma gli impegni presi dal governo Berlusconi ma vuole rilanciare il dibattito su proposte (eurobond, più poteri alla commissione e scorporo spese investimenti) con il duo Merkel-Sarkozy. E per i primi interventi concreti si pensa a uno slittamento sotto Natale dal nostro inviato ALBERTO D'ARGENIO

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BRUXELLES - "Così rischiano di mandare a fondo l'euro, ma comunque l'Italia non violerà mai gli impegni presi perché le regole se si cambiano, si cambiano per tutti". Il ritorno di Mario Monti in Europa non è solo segnato da un'accoglienza raramente riservata ad un neo-premier, ma anche da un giallo. Quello sul rispetto degli obiettivi di bilancio presi da Berlusconi e Tremonti nel disperato tentativo - con promesse eclatanti - di recuperare la credibilità perduta.

Monti quell'azzeramento del deficit (con benefici sul debito) entro due anni non lo mette in discussione. Ma punta ad aprire un dibattito per ottenere un cambiamento delle regole per tutti che, per quanto difficile, se passasse gioverebbe all'Italia. D'altra parte alla fine del colloquio con il Professore della Bocconi lo stesso Hermann Van Rompuy ammette con il suo staff: "Italy is back to european business". L'Italia è tornata nell'Europa che conta.

Eppure quella frase che Monti pronuncia in conferenza stampa (meno crescita, meno risanamento) a Bruxelles e nelle altre capitali fa sudare più di un leader. Monti compreso. Dopo le bilaterali nel quartiere comunitario, il premier arriva alla residenza dell'ambasciatore italiano presso la Ue, Ferdinando Nelli Feroci, per incontrare Antonio Tajani e gli eurodeputati nostrani.

Evento funestato dal continuo squillare dei cellulari del Professore e dei suoi collaboratori. Una pioggia di chiamate da mezza Europa di chi chiede chiarimenti su una notizia - l'Italia non rispetterà gli impegni - in grado di scatenare l'ira dei mercati. I presenti raccontano di un Monti impacciato nel dire al telefono (anche a qualche commissario Ue) "che c'è stato un equivoco", che non ha mai detto che non rispetterà il 2013. Due eurodeputati del Pdl si danno di gomito: "Deve ancora imparare a fare il premier".

Segue la smentita ufficiale del capo del governo che rassicura tutti. Quindi dalla Commissione invitano a "non drammatizzare" l'episodio, ma a scanso di equivoci ricordano che "per ora non ci sono ragioni per concedere deroghe ai Paesi ai quali sono stati chiesti particolari sforzi di risanamento". Hanno capito le intenzioni del nuovo premier italiano.

Primo, Monti rispetto a Berlusconi non vuole correre il rischio di essere accusato di avere nascosto la verità minimizzando la crisi. Conferma un ministro: "L'operazione credibilità passa anche per l'operazione verità, l'anno prossimo molto probabilmente non saremo a crescita piatta come dicono le ultime previsioni, ma già in piena in recessione e non vogliamo illudere nessuno". Dunque, come potrà l'Italia tagliare il deficit senza crescita?

Da qui prende un nuovo scenario che Monti avrebbe disegnato proprio alla vigilia del suo viaggio a Bruxelles e a Strasburgo dove, domani, vedrà la Merkel e Sarkozy riportando Roma nel direttorio europeo. A Barroso lo ha già accennato: o si attenua il risanamento in caso di recessione, o si tolgono dal conteggio del deficit la spesa pubblica in investimenti.

Lo dirà anche al duo Merkel-Sarkozy: "Perché dobbiamo appiattirci sul dibattito di Francia e Germania al posto di portare le nostre idee?", è il ragionamento maturato in questi giorni a Palazzo Chigi. E allora le storiche idee di Monti vengono a galla: Eurobond, più poteri alla Commissione Ue per mettere in riga gli stati inadempienti e la riapertura del dibattito vecchio quanto l'euro, ovvero lo scorporo delle spese che generano crescita dal conteggio del deficit.

Il momento per lanciare il dibattito è propizio, visto che proprio oggi Bruxelles presenta le proposte sulla nuova governance dell'euro (con tanto di Eurobond) che fino al vertice del nove dicembre infiammeranno il dibattito tra governi. È in questo contesto che Monti chiederà nuove regole "per non strozzarci da soli". Se la proposta passasse - ma nessuno si fa illusioni - permetterebbe al governo di alleggerire la manovra che si accinge a varare. Da qui la tentazione di spostare i primi interventi - il pacchetto per il risanamento con Ici e Iva - dai primi di dicembre a ridosso di Natale.
 
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