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IL CASO

Economia, prime misure in Cdm il 5 dicembre
Bersani: "Non esiste tavolo di maggioranza"

Monti presiede un vertice interministeriale con i ministri Fornero, Passera, Moavero e Giarda. Il segretario del Pd: "Aspettiamo le proposte, noi porteremo le nostre". Sottosegretari, Casini ribadisce: "Sono espressione di un governo tecnico". Non mancano polemiche. Idv: "Gazzarra fra partiti fa perdere tempo sui provvedimenti". La Padania contro il premier: "Ci sei o ci fai?"

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ROMA - Il presidente del Consiglio Mario Monti, in veste di ministro dell'Economia, ha presieduto nel suo dicastero di via XX Settembre un vertice interministeriale per fare il punto sulle misure da varare per il risanamento e la crescita, presenti i ministri Fornero, Passera, Moavero e Giarda. Secondo fonti di Palazzo Chigi, il primo pacchetto di misure sarà presentato in un Cdm in programma il 5 dicembre. All'attenzione dell'esecutivo, provvedimenti che contemperino "crescita, equità e stabilità" ma anche, riferiscono le fonti, una riflessione sull'impatto che la possibile minore crescita del 2012 può avere sui conti. Riflessione che darà lo spunto a ulteriori approfondimenti durante l'Ecofin della settimana prossima. Le grandi riforme su fisco e pensioni - a quanto si apprende - non faranno parte di questo primo pacchetto, ci saranno solo anticipi di misure su queste materie.

La notizia giunge in serata, dopo che il presidente della Camera Gianfranco Fini aveva già assicurato che le prime misure del pacchetto economia sarebbero giunte "in settimana". Si registra anche la decisione con cui il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, fa chiarezza sulla qualità del sostegno al governo Monti. "C'e un governo di impegno nazionale e ogni forza si prende la propria assunzione di responsabilità - ha affermato il leader dei democratici -. Non esiste una maggioranza, non esiste un tavolo di maggioranza. Il Pd va quando Monti chiama per opinioni, contributi, consigli. Punto". Sulla questione dei sottosegretari le certezze di Pier Ferdinando Casini: "Partita chiusa, è tempo di occuparsi di questioni più elevate senza intralciare il governo.

Intervenendo a un congresso del Pd a Monza, Bersani ha attaccato frontalmente chi "dice che ora bisogna fare presto. Gente che non dà a Monti neanche una settimana di tempo, quando gli ultimi tre anni li ha passati in un sonno totale e non ha messo mai la sveglia....". "Noi è da tre anni che diciamo che stiamo andando nei guai", sottolinea il segretario del Pd, il governo Berlusconi "negli ultimi otto mesi non aveva fatto nulla". Ora, si è voltato pagina. "Noi - ha spiegato Bersani - siamo in attesa che il governo faccia le sue proposte. Noi porteremo le nostre, che sono già in Parlamento e non sono da buttare via se si vuole mettere nelle misure l'equità e la crescita". Secondo il segretario del Pd, il primo tema da affrontare sono i 20 miliardi di risparmi previsti dalle detrazioni fiscali e attraverso tagli, che hanno un "effetto depressivo stramicidiale oltre che ingiusto". L'obiettivo è di cercare di evitare questi elementi repressivi e "caricare - ha ribadito Bersani - sulle rendite".

Sui provvedimenti del governo per l'economia "non c'è alcuna nebbia", assicura invece Fini ai microfoni del Gr3, in riferimento a quanto scrive il Financial Times. "C'e la necessità di fare le cose bene, non soltanto di farle in fretta. E per farle bene occorre qualche giorno. Sono convinto che gia nella prossima settimana i provvedimenti saranno noti". Fini ha poi parlato delle dimissioni di Berlusconi: "Non ho elementi per giudicarle. Se Bossi ha qualche elemento in più, lo dica". "Devo dire - ha aggiunto Fini - che Berlusconi con le sue dimissioni ha aiutato l'Italia perché ha favorito il passaggio al nuovo governo. Ha capito che non poteva continuare a reggere il governo senza la maggioranza alla Camera. Era contro le leggi della fisica". Il presidente della Camera, infine, si è detto "convintissimo" che "si tornerà a votare a fine legislatura con una nuova legge elettorale, impossibile difendere quella attuale".

La convinzione di Casini riguarda invece l'ipotesi di una squadra di tutti tecnici. "La partita dei sottosegretari non è mai stata aperta. I partiti oggi devono semplicemente agevolare il governo, deve partire rapidamente l'azione di riforma per la crescita del Paese: tutto il resto sono baggianate che non possono intralciare una missione più alta". Il nodo sottosegretari, comunque, dovrebbe essere sciolto martedì, quando potrebbe esserci un consiglio dei ministri straordinario.

Per Angelino Alfano, la decisione spetta a Mario Monti ma non è un problema particolarmente urgente:  "Non mi pare che l'emergenza siano i sottosegretari, fino alla scorsa settimana l'emergenza erano gli spread e la crisi economica", ha detto il segretario del Pdl a margine di un convegno organizzato a Milano dai Riformisti Italiani e Stefania Craxi.

Il Pd sosterrà le scelte di Monti, ha assicurato il vicesegretario Enrico Letta. "Siamo d'accordo on la lista di sottosegretari e viceministri che Monti porterà in aula. Abbiamo totale fiducia nei confronti del governo e di Monti se farà le scelte giuste. Noi le sosterremo in pieno".

Assoluta fiducia al premier arriva anche da Fli per bocca di Fabio Granata, secondo cui "è fisiologico" che i sottosegretari non siano stati ancora nominati. "L'importante - ha aggiunto - è che ci siano figure capaci di fare da raccordo con il Parlamento e le commissioni".

All'attacco parte invece Roberto Calderoli, accusando Monti di aver tenuto un vertice segreto con segretari e capi di partito al fine di spartire sottosegretari e viceministri, secondo il metodo del manuale Cencelli. Altro che governo tecnico, attacca il coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord. "Se così fosse Monti presentando il proprio esecutivo come tecnico avrebbe mentito al parlamento e al paese e chi mente, evidentemente, non può fare il presidente del Consiglio", sostiene. "Niente da dire, proprio un bel governo-truffa...". E all'attacco si unisce la Padania, aprendo con un titolo a tutta pagina: "Monti, ci sei o ci fai?". Poi un affondo contro la lentezza decisionale del nuovo governo. "Quindici giorni fa avevano detto che bisognava cambiare in fretta. Per questo Napolitano ha imposto il governo dei "miracoli". Ma dopo due settimane delle misure anticrisi ancora nulla L'esecutivo dei banchieri però non ha fretta e lascia "lavorare" i mercati: il consenso del popolo su misure "impressionanti" è possibile solo col Paese sull'orlo del baratro", scrive il quotidiano del Carroccio.

Anche il leader dell'Italia dei Valori ribadisce la necessità di sottosegretari tecnici. "Guai se si verificassero spartizioni da parte dei partiti perché", dice Antonio Di Pietro, "in questo modo si avrebbe il ritorno della partitocrazia, un vero e proprio inciucio. Pd-Pdl e Terzo Polo non formerebbero una maggioranza istituzionale ma politica".

Nichi Vendola
, invece, invita a non considerare finito Silvio Berlusconi. Secondo il leader di Sel, il Cavaliere è ancora "l'azionista di maggioranza di questo governo". Berlusconi non è stato sconfitto, dice ancora Vendola, e gli italiani devono continuare la "lotta" al berlusconismo che, dice, ha profondamente cambiato l'Italia.
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