ROMA - "Entro Natale la manovra sarà legge". Lo scrive su Twitter Gianfranco Fini, il presidente della Camera assicura tempi strettissimi in Parlamento. La consapevolezza che l'Italia sia sull'orlo del baratro, e che non ci sia tempo da perdere, ha finalmente varcato le porte di Montecitorio e Palazzo Madama. Non per questo i politici rinunciano a dire la loro: la giornata di ieri è stata un susseguirsi di pensatoi ufficiali e trattative segrete.
Oggi in commissione Bilancio comincia il valzer delle audizioni: sindacati, Confindustria, Istat, Bankitalia. Quarantott'ore serrate di ascolto. Poi, entro venerdì alle 10, bisognerà consegnare gli emendamenti. E votare.
TESTO DEFINITIVO / RELAZIONE TECNICA / DOSSIER
La Lega grida: "Il decreto è incostituzionale". L'Idv Di Pietro lo definisce inaccettabile, "la solita tecnica del 'ndo cojo cojo". Anche per questo, i partiti che sostengono il governo sono consapevoli che non ci sarà spazio per grandi cambiamenti. "Non saremo noi a chiedere la fiducia sulla manovra", dice Pier Luigi Bersani, ma sa - il segretario Pd - che è quello l'unico modo per farla passare. Per questo il suo partito sta cercando un accordo con Pdl e Terzo Polo.
Nella trattativa sarebbero impegnati i capigruppo pd e pdl di Camera e Senato, Franceschini e Finocchiaro, Cicchitto e Gasparri, insieme al vicesegretario pd Enrico Letta. L'obiettivo è accordarsi su due modifiche essenziali: un aumento della soglia minima oltre la quale scatta il mancato adeguamento all'inflazione delle pensioni (ora è intorno ai 1.000 euro, i democratici vogliono arrivare almeno a 1.400) e una maggiore detrazione sull'Ici per la prima casa, magari con una franchigia per le abitazioni più piccole.
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Con l'aggiunta - forse - di qualcosa per la famiglia da concedere al terzo polo. Poche variazioni che potrebbero entrare in un maxiemendamento concordato con il governo, e blindato dalla fiducia. Il nodo però sono le risorse. Il governo accetterà modifiche solo a saldi invariati. Il Pd ha chiaro dove cercare: aumentare la tassa dell'1,5 per cento sui capitali scudati, intensificare la lotta all'evasione, ripensare a un'imposta sui grandi patrimoni.
Il Pdl pensa invece alla vendita degli immobili di Stato, ed è gelido sul resto. Dal canto suo, il governo resta scettico sull'intera operazione. "Se si toglie anche un solo mattoncino la casa può crollare", dice un ministro. E le posizioni lontane degli "alleati" non accrescono la fiducia.
VIDEO Fornero: "A saldi invariati, pronti a rivedere indicizzazione"
Del resto, si litiga all'interno degli stessi schieramenti: durante il direttivo pdl Maurizio Gasparri ha gridato "Viva il Papa" davanti alla deputata Nunzia de Girolamo, rea di proporre l'Ici sui beni commerciali della Chiesa. "Due volte viva il Papa, gli ho risposto io", racconta, anche lei via Twitter.
E si litiga, molto, sull'asta delle frequenze televisive. "La totale assenza di un intervento per mettere a gara le frequenze, che consentiva di recuperare 4,4 miliardi di euro, è incomprensibile", dice Antonio Di Pietro, che si spinge a ipotizzare un accordo Monti-Berlusconi. Pur da posizioni diverse, la stessa cosa la chiede Walter Veltroni: "Il governo dovrebbe rifare l'asta per reperire le risorse che servono a correggere la deindicizzazione delle pensioni - dice l'ex segretario pd - così si eviterebbe anche di regalare le frequenze a Rai e Mediaset".
LEGGI Asta frequenza, la protesta trasversale
Su tutto il resto, democratici e Idv sono in rotta di collisione. "Di Pietro corregga il tiro o ognuno andrà per la sua strada", dice in serata Bersani al Tg3. L'ex magistrato risponde: "Stupisce l'atteggiamento intimidatorio e ricattatorio dell'amico Bersani, lontano anni luce dal paese reale che soffre".
Oggi in commissione Bilancio comincia il valzer delle audizioni: sindacati, Confindustria, Istat, Bankitalia. Quarantott'ore serrate di ascolto. Poi, entro venerdì alle 10, bisognerà consegnare gli emendamenti. E votare.
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La Lega grida: "Il decreto è incostituzionale". L'Idv Di Pietro lo definisce inaccettabile, "la solita tecnica del 'ndo cojo cojo". Anche per questo, i partiti che sostengono il governo sono consapevoli che non ci sarà spazio per grandi cambiamenti. "Non saremo noi a chiedere la fiducia sulla manovra", dice Pier Luigi Bersani, ma sa - il segretario Pd - che è quello l'unico modo per farla passare. Per questo il suo partito sta cercando un accordo con Pdl e Terzo Polo.
Nella trattativa sarebbero impegnati i capigruppo pd e pdl di Camera e Senato, Franceschini e Finocchiaro, Cicchitto e Gasparri, insieme al vicesegretario pd Enrico Letta. L'obiettivo è accordarsi su due modifiche essenziali: un aumento della soglia minima oltre la quale scatta il mancato adeguamento all'inflazione delle pensioni (ora è intorno ai 1.000 euro, i democratici vogliono arrivare almeno a 1.400) e una maggiore detrazione sull'Ici per la prima casa, magari con una franchigia per le abitazioni più piccole.
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Con l'aggiunta - forse - di qualcosa per la famiglia da concedere al terzo polo. Poche variazioni che potrebbero entrare in un maxiemendamento concordato con il governo, e blindato dalla fiducia. Il nodo però sono le risorse. Il governo accetterà modifiche solo a saldi invariati. Il Pd ha chiaro dove cercare: aumentare la tassa dell'1,5 per cento sui capitali scudati, intensificare la lotta all'evasione, ripensare a un'imposta sui grandi patrimoni.
Il Pdl pensa invece alla vendita degli immobili di Stato, ed è gelido sul resto. Dal canto suo, il governo resta scettico sull'intera operazione. "Se si toglie anche un solo mattoncino la casa può crollare", dice un ministro. E le posizioni lontane degli "alleati" non accrescono la fiducia.
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Del resto, si litiga all'interno degli stessi schieramenti: durante il direttivo pdl Maurizio Gasparri ha gridato "Viva il Papa" davanti alla deputata Nunzia de Girolamo, rea di proporre l'Ici sui beni commerciali della Chiesa. "Due volte viva il Papa, gli ho risposto io", racconta, anche lei via Twitter.
E si litiga, molto, sull'asta delle frequenze televisive. "La totale assenza di un intervento per mettere a gara le frequenze, che consentiva di recuperare 4,4 miliardi di euro, è incomprensibile", dice Antonio Di Pietro, che si spinge a ipotizzare un accordo Monti-Berlusconi. Pur da posizioni diverse, la stessa cosa la chiede Walter Veltroni: "Il governo dovrebbe rifare l'asta per reperire le risorse che servono a correggere la deindicizzazione delle pensioni - dice l'ex segretario pd - così si eviterebbe anche di regalare le frequenze a Rai e Mediaset".
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Su tutto il resto, democratici e Idv sono in rotta di collisione. "Di Pietro corregga il tiro o ognuno andrà per la sua strada", dice in serata Bersani al Tg3. L'ex magistrato risponde: "Stupisce l'atteggiamento intimidatorio e ricattatorio dell'amico Bersani, lontano anni luce dal paese reale che soffre".