Politica

IL CASO

La Cgil risponde al ministro Fornero
"Sì confronto ma non toccare art. 18"

Il sindacato non apprezza la linea della titolare del welfare sulla riforma del mercato del lavoro cui il governo sta lavorando. Dubbi anche l'idea del contratto unico: "Cominci a ridurre le 46 forme di precariato", si legge su Twitter. E ancora: "Aiutare le assunzioni, non i licenziamenti"

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ROMA - Sì al confronto ma "se tutte le volte si parla dell'articolo 18 non è un merito condivisibile". Così la Cgil risponde al ministro Fornero, dopo l'invito al confronto lanciato dalla titolare del Welfare. L'articolo 18, taglia corto il segretario confederale Fulvio Fammoni, "era l'ossessione del precedente ministro del Lavoro che ha impedito qualsiasi vera riforma". 

Elsa Fornero ha annunciato in un'intervista al Corriere della Sera la riforma del mercato del lavoro a cui il governo sta lavorando e che verrà presto presentata: basta contratti precari ma basta anche con il tabù dell'articolo 18, di cui bisogna almeno discutere, scandisce il ministro del Welfare. "Io vedrei bene un contratto unico, che includa le persone oggi escluse e che però forse non tuteli più al 100% il solito segmento iperprotetto", dice il ministro.

Parole che ricevono immediato sostegno dal Terzo polo, ma anche dal Pdl. Più cauto invece il Pd che lancia un altolà proprio sulla norma dello statuto dei lavoratori che tutela dai licenziamenti. E' critico anche il leader di Idv, Antonio Di Pietro.

Ma è dalla Cgil che arriva una risposta particolarmente dura. "E' evidente che non abbiamo nessuna intenzione di rinunciare all'articolo 18 che consideriamo una norma di assoluta modernità mentre invece vorremmo discutere davvero e non per slogan di lotta alla precarietà", dice Fammoni, che nella Cgil ha la delega sul mercato del lavoro.

Oggi, aggiunge Fammoni, il governo "potrebbe e dovrebbe fare una cosa utile ed urgente: discutere di riforma degli ammortizzatori sociali, estendendo la tutela a tutti quelli che ne sono privi, e soprattutto parlare di interventi urgenti per il 2012, anno in cui la recessione farà perdere altre centinaia di migliaia di posti di Lavoro, altro che libertà di licenziamento".

E su Twitter e Facebook vengono rilanciati i commenti che trapelano dal quarto piano del sindacato di Corso Italia, freddo anche sul tema del contratto unico. "Fornero cominci col ridurre le 46 forme di precariato esistenti", si legge. E' ora "di aiutare le assunzioni non i licenziamenti". E ancora: "ministro Fornero l'articolo 18 sta in un capitolo dello Statuto intitolato della libertà sindacale". E "ci si domanda in Cgil: ma cosa pensa la Fornero dell'articolo 8" della manovra su agosto "noto come "licenziamenti facili", che deroga le leggi?". La recessione porta disoccupazione, specie per giovani e donne, continuano i commenti attribuiti alla dirigenza di Corso Italia. "Davvero facilitare i licenziamenti aiuta ad assumere? Suvvia Fornero".



 
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