ROMA - "La riforma degli ammortizzatori non potrà partire prima dell'autunno del 2013". Così il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, alle parti sociali riunite al dicastero di via Veneto per il quarto incontro sulla riforma del mercato del lavoro, dedicato in particolare al capitolo ammortizzatori sociali e politiche attive del lavoro. Un termine temporale che la leader Cgil, Susanna Camusso, ha giudicato "troppo ottimistico: non sappiamo quanto dureranno gli effetti della crisi".
Presenti al tavolo, oltre al ministro Fornero, il viceministro, Michel Martone, il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera e i leader di tutte e nove le sigle delle organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl, Uil e Ugl) e datoriali (Confindustria, Abi, Ania, Rete Imprese Italia e Alleanza delle Cooperative). Elsa Fornero ha subito fissato due nuovi incontri: giovedì 23 febbraio e giovedì 1 marzo, per parlare di flessibilità. Il ministro Fornero ha anche invitato le parti sociali a presentare "le vostre indicazioni" in tema di contratti.
L'attuale sistema degli ammortizzatori reggerà fino all'autunno del 2013 "per attutire gli effetti della crisi - ha spiegato ancora il ministro del Lavoro -. Oggi dobbiamo gestire la crisi con gli strumenti che abbiamo". La riforma degli ammortizzatori, secondo Fornero, partirà "con il riordino cassa integrazione guadagni, assicurazione per disoccupazione involontaria, rafforzamento strumenti di sostegno al reddito, riordino degli incentivi".
Il nuovo sistema sarà articolato su "due pilastri a carattere universale". Il primo: "tutela del posto di lavoro con la cassa integrazione guadagni, riportandola alla sua funzione originale, ricomprendendo in questo settore il credito, assicurazioni e il commercio sotto i 50 dipendenti". Nella cassa integrazione dovrebbero sparire alcune causali quali la cessazione di attività e il fallimento. Di fatto, non potrà essere usata la cassa integrazione straordinaria nei casi di chiusura dell'azienda, come ad esempio lo stabilimento Fiat di Termini Imerese.
Il secondo pilastro è rappresentato dalla "tutela con sistema assicurativo per indennità per disoccupazione involontaria". Lavoratori e imprese dovranno quindi contribuire contro il rischio di perdita del posto di lavoro. Il nuovo sussidio di disoccupazione dovrebbe essere unico e sostituire tutte le indennità esistenti dopo la perdita del posto di lavoro (disoccupazione ordinaria, con requisiti ridotti, mobilità, disoccupazione speciale). Sarà rafforzato e esteso a tutti i settori. Il governo valuta la possibilità di estendere tale indennità anche al settore agricolo e agli apprendisti.
L'esecutivo pensa inoltre a "incentivi" per la stabilizzazione dei contratti precari. "Vorremmo - ha detto il ministro del Lavoro, concludendo il tavolo con le parti sociali - fossero meglio organizzati" a favore di chi ha "più difficoltà a trovare occupazione" in mondo che ci sia una "convenienza" per i contratti "stabili rispetto a quelli a termine".
Perplesso il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. "E' stata una discussione molto faticosa - ha dichiarato al termine del tavolo -. Usciamo dall'incontro con molti più interrogativi che certezze. C'è ancora molto lavoro da fare". La leader sindacale ha fatto però notare che, se non è una novità che il presidente del Consiglio, Mario Monti, dica che vuole fare la riforma del mercato del lavoro entro la fine di marzo, la novità è che "usi di più la parola accordo". Durante il confronto, Camusso avrebbe fatto notare al ministro Fornero che "dire che la riforma degli ammortizzatori sociali potrà partire dall'autunno 2013 è forse troppo ottimistico. Non sappiamo quanto ancora dureranno gli effetti della crisi". La leader Cgil avrebbe quindi sottolineato come "quello delle risorse è un problema essenziale, se vogliamo costruire un sistema di ammortizzatori sociali universale servono risorse". "Continuiamo ad avere il dubbio - ha spiegato a fine incontro la Camusso - che, se non ci si mettono risorse, ci sarà una diminuzione e non un allargamento delle tutele".
Il tema delle risorse è decisivo anche per gli altri leader sindacali. "Se non viene chiarito quanti soldi abbiamo e cosa vogliamo farne, diventa tutto diventa più nebuloso - avrebbe detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, al ministro Fornero -. Mi aspetto dal governo una proposta dettagliata su questi aspetti". Al ministro, il leader della Uil, Luigi Angeletti avrebbe fatto osservare come "la riforma può funzionare solo se si risolve il nodo delle risorse e se sarà possibile attivare meccanismi per trovare un altro posto di lavoro". Angeletti avrebbe anche chiesto al governo di affrontare il problema delle "differenze territoriali nel mercato del lavoro".
Per Emma Marcegaglia, il governo deve comunque avanti sulla strada della riforma. "E' giusto sentire le parti sociali - ha dichiarato al presidente di Confindustria - non abbiamo nulla in contrario che il governo vada avanti e faccia questa riforma. Penso che il termine di fine marzo sia giusto, non siamo per dire che ci vuole più tempo". Marcegaglia ha osservato che "tutti stiamo lavorando con senso di responsabilità", ma sui punti su cui non c'è accordo tra le parti è "giusto che il governo faccia la sua proposta".
Anche Marcegaglia è sensibile al tema delle risorse: "Dal momento che si tratta di una riforma che non potrà beneficiare di fondi pubblici ma solo di una loro ricollocazione e che non dovrà prevedere aumenti di costi per le imprese occorre conoscere i numeri esatti dei lavoratori su cui l'intervento sarà esteso, su quali comparti. Altrimenti resterebbe un puro esercizio teorico".
La leader degli industriali condivide con i sindacati il dissenso sui tempi per l'operatività dei nuovi ammortizzatori vista la crisi e i suoi effetti. "Noi pensiamo che servano almeno due anni" ha spiegato la Marcegaglia, anche se per Confindustria, come per i sindacati, a sancire l'avvio dovrebbero essere altri segnalia. "Più che 18-24 mesi, bisognerebbe legare l'entrata in vigore della riforma sugli ammortizzatori a dati precisi, come la diminuzione del tasso di disoccupazione o l'aumento del tasso di occupazione".
Rimandando all'incontro del primo marzo, in cui si discuterà di flessibilità, Marcegaglia ha annunciato per i prossimi giorni un documento delle associazioni delle imprese sulla flessibilità in entrata. E ha tenuto a sottolineare che, per gli industriali, non devono aumentare i costi e la burocrazia per le imprese in merito alla cosiddetta flessibilità in entrata buona, mentre sulla flessibilità cattiva ha assicurato: "Siamo per la tolleranza zero".
Bersani: "Precarietà e lotta alla crisi le priorità". Lotta alla precarietà e uscita dalla crisi sono ai primi posti dell'elenco delle priorità di Pier Luigi Bersani. "Bisogna lottare contro la precarietà e le aziende che chiudono", ha affermato il segretario del Pd incontrando i segretari provinciali e regionali del partito. "Non si pensi che siamo usciti dall'emergenza", ha insistito Bersani, "il miglioramento deve ancora arrivare".
Fini: "Art.18 non valga per neo-assunti". Il presidente della Camera ha lanciato la sua idea di riforma del mercato del lavoro nel corso di un incontro con alcuni studenti delle scuole superiori romane a Montecitorio. "Per gli assunti c'è già l'articolo 18 e va bene - ha spiegato Fini -, per i neoassunti si può cambiare la legge. Così un'impresa può assumere a tempo indeterminato e se poi va male può licenziare senza dover sottostare all'articolo 18". Fini ritiene "miope che il dibattito attuale" si concentri solo sul licenziamento. "Bisognerebbe concentrarsi con più intensità sull'inizio della carriera", più che "discutere dell'intangibilità dell'articolo 18 sarebbe meglio parlare dell'importanza di un impiego non a termine per i ragazzi", anche se "il posto fisso" è "impensabile nel mondo di oggi".
Presenti al tavolo, oltre al ministro Fornero, il viceministro, Michel Martone, il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera e i leader di tutte e nove le sigle delle organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl, Uil e Ugl) e datoriali (Confindustria, Abi, Ania, Rete Imprese Italia e Alleanza delle Cooperative). Elsa Fornero ha subito fissato due nuovi incontri: giovedì 23 febbraio e giovedì 1 marzo, per parlare di flessibilità. Il ministro Fornero ha anche invitato le parti sociali a presentare "le vostre indicazioni" in tema di contratti.
L'attuale sistema degli ammortizzatori reggerà fino all'autunno del 2013 "per attutire gli effetti della crisi - ha spiegato ancora il ministro del Lavoro -. Oggi dobbiamo gestire la crisi con gli strumenti che abbiamo". La riforma degli ammortizzatori, secondo Fornero, partirà "con il riordino cassa integrazione guadagni, assicurazione per disoccupazione involontaria, rafforzamento strumenti di sostegno al reddito, riordino degli incentivi".
Il nuovo sistema sarà articolato su "due pilastri a carattere universale". Il primo: "tutela del posto di lavoro con la cassa integrazione guadagni, riportandola alla sua funzione originale, ricomprendendo in questo settore il credito, assicurazioni e il commercio sotto i 50 dipendenti". Nella cassa integrazione dovrebbero sparire alcune causali quali la cessazione di attività e il fallimento. Di fatto, non potrà essere usata la cassa integrazione straordinaria nei casi di chiusura dell'azienda, come ad esempio lo stabilimento Fiat di Termini Imerese.
Il secondo pilastro è rappresentato dalla "tutela con sistema assicurativo per indennità per disoccupazione involontaria". Lavoratori e imprese dovranno quindi contribuire contro il rischio di perdita del posto di lavoro. Il nuovo sussidio di disoccupazione dovrebbe essere unico e sostituire tutte le indennità esistenti dopo la perdita del posto di lavoro (disoccupazione ordinaria, con requisiti ridotti, mobilità, disoccupazione speciale). Sarà rafforzato e esteso a tutti i settori. Il governo valuta la possibilità di estendere tale indennità anche al settore agricolo e agli apprendisti.
L'esecutivo pensa inoltre a "incentivi" per la stabilizzazione dei contratti precari. "Vorremmo - ha detto il ministro del Lavoro, concludendo il tavolo con le parti sociali - fossero meglio organizzati" a favore di chi ha "più difficoltà a trovare occupazione" in mondo che ci sia una "convenienza" per i contratti "stabili rispetto a quelli a termine".
Perplesso il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. "E' stata una discussione molto faticosa - ha dichiarato al termine del tavolo -. Usciamo dall'incontro con molti più interrogativi che certezze. C'è ancora molto lavoro da fare". La leader sindacale ha fatto però notare che, se non è una novità che il presidente del Consiglio, Mario Monti, dica che vuole fare la riforma del mercato del lavoro entro la fine di marzo, la novità è che "usi di più la parola accordo". Durante il confronto, Camusso avrebbe fatto notare al ministro Fornero che "dire che la riforma degli ammortizzatori sociali potrà partire dall'autunno 2013 è forse troppo ottimistico. Non sappiamo quanto ancora dureranno gli effetti della crisi". La leader Cgil avrebbe quindi sottolineato come "quello delle risorse è un problema essenziale, se vogliamo costruire un sistema di ammortizzatori sociali universale servono risorse". "Continuiamo ad avere il dubbio - ha spiegato a fine incontro la Camusso - che, se non ci si mettono risorse, ci sarà una diminuzione e non un allargamento delle tutele".
Il tema delle risorse è decisivo anche per gli altri leader sindacali. "Se non viene chiarito quanti soldi abbiamo e cosa vogliamo farne, diventa tutto diventa più nebuloso - avrebbe detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, al ministro Fornero -. Mi aspetto dal governo una proposta dettagliata su questi aspetti". Al ministro, il leader della Uil, Luigi Angeletti avrebbe fatto osservare come "la riforma può funzionare solo se si risolve il nodo delle risorse e se sarà possibile attivare meccanismi per trovare un altro posto di lavoro". Angeletti avrebbe anche chiesto al governo di affrontare il problema delle "differenze territoriali nel mercato del lavoro".
Per Emma Marcegaglia, il governo deve comunque avanti sulla strada della riforma. "E' giusto sentire le parti sociali - ha dichiarato al presidente di Confindustria - non abbiamo nulla in contrario che il governo vada avanti e faccia questa riforma. Penso che il termine di fine marzo sia giusto, non siamo per dire che ci vuole più tempo". Marcegaglia ha osservato che "tutti stiamo lavorando con senso di responsabilità", ma sui punti su cui non c'è accordo tra le parti è "giusto che il governo faccia la sua proposta".
Anche Marcegaglia è sensibile al tema delle risorse: "Dal momento che si tratta di una riforma che non potrà beneficiare di fondi pubblici ma solo di una loro ricollocazione e che non dovrà prevedere aumenti di costi per le imprese occorre conoscere i numeri esatti dei lavoratori su cui l'intervento sarà esteso, su quali comparti. Altrimenti resterebbe un puro esercizio teorico".
La leader degli industriali condivide con i sindacati il dissenso sui tempi per l'operatività dei nuovi ammortizzatori vista la crisi e i suoi effetti. "Noi pensiamo che servano almeno due anni" ha spiegato la Marcegaglia, anche se per Confindustria, come per i sindacati, a sancire l'avvio dovrebbero essere altri segnalia. "Più che 18-24 mesi, bisognerebbe legare l'entrata in vigore della riforma sugli ammortizzatori a dati precisi, come la diminuzione del tasso di disoccupazione o l'aumento del tasso di occupazione".
Rimandando all'incontro del primo marzo, in cui si discuterà di flessibilità, Marcegaglia ha annunciato per i prossimi giorni un documento delle associazioni delle imprese sulla flessibilità in entrata. E ha tenuto a sottolineare che, per gli industriali, non devono aumentare i costi e la burocrazia per le imprese in merito alla cosiddetta flessibilità in entrata buona, mentre sulla flessibilità cattiva ha assicurato: "Siamo per la tolleranza zero".
Bersani: "Precarietà e lotta alla crisi le priorità". Lotta alla precarietà e uscita dalla crisi sono ai primi posti dell'elenco delle priorità di Pier Luigi Bersani. "Bisogna lottare contro la precarietà e le aziende che chiudono", ha affermato il segretario del Pd incontrando i segretari provinciali e regionali del partito. "Non si pensi che siamo usciti dall'emergenza", ha insistito Bersani, "il miglioramento deve ancora arrivare".
Fini: "Art.18 non valga per neo-assunti". Il presidente della Camera ha lanciato la sua idea di riforma del mercato del lavoro nel corso di un incontro con alcuni studenti delle scuole superiori romane a Montecitorio. "Per gli assunti c'è già l'articolo 18 e va bene - ha spiegato Fini -, per i neoassunti si può cambiare la legge. Così un'impresa può assumere a tempo indeterminato e se poi va male può licenziare senza dover sottostare all'articolo 18". Fini ritiene "miope che il dibattito attuale" si concentri solo sul licenziamento. "Bisognerebbe concentrarsi con più intensità sull'inizio della carriera", più che "discutere dell'intangibilità dell'articolo 18 sarebbe meglio parlare dell'importanza di un impiego non a termine per i ragazzi", anche se "il posto fisso" è "impensabile nel mondo di oggi".