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Napolitano contestato a Sassari
da pastori e movimento anti-Equitalia

Fischi e urla contro il presidente della Repubblica in visita in Sardegna. Anche ieri un gruppetto di alcune decine di persone aveva urlato contro il capo dello Stato a Cagliari. La replica: "Non rappresento le banche. Contestazioni sono sempre un fatto limitato"
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SASSARI - Nuova contestazione in Sardegna per Giorgio Napolitano, dove il presidente della Repubblica si trova per una visita di due giorni. A Sassari il corteo presidenziale è sfilato in mezzo a due piccole ali di indipendentisti sardi, attivisti del Partito Comunista dei Lavoratori e contestatori anti-Equitalia, che gli hanno urlato contro "buffone, non ti vogliamo". Tra i cartelli tenuti in alto da chi protestava, alcuni definivano il capo dello Stato "uomo delle banche", altri davano dell'"infame" al governo Monti. "Le contestazioni sono sempre un fatto abbastanza limitato - ha commentato dopo qualche ora Napolitano, rispondendo a una domanda dei giornalisti - Sono rimasto colpito dalla consapevolezza dei rappresentanti dei lavoratori delle aziende in crisi: sono molto preoccupati ma non contestano con grida più o meno futili".

Già ieri il presidente era stato fischiato da un gruppetto di persone a Cagliari. I manifestan…
SASSARI - Nuova contestazione in Sardegna per Giorgio Napolitano, dove il presidente della Repubblica si trova per una visita di due giorni. A Sassari il corteo presidenziale è sfilato in mezzo a due piccole ali di indipendentisti sardi, attivisti del Partito Comunista dei Lavoratori e contestatori anti-Equitalia, che gli hanno urlato contro "buffone, non ti vogliamo". Tra i cartelli tenuti in alto da chi protestava, alcuni definivano il capo dello Stato "uomo delle banche", altri davano dell'"infame" al governo Monti. "Le contestazioni sono sempre un fatto abbastanza limitato - ha commentato dopo qualche ora Napolitano, rispondendo a una domanda dei giornalisti - Sono rimasto colpito dalla consapevolezza dei rappresentanti dei lavoratori delle aziende in crisi: sono molto preoccupati ma non contestano con grida più o meno futili".

Già ieri il presidente era stato fischiato da un gruppetto di persone a Cagliari. I manifestanti del movimento anti-Equitalia avevano accolto con fischi e urla il suo arrivo al porto, dove aveva inaugurato un'opera dello scultore sardo Pinuccio Sciola. "Non rappresento le banche ed il grande capitale finanziario, come qualcuno umoristicamente crede e grida'", aveva replicato il presidente.

A Sassari i contestatori hanno atteso Napolitano in mattinata al suo arrivo all'auditorium. Il capo dello Stato ha fatto ingresso su viale Trieste, verso il piazzale dei Cappuccini dove ha sede il nuovo teatro che poi è stato inaugurato. L'accoglienza più rumorosa è stata della Consulta dei movimenti, che riunisce i pastori, gli anti-Equitalia, artigiani e commercianti liberi, arrivati da viale Caprera. Molte le bandiere e gli striscioni, tra cui quella del Partito comunista dei lavoratori e dell'Unione sindacale di base, che hanno distribuito volantini in cui Napolitano viene descritto come "il capo dei rinnegati". Presente anche una delegazione di Sardigna Natzione, che definisce invece il presidente come "Prefetto italiano che visita le Indie sarde". Altri contestatori reggevano cartelli con su scritto "Monti governo infame" e "servo dei banchieri".

Ai manifestanti il presidente ha risposto: "Non si tratta di opporre a situazioni critiche formule ideologiche. Bisogna pensare su basi serie nuovi progetti di sviluppo per la Sardegna". Ma "va detto a chiunque abbia voce nella protesta e nel malcontento: naturalmente sono voci legittime purché non si sconfini nell'illegalità e nella violenza" per cui "mai sono sufficienti vigilanza e richiamo".

Per Napolitano la crisi in Sardegna è sicuramente molto grave e sconta ritardi "nell'affrontare il rinnovamento e inadempienze da parte dello Stato". Il capo dello Stato ha anche parlato del problema dei giovani, la cui condizione "è la spina nel fianco del nostro Paese. Dobbiamo esserne fino in fondo consapevoli e trarne conseguenze anche per l'impegno pubblico a sostegno di ricerca, formazione e cultura". Il rappporto fra formazione e lavoro va sicuramente rivisto, e se ne devono occupare Parlamento e governo, ha aggiunto.

Ma la crisi, ha avvertito il presidente, va inserita nel contesto di un'Europa in grave difficoltà e di un mondo radicalmente cambiato. In Italia, in particolare, per il capo dello Stato la piaga principale "è la dilatazione della spesa pubblica, alla base della esplosione del nostro debito pubblico insieme alla terribile piaga della evasione fiscale". La sua riduzione è una priorità ma non deve avvenire in modo discriminato ma "con coraggio e intelligenza".
 
"L'Italia sta recuperando fiducia e credito sul piano europeo", ha detto ancora Napolitano "svolge un proprio ruolo ed ha voce in una dialettica che sembrava fino a qualche tempo fa solo fra due Paesi, Germania e Francia. Ora c'è una voce italiana, ma anche di altri, che spinge verso per una politica di sviluppo e di rilancio".