Politica

IL COMMENTO

La luce delle riforme
nel buio della politica

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DITO medio per lo "spread" e dito medio per il mercato. Dito medio per le banche e dito medio per la Tav. E infine dito medio per la politica, i partiti, la casta. La Repubblica parlamentare deve scomparire e deputati e senatori insieme con lei. Il popolo sovrano non delega ma decide direttamente con lo strumento del referendum.

L'amministrazione sarà gestita a turno dai cittadini. Se è vero che lo Stato siamo noi, applichiamo questa affermazione radicalmente: sei mesi a rotazione di servizio volontario dietro le scrivanie dei ministeri, a tutti i livelli territoriali e gerarchici previo esame di apposite commissioni di controllo scelte anch'esse dal popolo sovrano.

Vi assicuro che non sto inventando nulla, semplicemente sto descrivendo la visione della società futura auspicata da alcuni veggenti che riscuotono un discreto consenso, specie tra i giovani, ma non soltanto. Il movimento Cinque stelle di Beppe Grillo è orientato più o meno in questa direzione; i movimenti favorevoli ai "beni comuni" anche; le varie "piazze pulite" pure, Sabina Guzzanti compresa. Il grande partito dei non votanti e degli indecisi condivide e sceglie l'indifferenza, i fatti propri e non quelli degli altri.
Ma anche la falange dei corrotti e dei corruttori, anche le lobby che pullulano.

Le mafie vere e proprie no, loro sono un'altra cosa, le affiliazioni e le iniziazioni sono una cosa seria, le regole e i codici mafiosi sono fatti rispettare a colpi di lupara.

I nemici però sono comuni: lo Stato, le istituzioni, la legalità. Istituzioni e Stato debbono essere occupati oppure smantellati. In realtà queste due operazioni procedono di pari passo; fino a tre mesi fa erano entrati nella fase decisiva. Ma poi, quasi all'improvviso, quella metà del Paese che aborre questo modo di pensare e di fare ha avuto un sussulto di resistenza ed è riuscita a invertire la tendenza.

Il processo è lungo e complicato, impone un grande senso di responsabilità, comporta sacrifici per tutti, può indurre in errori e in incidenti di percorso, ma l'obiettivo è di tale importanza da mobilitare tutti coloro che hanno in mente un altro destino per l'Italia e per l'Europa. Noi siamo con loro e speriamo di farcela.

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Cominciamo dallo spread, parola ormai entrata nel vocabolario comune. Cento giorni fa quotava 550 punti, venerdì scorso è sceso a 275, si è esattamente dimezzato.
Questo significa che i tassi di interessi (il rendimento dei titoli) sono scesi dal 7 e mezzo al 4 e mezzo per cento. Scenderà ancora e ne avranno beneficio le imprese, la produzione, l'occupazione.
Questi effetti non sono immediati, ci vogliono mesi affinché le quotazioni del mercato e le aspettative che esse esprimono si trasformino in fatti concreti. Il mercato ha cambiato tendenza in cento giorni, le conseguenze sull'economia reale cominceremo a vederle nell'ultimo trimestre di quest'anno sempre che la tensione positiva non diminuisca e non vi siano incidenti di percorso.

Dopo l'amaro ma inevitabile capitolo delle pensioni, dopo le misure fiscali del "salva Italia" e dopo le liberalizzazioni, ora sulla rampa di lancio c'è la riforma del lavoro. Ad essa seguiranno a breve distanza la legge sulla corruzione e la riforma della giustizia. Nel frattempo verrà a scadenza la governance della Rai che dovrà essere rinnovata. Infine riforma fiscale e taglio delle spese inutili.

Questo è il programma, i cui tempi di attuazione, lavorando da matti, saranno completi entro l'anno; e i cui effetti concreti cominceranno a sentirsi dal 2013.

Quanto alla politica il 6 maggio andranno a votare per Comuni e Province quasi cinque milioni di elettori. La campagna elettorale per le politiche comincerà di fatto dal prossimo ottobre. Segnalo al presidente del Consiglio un errore di valutazione da lui compiuto nell'ampio discorso tenuto ieri al convegno promosso dalla Confindustria. Ha detto che il suo governo di tecnici non deve affrontare le elezioni e questo gli consente provvedimenti impopolari.

Di solito c'è molta retorica su questa parola, si esalta il pregio dei provvedimenti impopolari ma il pregio non è automatico. Se si spremono i deboli oltre la tollerabilità e proporzionalmente si risparmiano i ricchi, l'impopolarità non è un pregio ma un grave errore che, se fosse commesso, potrebbe forse non interessare i tecnici ma certamente colpirebbe i partiti che li sostengono in Parlamento.
Un altro errore - di omissione ma non meno rilevante - ci sembra di aver trovato nel discorso di Monti. Riguarda il suo incontro con Marchionne. Un governo democratico e liberale non può e non deve dire al manager di un'industria privata ciò che deve fare, ma deve chiaramente dirgli ciò che non può fare. Nella fattispecie non può ledere i diritti dei lavoratori suoi dipendenti. Quei lavoratori hanno diritto di essere rappresentati in fabbrica. Si tratta di un diritto inalienabile e non può esser impunemente calpestato. Non condivido quasi nulla della "narrazione ideologica" di Landini, ma su questo punto ha piena ragione.

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La riforma del lavoro va fatta e le linee fino a ieri esposte da Elsa Fornero sembrano meritevoli di consenso: flessibilità in entrata puntando soprattutto sul contratto di apprendistato, flessibilità in uscita quando vi siano ragioni economiche, possibile arbitrato d'un organo terzo che indaghi sull'esistenza di quelle motivazioni, ammortizzatori sociali che tutelino tutti i disoccupati senza eccezioni. Le tutele non possono essere eterne ma neppure troppo brevi, salvo quando il mercato del lavoro abbia ritrovato una dinamica accettabile. Ottima l'idea di concedere un indennizzo di quattro anni ai lavoratori con la pensione a quattro anni dalla scadenza. Non si parla più di una drastica diminuzione dei contratti "atipici" bisognerebbe invece tornare a parlarne.

Era in vista una "manutenzione" dell'articolo 18 limitata all'abolizione del reintegro obbligatorio del posto di lavoro lasciando all'apprezzamento del giudice la decisione d'un congruo indennizzo. La Cgil sembra abbia mutato la sua posizione su questa materia. Se così fosse, questo sarebbe un errore del sindacato. È comunque augurabile che l'accordo si faccia e che si ottengano due risultati: un welfare moderno e un sindacato forte e presente. Per venire incontro ai maggiori oneri contributivi che graveranno sugli artigiani e sulle piccole imprese, si riparla del pagamento ai fornitori dei loro crediti verso il Tesoro.
Questo giornale dette notizia d'un provvedimento consimile dieci giorni fa ma la cosa fu smentita. Il fatto che sia di nuovo d'attualità ne conferma la stringente necessità.

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I partiti si cominciano a preparare alle elezioni, quelle amministrative tra poco più d'un mese, quelle politiche tra poco più di un anno. Abbiamo già segnalato il problema della crescente astensione dal voto, in gran parte provocata da diffusi sentimenti di antipolitica e da altrettanto diffusa disistima verso i partiti.
Sta ad essi tentar di riconquistare il proprio ruolo di rappresentanza popolare che hanno egregiamente esercitato fino agli anni Settanta dello scorso secolo, ma che poi hanno gradualmente perduto fino ad imporre al Paese la cappa della partitocrazia e della corruttela che l'accompagnò, cui si sostituì il populismo della seconda Repubblica.

Ci stiamo timidamente affacciando alla terza, ma il percorso è ancora incerto, poche cose sembrano chiare fin d'ora. La prima è che la nuova legge elettorale avrà le caratteristiche della proporzionalità. Non esiste allo stato dei fatti un'egemonia d'una parte politica sull'altra. In tali condizioni un quadro bipolare non farebbe che accentuare la tentazione dell'astensionismo di massa, sicché la percentuale dei voti espressi rischierebbe di rappresentare solo una parte della cittadinanza. Questa situazione suggerisce la progressività dei seggi rispetto ai voti ottenuti ed esclude che si debba indicare il candidato premier sulla scheda elettorale.
Quell'indicazione - tra l'altro - ha costituito un limite di fatto alle prerogative costituzionali del presidente della Repubblica e va dunque abolito.
Si sta profilando un fenomeno del tutto nuovo: affiancare alle liste dei partiti liste civiche che forse stimolerebbero una maggiore affluenza di cittadini alle urne. Si parla di liste civiche di sindaci, di liste civiche di movimenti "indignati", di liste civiche di tecnici senza altro colore che quello della loro competenza.

Qualche esperimento di questa natura lo vedremo probabilmente già nelle prossime elezioni amministrative, ma il grosso si verificherà soprattutto alle politiche.
Molto dipenderà dalla legge elettorale, se sarà costruita su liste o su collegi uninominali e dove sarà posta la soglia di sbarramento. Ancora si naviga nel buio e così continuerà fino al voto del 6 maggio, ma dopo questo tema dovrà essere affrontato e risolto. Non è un tema da specialisti, si tratta di restituire al popolo i suoi diritti e di rafforzare gli organi costituzionali a cominciare dal Parlamento e dalle sue funzioni di controllo sul potere esecutivo, che durante la prima Repubblica furono confiscate dalle segreterie di partiti e nella seconda dal populismo berlusconiano.
Questa ricostruzione richiede tempo e tenacia e sarà il compito essenziale della prossima legislatura.
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