ROMA - Sulla riforma del mercato del lavoro la Cgil è serena, perché in Parlamento ci sono i margini per modificare alcune norme e, in particolare, quelle relative ai licenziamenti per motivi economici. Lo ha sottolineato il segretario generale, Susanna Camusso. Parole che suonano anche come una risposta alle affermazioni di Monti sulla possibilità di lasciare "se il Paese non è pronto". "Il Paese è sereno", insiste la Camusso, "perché sovrano resta il Parlamento".
Prime importanti indicazioni su quale percorso aspetta il provvedimento a Camera e Senato erano attese dal vertice di quasi due ore avvenuto oggi pomeriggio tra i leader dei partiti di maggioranza Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pierferdinando Casini. "Col tempo che avevamo, siamo riusciti a parlare soltanto di riforme", commenta alla fine Bersani negando che l'incontro abbia trattato anche il tema del lavoro. E a chi gli fa notare che anche quella del lavoro sia una riforma, il leader del Pd replica: "Sì certo è una riforma ma è una riforma da cambiare...".
"E' stato un incontro utile. Abbiamo fissato alcuni paletti sul percorso delle riforme e sui contenuti. Noi insistiamo molto sulla legge elettorale", ha sottolineato ancora Bersani.
Il capogruppo democratico Dario Franceschini ha anticipato intanto che se il disegno di legge di riforma del mercato del lavoro arriverà alla Camera, il Pd si impegna a farlo approvare, con le dovute modifiche, entro 30 giorni, assicurando così che il Pd non ha assolutamente "intenti dilatori".
Da dove il testo inizierà il suo cammino resta però ancora un'incognita. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda si è limitato a ribadire che il testo verrà presentato alle camere "dopo il ritorno del presidente Monti" dall'Asia nella serata di lunedì 2 aprile.
E che il governo si giochi molto su questa riforma lo confermano anche le parole del sottosegretario alla presidenza Catricalà, che fa eco al duro messaggio di Monti: "Siamo aperti al confronto, rispettiamo
il ruolo del Parlamento e siamo disponibili a suggerimenti. Ma non è detto che saremo disponibili ad un accordo al ribasso. Non è detto che ciò che accadrà avrà il nostro consenso. Potremmo giudicare l'accordo inaccettabile e ce ne andremmo".
Il vicepresidente della camera e presidente del Pd, Rosy Bindi, preferirebbe che "Monti mandasse un segnale rassicurante perché nessuno vuole tirare a campare. Nessuno ha intenzione di stravolgere, nessuno ha intenzione di fare il Vietnam in Parlamento. Stiamo parlando di una materia delicata, in un momento difficile e penso che le riforme strutturali non si possano fare senza tenere conto delle forze politiche e sociali del Paese, proprio perché sono strutturali".
Opposta l'intepretazione che arriva dal Pdl. Secondo Fabrizio Cicchitto "Monti non ha tutti i torti quando dice che non ha intenzione di farsi cuocere a fuoco lento. Ma è il Pd che ha la responsabilità principale di questa situazione. Infatti è sempre più evidente che Bersani vuole votare a Ottobre con questa legge elettorale ritenendo di avere con essa la vittoria in tasca: una legge elettorale giudicata pessima nelle dichiarazioni pubbliche, ma ottima sia per conquistare il potere, sia ai fini interni del Pd".
Attacco che Bersani ha liquidato come una "stupidaggine". "Non capisco da dove escano queste stupidaggini: certamente non da noi", ha precisato il leader del Pd. Quanto invece al merito della riforma, Maurizio Gasparri assicura che "il Pdl non ha alcuna intenzione di ingaggiare una guerra di religione, per noi è molto più importante la flessibilità in ingresso".
Ma sulla riforma del lavoro è tornata oggi come detto anche la segretaria della Cgil Susanna Camusso. "Crediamo che il governo abbia sbagliato a forzare, a voler chiudere la trattativa in questo modo e sarebbe meglio che si rendesse conto che non ha incontrato il consenso né nel Paese né tanto meno tra i lavoratori, quindi sarebbe meglio correggere che fare una prova di forza", ha detto.
"Abbiamo detto - ha proseguito - che chiederemo al Parlamento di intervenire sicuramente sulla reintroduzione del reintegro rispetto al tema dei licenziamenti. Ci riserviamo di vedere il ddl perché non escludiamo che altri punti possano essere suscettibili di modifiche. Per la prima volta - ha aggiunto - si interviene per contenere la precarietà, invece che allargarla. Altro è non sapere che sui singoli punti c'è una necessità di correzione".
Il leader sindacale ha poi fatto intendere che sul pacchetto di 16 ore di sciopero proclamato dalla confederazione non è pensabile, per il momento, di fare marcia indietro. "Mi pare - ha spiegato - che intorno a noi, nei luoghi di lavoro, i lavoratori stanno manifestando le opinioni. È una cosa che cresce e che continua.
L'articolo 18 ha assunto ormai "una dimensione totalmente politica e simbolica", ha detto il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti a Skytg24. "O si riesce a trovare un compromesso in Parlamento, che accolga possibilmente le nostre istanze, oppure tra un anno saremo ancora a parlare dello stesso articolo. Ma la riforma del lavoro è nata da "una trattativa incredibile", ha detto Angeletti sul dialogo con il governo anche se "per come ce l'aveva presentata la Fornero all'inizio, abbiamo portato a casa moltissimi cambiamenti positivi". Inoltre, per il leader Uil, "se tornerà un governo politico, il sindacato avrà ancora un ruolo di orientamento del consenso e sarà certamente più ascoltato".
Alla domanda se sarà possibile riprendere il cammino comune con la Cgil, Angeletti replica: "Penso proprio di sì. In questa trattativa, con accenti diversi, abbiamo avuto tutti lo stesso problema: il governo non considerava l'accordo con noi un obiettivo. Ora con il governo torneremo a parlare di cose importanti come gli esodati e la riforma fiscale. E lo faremo insieme anche alla Cgil".
Anche il leader della Cisl, Raffaele Bonanni difende la trattativa e sottolinea come con l'esecutivo "abbiamo trattato bene, abbiamo concertato, alla faccia di chi dice che la concertazione è finita", ha detto durante la commemorazione dell'economista Ezio Tarantelli. "Il governo - ha detto Bonanni - non a caso ha usato lo strumento del disegno di legge, affidandolo al Parlamento, quindi è chiaro che se ne discuterà in Parlamento".
Prime importanti indicazioni su quale percorso aspetta il provvedimento a Camera e Senato erano attese dal vertice di quasi due ore avvenuto oggi pomeriggio tra i leader dei partiti di maggioranza Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pierferdinando Casini. "Col tempo che avevamo, siamo riusciti a parlare soltanto di riforme", commenta alla fine Bersani negando che l'incontro abbia trattato anche il tema del lavoro. E a chi gli fa notare che anche quella del lavoro sia una riforma, il leader del Pd replica: "Sì certo è una riforma ma è una riforma da cambiare...".
"E' stato un incontro utile. Abbiamo fissato alcuni paletti sul percorso delle riforme e sui contenuti. Noi insistiamo molto sulla legge elettorale", ha sottolineato ancora Bersani.
Il capogruppo democratico Dario Franceschini ha anticipato intanto che se il disegno di legge di riforma del mercato del lavoro arriverà alla Camera, il Pd si impegna a farlo approvare, con le dovute modifiche, entro 30 giorni, assicurando così che il Pd non ha assolutamente "intenti dilatori".
Da dove il testo inizierà il suo cammino resta però ancora un'incognita. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda si è limitato a ribadire che il testo verrà presentato alle camere "dopo il ritorno del presidente Monti" dall'Asia nella serata di lunedì 2 aprile.
E che il governo si giochi molto su questa riforma lo confermano anche le parole del sottosegretario alla presidenza Catricalà, che fa eco al duro messaggio di Monti: "Siamo aperti al confronto, rispettiamo
il ruolo del Parlamento e siamo disponibili a suggerimenti. Ma non è detto che saremo disponibili ad un accordo al ribasso. Non è detto che ciò che accadrà avrà il nostro consenso. Potremmo giudicare l'accordo inaccettabile e ce ne andremmo".
Il vicepresidente della camera e presidente del Pd, Rosy Bindi, preferirebbe che "Monti mandasse un segnale rassicurante perché nessuno vuole tirare a campare. Nessuno ha intenzione di stravolgere, nessuno ha intenzione di fare il Vietnam in Parlamento. Stiamo parlando di una materia delicata, in un momento difficile e penso che le riforme strutturali non si possano fare senza tenere conto delle forze politiche e sociali del Paese, proprio perché sono strutturali".
Opposta l'intepretazione che arriva dal Pdl. Secondo Fabrizio Cicchitto "Monti non ha tutti i torti quando dice che non ha intenzione di farsi cuocere a fuoco lento. Ma è il Pd che ha la responsabilità principale di questa situazione. Infatti è sempre più evidente che Bersani vuole votare a Ottobre con questa legge elettorale ritenendo di avere con essa la vittoria in tasca: una legge elettorale giudicata pessima nelle dichiarazioni pubbliche, ma ottima sia per conquistare il potere, sia ai fini interni del Pd".
Attacco che Bersani ha liquidato come una "stupidaggine". "Non capisco da dove escano queste stupidaggini: certamente non da noi", ha precisato il leader del Pd. Quanto invece al merito della riforma, Maurizio Gasparri assicura che "il Pdl non ha alcuna intenzione di ingaggiare una guerra di religione, per noi è molto più importante la flessibilità in ingresso".
Ma sulla riforma del lavoro è tornata oggi come detto anche la segretaria della Cgil Susanna Camusso. "Crediamo che il governo abbia sbagliato a forzare, a voler chiudere la trattativa in questo modo e sarebbe meglio che si rendesse conto che non ha incontrato il consenso né nel Paese né tanto meno tra i lavoratori, quindi sarebbe meglio correggere che fare una prova di forza", ha detto.
"Abbiamo detto - ha proseguito - che chiederemo al Parlamento di intervenire sicuramente sulla reintroduzione del reintegro rispetto al tema dei licenziamenti. Ci riserviamo di vedere il ddl perché non escludiamo che altri punti possano essere suscettibili di modifiche. Per la prima volta - ha aggiunto - si interviene per contenere la precarietà, invece che allargarla. Altro è non sapere che sui singoli punti c'è una necessità di correzione".
Il leader sindacale ha poi fatto intendere che sul pacchetto di 16 ore di sciopero proclamato dalla confederazione non è pensabile, per il momento, di fare marcia indietro. "Mi pare - ha spiegato - che intorno a noi, nei luoghi di lavoro, i lavoratori stanno manifestando le opinioni. È una cosa che cresce e che continua.
L'articolo 18 ha assunto ormai "una dimensione totalmente politica e simbolica", ha detto il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti a Skytg24. "O si riesce a trovare un compromesso in Parlamento, che accolga possibilmente le nostre istanze, oppure tra un anno saremo ancora a parlare dello stesso articolo. Ma la riforma del lavoro è nata da "una trattativa incredibile", ha detto Angeletti sul dialogo con il governo anche se "per come ce l'aveva presentata la Fornero all'inizio, abbiamo portato a casa moltissimi cambiamenti positivi". Inoltre, per il leader Uil, "se tornerà un governo politico, il sindacato avrà ancora un ruolo di orientamento del consenso e sarà certamente più ascoltato".
Alla domanda se sarà possibile riprendere il cammino comune con la Cgil, Angeletti replica: "Penso proprio di sì. In questa trattativa, con accenti diversi, abbiamo avuto tutti lo stesso problema: il governo non considerava l'accordo con noi un obiettivo. Ora con il governo torneremo a parlare di cose importanti come gli esodati e la riforma fiscale. E lo faremo insieme anche alla Cgil".
Anche il leader della Cisl, Raffaele Bonanni difende la trattativa e sottolinea come con l'esecutivo "abbiamo trattato bene, abbiamo concertato, alla faccia di chi dice che la concertazione è finita", ha detto durante la commemorazione dell'economista Ezio Tarantelli. "Il governo - ha detto Bonanni - non a caso ha usato lo strumento del disegno di legge, affidandolo al Parlamento, quindi è chiaro che se ne discuterà in Parlamento".