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Renzo Bossi: "La mia famiglia mai preso soldi"
Napolitano: "Regole su trasparenza nei partiti"

Il delfino del Senatur replica alle accuse della magistratura sull'utilizzo per fini personali dei fondi elettorali: "Sono sereno, a ogni domanda sarà data la giusta risposta". Alfano difende il leader leghista: "Non c'entra nulla". Il capo dello Stato: "Casi gravi relativi alla gestione dei fondi attribuiti ai partiti"
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MILANO - "Sono sereno, soldi dalla Lega non ne ho mai presi" come "anche la mia famiglia". Lo ha dichiarato Renzo Bossi, figlio del leader della Lega Nord Umberto. "Non li ho presi in campagna elettorale e non li prendo adesso da consigliere", ha aggiunto il "Trota" rispondendo alle domande dei giornalisti sull'inchiesta sui fondi elettorali del Carroccio che ha portato alle dimissioni del tesoriere Francesco Belsito, indagato per appropriazione indebita. "Come tutti i miei colleghi - ha replicato Renzo Bossi - do una percentuale al movimento e come tutti mi pago il leasing della macchina e vivo in affitto. Ho fiducia nella giustizia perché so che di soldi non ne ho presi e a ogni domanda sarà data la giusta risposta".

La difesa - "Anche la mia famiglia di soldi dalla Lega non ne ha mai presi - ha proseguito Renzo Bossi - per esempio deve finire ancora di pagare la ristrutturazione della casa di Gemonio, perché…
MILANO - "Sono sereno, soldi dalla Lega non ne ho mai presi" come "anche la mia famiglia". Lo ha dichiarato Renzo Bossi, figlio del leader della Lega Nord Umberto. "Non li ho presi in campagna elettorale e non li prendo adesso da consigliere", ha aggiunto il "Trota" rispondendo alle domande dei giornalisti sull'inchiesta sui fondi elettorali del Carroccio che ha portato alle dimissioni del tesoriere Francesco Belsito, indagato per appropriazione indebita. "Come tutti i miei colleghi - ha replicato Renzo Bossi - do una percentuale al movimento e come tutti mi pago il leasing della macchina e vivo in affitto. Ho fiducia nella giustizia perché so che di soldi non ne ho presi e a ogni domanda sarà data la giusta risposta".

La difesa - "Anche la mia famiglia di soldi dalla Lega non ne ha mai presi - ha proseguito Renzo Bossi - per esempio deve finire ancora di pagare la ristrutturazione della casa di Gemonio, perché i lavori sono stati fatti quando papà era ancora in ospedale" nel 2004. Bossi Jr., consigliere regionale in Lombardia, ha difeso anche il comportamento di Belsito, negando che i bilanci del partito siano opachi. "I bilanci ci sono - ha replicato - c'e' un consiglio federale, ci sono i probiviri che hanno potere di controllo sull'amministratore della Lega. Non è che l'amministratore ha sempre fatto quello che voleva - ha aggiunto - , è sempre stato controllato per cui non ci sono bilanci opachi". "C'e' il consiglio federale che è a conoscenza di quelli che sono i bilanci della Lega e anche di tutti i gruppi regionali e parlamentari che la Lega ha".

Respinge tutti gli addebiti anche Riccardo, il fratello maggiore di Renzo. "Io personalmente di soldi da Belsito non ne ho mai ricevuti, mi occupo di altre questioni, sono impegnato solo nello sport e sono fuori da tutte le cose del partito. Comunque ha fatto bene a dimettersi", afferma il primogenito di Umberto a Radio 24. "Mio padre - continua - è una persona pulita, totalmente estraneo a queste storie, ci metto la mano sul fuoco e non solo la mano. E' una persona per bene che ha dedicato la sua vita interamente alla politica. Se poi persone intorno a lui si sono comportate male non lo so". "Complotto della magistratura? Sì, quello sì. E' evidente l'attacco dei giudici nei confronti della Lega, l'unico movimento che è fuori dal potere e all'opposizione. La Lega non piace all'Europa e al pensiero politico europeo", conclude Riccardo Bossi.

Gli altri accusati
. Respinge le accuse anche Rosi Mauro, senatrice del Carroccio finita al centro dell'inchiesta. "Smentisco categoricamente tutte le notizie riguardanti la sottoscritta riportate dalla stampa", afferma, precisando che "le accuse nei miei confronti e del Sinpa, il sindacato padano che ho contribuito a fondare e che mando avanti con assoluta serietà e trasparenza, sono del tutto infondate".

Tranquillo si dice pure, tramite il suo legale,  l'ex tesoriere Belsito. "Il mio assistito? E' tranquillo, anche se è molto giù. Ma non si dà per vinto in quanto è molto combattivo", spiega dichiarato l'avvocato Paolo Scovazzi: "Stiamo valutando cosa fare in base agli atti giudiziari e al comportamento del partito".

L'inchiesta e le sue ripercussioni politiche sono state oggi pomeriggio al centro di una riunione della segreteria politica della Lega. Al termine dell'incontro, al quale hanno partecipato, il coordinatore delle segreterie nazionali, Roberto Calderoli, il segretario federale, Umberto Bossi, la senatrice Rosy Mauro e Roberto Maroni, che è coordinatore della segreteria politica, è stato deciso di convocareper domani il Consiglio Federale.

Le reazioni - Intanto le accuse piovute sul partito continuano a suscitare le reazioni degli esponenti del Carroccio. La più dura è quella di Maroni: "Quello che ho letto oggi sui giornali è sconcertante. Sono accuse molto gravi che portano un attacco senza precedenti alla Lega e alla sua gloriosa storia", scrive sulla sua pagina Facebook l'ex ministro dell'Interno. "Chi ha tradito la fiducia dei militanti - avverte - deve essere cacciato, senza guardare in faccia a nessuno. La Lega è un grande movimento, patrimonio di tutti i militanti onesti. Troviamo subito in noi la forza per rinnovarci e per ripartire più forti di prima".

"Credo che Umberto Bossi non c'entri nulla in questa vicenda. Da sempre sostengo che Bossi a volte è mal consigliato, a volte invece gli vengono raccontate delle cose non vere", commenta il sindaco di Varese Attilio Fontana. "La Lega adesso - prosegue però - ha il dovere di dare risposte ai propri militanti rispetto a cosa è successo e di individuare al più presto i responsabili". L'ex ministro Roberto Castelli aggiunge: "E' stato un colpo duro, ci sono molte questioni che mi lasciano perplesso come le notizie che parlano di operazioni attribuite a noi senza che però siano stati sequestrati i documenti. Per noi deve essere un'occasione per fare chiarezza perché abbiamo la responsabilità davanti ai nostri militanti e se c'è una mela marcia deve essere espulsa".

Dopo Berlusconi, anche il segretario del Pdl, Angelino Alfano, difende Umberto Bossi: "Non credo proprio, avendo conosciuto Bossi, che abbia approfittato dei soldi della Lega - dice Alfano parlando al programma Porta a Porta - . E' sempre stato dedito alla Lega con una vocazione esistenziale. Ritengo che riuscirà a dimostrare che con questa vicenda non c'entra nulla". Di altro tenore la dichiarazione del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. "Umberto Bossi - ricorda l'ex magistrato - ha già avuto una condanna per finanziamenti illeciti nell'inchiesta Enimont, sembra archeologia giudiziaria, ma è realtà. Non ho mai creduto agli annunci 'bossiani' di Roma ladrona. Il dato preoccupante è che il Paese da un lato è unito nel chiedere legalità, ma dall'altra parte c'è una unione dell'illegalità".

Il monito di Napolitano - "Nella vita dei partiti servono regole di democraticità e trasparenza" è il monito che arriva in serata dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che sottolinea "l'esigenza di adeguate iniziative parlamentari" in tal senso. "Ferma restando l'autonomia dei procedimenti giudiziari in corso e nel rispetto dei diritti sia degli indagati sia di tutti i soggetti interessati - afferma Napolitano in una dichiarazione diffusa dal Quirinale - è doveroso rilevare che sono venuti emergendo casi diversi di notevole gravità relativi alla gestione dei fondi attribuiti dalla legge ai partiti. Ne scaturisce l'esigenza - cui non possono non essere sensibili nella loro responsabilità le forze politiche - di adeguate iniziative in sede parlamentare volte a sancire per legge regole di democraticità e trasparenza nella vita dei partiti, ai sensi dell'art. 49 della costituzione, e meccanismi corretti e misurati di finanziamento dell'attività dei partiti stessi, sempre essenziale in quanto finalizzata a 'concorrere a determinare la politica nazionale'".
 
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