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Marcegaglia: "Delusi, contratti a rischio"
Monti: "Tre mesi fa sognava riforma così"

Corrosiva replica del premier alla leader degli industriali dopo le pesanti critiche al nuovo testo della riforma del mercato del lavoro. Giudizio positivo della Cgil, ma la mobilitazione va avanti: "Manca prospettiva di crescita". Alfano: "Apporteremo modifiche e miglioramenti". Il Pd: "Cosa è cambiato dopo l'accordo?". Il ddl al Senato. Schifani: "Fare presto"
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ROMA - "Confindustria fino a tre mesi fa si sarebbe sognata una riforma del genere. Non avrebbe neppure osato sperare che il licenziamento per motivi economici diventasse in Italia come in Paesi dove c'è maggiore flessibilità. E che il ruolo del reintegro fosse limitato, come è con questa riforma, solo a casi di abuso del licenziamento per motivi economici".

Mario Monti detta, in un'intervista al Tg1, la sua replica al pesante attacco portato oggi dalla leader degli industriali, che in un'intervista al Financial Times e poi a margine di un convegno alla Camera ha espresso la profonda delusione per il nuovo testo della riforma del mercato del lavoro.

"La presidente Marcegaglia - aggiunge il premier - è rimasta perfettamente al corrente della riflessione del governo e delle parti sociali sulla riforma del lavoro. Per lei la riforma è pessima? Si prenda la responsabilità di quello che ha detto". Quanto all'ipotesi della fi…
ROMA - "Confindustria fino a tre mesi fa si sarebbe sognata una riforma del genere. Non avrebbe neppure osato sperare che il licenziamento per motivi economici diventasse in Italia come in Paesi dove c'è maggiore flessibilità. E che il ruolo del reintegro fosse limitato, come è con questa riforma, solo a casi di abuso del licenziamento per motivi economici".

Mario Monti detta, in un'intervista al Tg1, la sua replica al pesante attacco portato oggi dalla leader degli industriali, che in un'intervista al Financial Times e poi a margine di un convegno alla Camera ha espresso la profonda delusione per il nuovo testo della riforma del mercato del lavoro.

"La presidente Marcegaglia - aggiunge il premier - è rimasta perfettamente al corrente della riflessione del governo e delle parti sociali sulla riforma del lavoro. Per lei la riforma è pessima? Si prenda la responsabilità di quello che ha detto". Quanto all'ipotesi della fiducia sulla riforma, Monti dice: "Potrebbe essere utile, non sarebbe uno strumento eccezionale, vi abbiamo fatto ricorso diverse volte negli ultimi quattro mesi e mezzo". E assicura: "Il peggioramento dello spread non è legato al disegno di legge sul lavoro".

Il ddl soddisfa la Cgil, mentre il Pdl, in parallelo alla "minaccia" di Emma Marcegaglia sui contratti a rischio rinnovo, annuncia "modifiche e miglioramenti" al Senato del nuovo testo. Licenziato ieri dal governo dopo la mediazione con i partiti della maggioranza, con il ritorno della parola "reintegro" accanto alla voce "licenziamento per ragioni economiche" e il sospiro di sollievo del Pd.

Il 'day after' della diffusione del nuovo testo è l'ennesima torrida giornata nel cammino della tanto attesa riforma, con il premier Mario Monti che da Napoli aveva inizialmente speso parole di rassicurazione per tutti gli schieramenti in campo. Soprattutto per le imprese: "Reintegro solo in casi estremi e improbabili".

Camusso: "Cgil pronta alla mobilitazione". La Cgil resta pronta alla mobilitazione qualora la riforma del mercato del lavoro, durante il suo percorso in Parlamento, non manifesti "le risposte di universalità che riteniamo necessarie". Così Susanna Camusso, ospite del Tg3.

Il reintegro per i licenziamenti economici "è un primo risultato - ha commentato il segretario generale della Cgil - della mobilitazione che tanti lavoratori hanno svolto in questo periodo. Noi pensiamo, e lo proporremo anche a Cisl e Uil, che da un lato bisognerà presidiare il percorso parlamentare, anche con la mobilitazione, affinché su precarietà e ammortizzatori ci siano le risposte che riteniamo necessarie. Così come crediamo che sia insopportabile dire che questo provvedimento guarda alla crescita se non si fanno delle cose concrete, a partire dal fisco".

In merito alle dichiarazioni del premier Mario Monti, sul reintegro solo in casi "estremi e pressoché improbabili", Camusso ha aggiunto: "Considero questo argomento un auspicio: che non ci siano imprese che vogliano licenziare illegittimamente i lavoratori".

La valutazione della Cgil cambia su altri aspetti del disegno di legge: "Il ddl pomposamente definito 'riforma del lavoro in una prospettiva di crescita' contiene forse la riforma ma non la prospettiva di crescita - afferma la segreteria Cgil - e in particolare sul tema della precarietà la distanza tra il testo presentato rispetto agli annunci propagandistici del governo è evidente e rischia di arretrare i risultati ottenuti nel confronto con le organizzazioni sindacali". Inoltre, si legge in una nota, "sul tema degli ammortizzatori, l'articolazione dei fondi allontana l'idea di universalità, così come non c'è risposta inclusiva per i lavoratori discontinui".

La segreteria nazionale della Cgil conferma "la necessità di una forte iniziativa, che proporrà anche a Cisl e Uil" per "presidiare la discussione sul ddl al fine di migliorarlo a partire da precarietà e ammortizzatori; ridurre la pressione fiscale sul lavoro dipendente e i pensionati; ottenere provvedimenti per la crescita economica e la creazione di posti di lavoro". Sulla base di queste priorità il prossimo direttivo della Cgil definirà il calendario e le modalità della prosecuzione della mobilitazione. Intanto le strutture della Cgil sono impegnate nella preparazione della manifestazione del 13 aprile a contrasto degli effetti della riforma pensionistica.

No della Fiom. Diversa e più netta la posizione della Fiom che, oltre che la parte su ammortizzatori e precari, boccia anche la modifica della norma sui licenziamenti: "Il ddl - afferma la segreteria - svuota di valore l'articolo 18, in quanto il risarcimento economico diventa la regola di fronte ai licenziamenti senza giustificato motivo, rendendo il reintegro un miraggio, e non un diritto certo in capo al lavoratore, come confermato anche oggi dal premier Monti. Rimane, inoltre, ancora irrisolto il nodo dell'accesso alla pensione per tutti i lavoratori coinvolti da accordi di ristrutturazione e di crisi".

Fiom considera "necessario continuare la mobilitazione, fino allo sciopero generale già proclamato dal direttivo della Cgil, affinché il Parlamento faccia quelle necessarie modifiche che il governo non ha fatto".

Marcegaglia a FT: "Riforma? Very bad". Anche da Confindustria arriva una bocciatura senza appello al nuovo testo. In un'intervista al Financial Times, il presidente uscente Emma Marcegaglia liquida l'ultima versione della riforma come "very bad": "Pessimo, non è quello che abbiamo concordato. Sarebbe meglio non avere niente, oppure cambiarlo in Parlamento", perché "questa riforma del lavoro non è quello di cui ha bisogno il Paese".

Parlando al rapporto "generare classe dirigente" alla Camera, Marcegaglia ha rincarato: "Alla fine questa riforma non risolve il problema della flessibilità in uscita, ma soprattutto aumenta molto più di quello che ci era stato descritto la rigidità in entrata. Far costare di più i contratti a termine non esiste in nessuna parte d'Europa".

Agli industriali, ha aggiunto Marcegaglia, non piace che nel testo torni "la parola reintegro", così "l'incertezza viene affidata ai giudici. Altro tema importante è la precarietà in entrata, con norme restrittive che, se non sono rispettate, portano alla trasformazione automatica in contratto a tempo indeterminato".

Insomma, prosegue Marcegaglia, "l'accordo era diverso: prima c'era un equilibrio" tra licenziamenti e precarietà. A Monti, per il quale i reintegri saranno improbabili, la leader degli industriali fa notare che "bisogna vedere come i magistrati interpreteranno la norma, non c'è certezza, per com'è scritta la norma, che ci saranno meno reintegri".

"Molte imprese potrebbero non rinnovare contratti". Emma Marcegaglia lancia un ulteriore allarme: il mondo delle imprese è preoccupato per i riflessi che potrebbe avere la riforma del mercato del lavoro pensata dal governo e minaccia di non rinnovare i contratti per timore dei contenziosi legali. Di conseguenza, l'occupazione potrebbe calare.

"Secondo molti imprenditori - spiega a margine del convegno alla Camera - il risultato di questa riforma è che non solo non creerà nuova occupazione. Molti di loro non rinnoveranno i contratti perché hanno paura dei contenziosi. Se fai una riforma del lavoro che dovrebbe convincere le imprese ad assumere di più e poi hai tutte le imprese che dicono che sono deluse e che pensano che la riforma riduca l'occupazione, un problema c'è".

Annunciando che gli industriali faranno "di tutto" per cambiare il testo della riforma, Marcegaglia ha concluso con un tagliente giudizio sull'operato del ministro del Welfare, Elsa Fornero. "Visto che tutta la riforma era fatta per aumentare l'occupazione e per aumentare la produttività delle imprese, queste erano le due cose che il ministro Fornero ha detto il primo giorno, mi pare otteniamo gli effetti contrari sia sull'occupazione che sulla produttività".

Rete Imprese: "Inattesi peggioramenti". Rete Imprese Italia esprime forte preoccupazione per il nuovo testo del provvedimento sulla riforma del lavoro. "Appare molto diverso - si legge in una nota - e presenta peggioramenti inattesi e pesanti per le imprese del commercio, terziario, dell'artigianato e del turismo, che prevedono aggravi di costi e rigidità nella gestione delle flessibilità in entrata".

Alfano: "Imprese, testo da migliorare al Senato". "Al Senato opereremo per modifiche e miglioramenti che possano garantire nuova occupazione e che vadano incontro alle preoccupazioni manifestate dalle imprese". Così il segretario del Pdl, Angelino Alfano, dopo che, quasi assecondando gli auspici di Emma Marcegaglia, i capigruppo Cicchitto e Gasparri avevano annunciato la riproposizione in Aula delle norme sulla flessibilità non accolte nel disegno di legge del governo. "Visto che la logica originaria del provvedimento ha subito alcune manipolazioni - ha spiegato Cicchitto in una nota - al centro della nostra preoccupazione sono le modalità regolative della flessibilità in entrata".

Pd a Pdl: "Cosa è cambiato dopo accordo?". Cesare Damiano replica ad Alfano. Per il Pdl, il ddl lavoro "pochi giorni fa andava approvato a tamburo battente senza correzioni, oggi va invece sviluppata una battaglia parlamentare per conquistare 'modifiche e miglioramenti'. Non comprendiamo cosa sia successo dopo l'accordo tra i leader dei partiti che sostengono l'attuale governo e il presidente del consiglio Monti". "Per noi - prosegue Damiano - la riforma va valutata nel suo complesso e apprezziamo il prezioso passo avanti costituito dalla reintegrazione dei lavoratori anche nel caso di licenziamenti per motivi economici".

Il ddl al Senato, da martedi l'esame. Dopo il via libera del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il nuovo testo sulla riforma del mercato del lavoro è giunto nel pomeriggio a Palazzo Madama, consegnato al presidente Renato Schifani, che lo ha immediatamente assegnato alla Commissione Lavoro. L'organismo potrà convocarsi fin da martedì prossimo per l'avvio dell'esame.  Ne dà notizia un comunicato di Palazzo Madama. "Sono certo che il Parlamento farà la sua parte - ha dichiarato Schifani - occorre fare presto e occorre che il testo sia credibile, per l'Europa e soprattutto per i mercati che ci guardano. E' questa la scommessa che non possiamo perdere. Il presidente Giuliano mi ha assicurato che la Commissione inizierà a lavorarci da martedì".

Ue, plauso al governo Monti. "Il governo italiano sta dimostrando forte determinazione e impegno per affrontare la doppia sfida di consolidamento dei conti e crescita, i progressi fatti finora sono straordinari, e cruciale è ora l'adozione da parte del Parlamento della riforma del lavoro attesa da tanto". La riforma ha "l'ambizione di affrontare in modo completo rigidità e asimmetrie della legislazione sulla protezione del lavoro" e "va verso uno schema di sussidi per la disoccupazione", che "consente di trovare un equilibrio tra flessibilità in entrata e in uscita", scrive la Commissione Ue in una nota.